Volgerassi senza armatura

 Volgerassi senza armatura

Tutti in una sentenzia dicevano: «come s'armerà?» e ritornando lui sempre in su quello: «volgerassi senza armatura»

A. Manetti, Vita di Filippo di Ser Brunellesco

 

 

 

Erasmo Da rotterdam

Sito Erasmo Rotterdam

 

Certamente vi è minor peccato nell’uomo che non crede esservi Dio, che in chi lo crede crudele e volubile: così sono meno empi coloro che negano apertamente l’esistenza di Dio, piuttosto che chi lo crede inesorabile, spogliandolo di quella misericordia senza la quale i re non sono più re, ma tiranni.

E colui che, abbandonata la speranza del perdono, si getta nel baratro della disperazione, costui non solo non crede che Dio sia onnipotente, pensando che vi sia qualche peccato che Egli non possa perdonare, ma lo considera anche mendace.

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Da Erasmo da Rotterdam, La misericordia di Dio, a cura di P. Terracciano, Edizioni della Normale, Pisa

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Nella foto «Ritratto di Erasmo da Rotterdam» di Hans Holbein il Giovane (1530). Parma, Galleria Nazionale

Pablo

Quando ti parlo di «apostolato di amicizia», intendo l’amicizia «personale», abnegata, sincera: a tu per tu, da cuore a cuore.

Sito Beppe Pablo

 

 

 

San Josemaria Escrivà de Balaguer – Solco, Pescatori di Uomini, punto 191

Nella Foto: Pablo De Guillen, un grande amico, bravo a far comprendere il senso delle parole di San Josemaria

Città ed economia

Sito TitoBoeri Cittaedeconomia Editoriale

La prima cosa che ho provato tanti anni fa quando mi sono imbattuto nelle Città invisibili di Italo Calvino è un grande senso di ammirazione.

Marco Polo-Calvino era riuscito non solo ad immaginare, ma anche a costruire fino ai più piccoli dettagli e a popolare nella sua narrativa ben 55 città.

Da allora i pianificatori cinesi ne hanno costruite dieci volte tante di città dal nulla, ma senza in molti casi riuscire a popolarle. Sono città visibili, ma fantasma.

La crescita economica si associa quasi sempre a forti processi di urbanizzazione, ma l’urbanizzazione non è di per sé condizione perché ci sia crescita economica, come ci ricordano molte megalopoli del sottosviluppo.

Per molti anni si è pensato che la rivoluzione di Internet avrebbe ucciso le distanze riducendo i vantaggi dell’agglomerazione a pochi chilometri di distanza di molte attività produttive. In verità, le tecnologie dell’informazione hanno creato nuovi vantaggi localizzativi in prossimità di produttori consolidati. Il mondo non si è appiattito neanche con la globalizzazione.

Per la gioia dei ciclisti, degli sciatori e degli arrampicatori, ci sono molte salite e discese su cui cimentarsi. Il mondo economico è ancor meno piatto di quanto documentato delle mappe altimetriche dei rilievi alpini.

Vero che le nuove tecnologie della comunicazione hanno ridotto grandemente le distanze negli scambi di informazioni e nelle interazioni di mercato. Ma la geografia economica del mondo segnala una crescente concentrazione della crescita economica in relativamente poche grandi città in grado di attrarre capitale umano e di stimolare l’innovazione. Le mappe del reddito pro capite rivelano dei picchi molto acuti, spesso localizzati nei luoghi che ospitano i centri di ricerca e le università di eccellenza.
Non sono, infatti, necessariamente i vecchi centri e le vecchie periferie del dopoguerra o anche della fine del secolo scorso a eccellere.

La gerarchia economica non solo dei paesi, ma anche delle città è profondamente cambiata ed è in continua evoluzione. Ci sono molte “new entry” e molte retrocessioni nelle gerarchie urbane del mondo.

Lo studio della crescita economica e demografica di queste nuove realtà è fondamentale per capire non solo gli ingredienti che sono necessari per la crescita economica, ma anche il loro mix ottimale, le ricette che occorre applicare se si vuole stimolare la crescita. Conta la scala, la dimensione delle città, perché solo grandi mercati del lavoro possono offrire opportunità ai talenti più svariati, promuovendo l’incontro fra la domanda e l’offerta di competenze e permettendo alle cosiddette power couples, coppie di talenti, di poter realizzare i sogni di entrambi i membri della coppia.

Perché queste economie di agglomerazione si realizzino è importante che il contesto favorisca la circolazione delle idee e le reti di contatti fra individui. Ma contano tantissimo anche i cosiddetti amenity values, i fattori non strettamente economici che rendono un sito più attrattivo di un altro, che richiamano intelligenze da fuori.

C’è molta isteresi in questi processi: si mettono in moto processi virtuosi o viziosi, non appena una realtà locale decolla oppure comincia ad avvertire i primi segni di un declino. Ed è difficile arrestarli, ammesso che si voglia farlo.

Quando una città decolla, la crescita dei prezzi delle case trascina con sé anche i prezzi di molti altri beni. Accanto a grandi ricchezze si possono creare nuove povertà di persone che si vedono ridurre vertiginosamente il proprio potere d’acquisto dall’aumento del costo della vita.

I piani urbanistici, le restrizioni imposte alla densità abitativa possono accentuare questo fenomeno, mentre adeguate reti infrastrutturali possono permettere contatti tra individui anche nell’ambito di città diffuse.

Al crescere della dimensione delle città c’è comunque sempre un forte rischio di creare segregazione abitativa e marginalità sociale. Per queste ragioni, è bene che l’Europa non si trovi ulteriormente impreparata nel gestire lo shock demografico (oltre che sociale e culturale) associato all’arrivo di milioni di rifugiati dai teatri di guerra.

Ed è bene anche riflettere sul ruolo che la sharing economy, le tante piccole opportunità di lavoro autonomo create dalle grandi piattaforme che promuovono il contatto fra domanda e offerta sulla rete, possono avere nell’affrontare i problemi sociali di molte periferie urbane.

La X edizione del Festival ci ha fatto intuire quanto il contesto urbano, e l’ampiezza e la natura delle reti di relazioni che permette di sviluppare, siano importanti nel promuovere o inibire la mobilità sociale.


Questa XI edizione vuole studiare più a fondo il territorio, affrontando un’area riscoperta solo di recente dagli economisti: l’economia dello spazio, della geografia. Ospiteremo economisti, urbanisti, demografi e sociologi esperti di processi di agglomerazione. Daremo spazio a chi ha oggi o ha avuto in passato un ruolo attivo nel governo di questi territori, consapevoli che la crescita rapida o il declino di un’area pongono complessi problemi di governance, non solo a livello locale.

Tito Boeri


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Per una lettura integrale dell'articolo, cfr. http://2016.festivaleconomia.eu/editoriale

Nella Foto: Tito Boeri, Direttore scientifico Festival dell’Economia di Trento, edizione 2016.

Mohammed, un sorriso chiamato Italia

 

L’odissea del piccolo siriano accolto nel nostro Paese: ora sarà curato

LUCA GERONICO

Sito MohammedArrivato in Italia, il sorriso di Mohammed, si è illuminato di luce nuova che prova a rischiarare il futuro.

La speranza, per un ragazzino siriano di 12 anni, è una conquista che vale la pena di raccontare fino in fondo. Un sorriso accattivante, capace di offuscare anche il dolore di quella malformazione congenita alle vie urinarie, di quel ventre da sempre troppo gonfio. Per questo, averlo ora in Italia, per Support syrian childrene per la rete di associazioni che hanno condiviso il progetto, è già una vittoria dal valore inestimabile. Il primo incontro – durante una “missione” nel 2013 – con quel bambino sdraiato su un lercio tappeto di una tenda con la pancia che pare esplodere, è di quelli che non ti lasciano più dormire. E poi quella foto, divenuta subito immagine simbolo sui social network, che pare gridare per l’ipocrisia di chi poi si rassegna a un destino già segnato. Di qui la decisione di ritornare, di ricercare Mohammed Alhuseyin in quell’enorme campo profughi in Turchia, lungo il confine siriano. Un urlo nella coscienza, che diventa una sfida.

«Abbiamo girato tanto, con la foto in mano: ricordo la ricerca spasmodica di questo ragazzino di una decina di anni in territorio ostile, sconosciuto e pericoloso. E la disperazione quando cominciava a farsi buio», racconta Arianna Martini presidente diSupport syrian children. Una ricerca fino a quell’ultimo spiazzo quasi dimenticato: Mohammed, è lui. Ritrovato.

La situazione, un anno dopo, era decisamente peggiorata e tuttavia, a giudizio dellapediatra giunta anche lei fino all’ultima tenda, ancora curabile. Di certo non in un campo profughi. Un colloquio con la famiglia – i genitori e 5 fratelli – chiarisce subito le intenzioni di Support syrian children e fa partire la gara di solidarietà. Passa parola, piccole donazioni personali, la rete con altre associazioni. Un mese dopo, nel novembre del 2014, arrivano al campo i primi farmaci e i cateteri. Poi una interminabile trafila burocratica, per avvicinare Mohammed alle cure. Prima, grazie all’Internationalorganization for migration (Iom), i volontari italiani riescono ad ottenere la tessera medica per far accedere Mohammed come profugo siriano ai servizi sanitari turchi. All’ospedale più vicino, quello di Adana, gli esami mostrano un quadro clinico complicato: una insufficienza renale cronica che necessita di cure appropriate e la prevenzione in un ambiente igienico sanitario adeguato.

Occorre un intervento radicale, perché la mancanza di acqua potabile e la distanza dall’ospedale rendono incompatibile la permanenza di Mohammed al campo. Così, grazie a una nuova mobilitazione in Italia, viene individuato un appartamento di 50 metri quadri in cui poter trasferire Mohammed con tutta la famiglia. Intanto gli accertamenti, per quanto ancora approssimativi, danno una diagnosi importante: la sindrome del ventre a prugna ( prune-belly syndrome) che richiede delle cure molto specializzate e una malformazione congenita alle vie urinarie. Il seguito è una scelta obbligata, per una nuova scommessa di solidarietà: la Onlus “Fondazione Luchetta” si fa carico dell’ospitalità, un’altra Onlus locale delle spese sanitarie in Italia mentre Mohammed è preso in cura dall’ospedale pediatrico Burlo Garofolo di Trieste. Intanto la rete dei volontari si mette all’opera per avere i documenti necessari all’espatrio di Mohammed e del padre: mesi per avere prima un passaporto e poi un visto per cure mediche. Il 6 aprile il volo da Adana e il 7 aprile la prima alba in Italia, tre anni dopo il primo incontro.

Tre anni in cui, confida Arianna Martini, «non so cosa si è mosso nell’universo, quale energia ha trafitto e illuminato i nostri giorni da lì in poi». Così, nella tragedia della guerra, «un destino di morte è stato trasformato in un cammino di speranza». Gli accertamenti procedono, ma l’interrogativo di tutti, osservando il sorriso di Mohammed, è sempre lo stesso: terminate le cure, dopo un intervento chirurgico che ora pare inevitabile, come garantire in futuro cure adeguate? Si cerca altra energia, per trafiggere nuovi giorni.

Da Avvenire del 22 aprile 2016

La storia

Nel 2013 l’incontro straziante con quel bimbo dal ventre gonfio e la decisione di ritornare in Turchia per salvarlo: da allora una incredibile gara di solidarietà, ma il futuro resta incerto

Arianna Martini: «non so cosa si è mosso nell’universo, quale energia ha trafitto e illuminato i nostri giorni da lì in poi»


Dan Zadra

Sito DanZadra

 

 

Se tu e io ci scambiamo un dollaro, restiamo sempre con un dollaro ciascuno.

Se invece ci scambiamo le idee, dopo tu ne hai due e io pure.

 

Dan Zadra (nella foto) è un esperto americano di comunicazioni di massa

Dan Zadra è il fondatore e direttore editoriale di Compendio Inc. Ha scritto diversi libri premiati e best-seller, ha realizzato più di cinquanta libri citazione d'ispirazione , ed ha operato nell'ambito
della comunicazione e dle marketing come consulente per decine tra i marchi più noti del paese, tra cui numerose società Fortune 500
(tratto da: http://www.live-inspired.com/the1book/aboutAuthor.html)

Compassione

DI FRONTE AL DOLORE CHE PERCORRE I NOSTRI GIORNI

Anoressia di compassione Nuova cura dei sentimenti

Rischiamo di perdere la spinta ad agire moralmente

La nostra capacità di soffrire per le sofferenze degli altri e di gioire per i loro dolori, ha subito in pochi decenni un declino rapidissimo. La civiltà dei consumi e del confort confonde il benessere con la riduzione di ogni forma di sofferenza, dimenticando così una delle verità più profonde e antiche: che nella vita umana ci sono molte buone sofferenze, come ci sono molti cattivi piaceri. E così le tv, i nuovi totem postmoderni, ci promettono una vita più felice facendoci passare nel giro di pochi secondi dall’ultima strage in Francia all’ultimo gioco di 'pacchi', dando vita a un appiattimento degli eventi che genera un livellamento verso il basso delle nostre emozioni e dei nostri sentimenti.

L e grandi conquiste della democrazia, dei diritti e delle libertà, sono il frutto maturo di millenni di civiltà e di fede, dove abbiamo imparato a soffrire e a sdegnarci per cose nuove e diverse: per le libertà degli altri negate, per i loro diritti schiacciati, per le ingiustizie verso persone che non erano nostri parenti né amici. Senza queste nuove sofferenze non saremmo usciti dai regimi, non ci saremmo liberati dai faraoni né dalle tante forme di schiavitù e di servitù. Questo tipo di emozioni sociali sono in parte naturali, ma la loro intensità e qualità sono frutto della cultura e dell’educazione del carattere. Sentiamo naturalmente un senso di malessere quando entriamo in contatto con chi soffre attorno a noi, ma per sentire fino al punto di agire, di muoverci, di andare in loro aiuto c’è bisogno di qualcosa di più della natura. Provare disagio per una vittima che incontriamo lungo la strada è naturale, prendersene cura si chiama cultura. L’empatia è naturale, la compassione no, perché nasce dalla coltivazione, individuale e collettiva, di alcuni particolari emozioni e sentimenti più alti. Le norme sociali, ce lo ricordava già Adam Smith a metà Settecento, sono generate dalla capacità che gli esseri umani hanno sviluppato di approvare e biasimare le azioni e i sentimenti degli altri (e i propri), tramite quella facoltà che lui chiama 'simpatia'. L’equilibrio sociale è il risultato dell’ordine spontaneo della dinamica dei sentimenti, come il mercato lo è della dinamica degli interessi. Questo equilibrio dei sentimenti può però assestarsi a livelli bassi (per esempio, nelle società di banditi) o a livelli alti, quando i popoli sviluppano religioni, arte, filosofia, bellezza, pietas. Ma anche l’ordine morale 'alto' dei sentimenti, come tutte le realtà fragili perché delicate, può andare in frantumi nel far di un mattino per mancanza di cura e di accudimento.

E come accade per quasi tutte le abilità e virtù, se la compassione e lo sdegno non sono coltivati e praticati si atrofizzano, e regrediamo a stadi morali inferiori.

L’ esposizione costante alla ideologia economica e del consumo ci sta trasformando in animali sempre meno capaci di compatire e di sdegnarci: soltanto venti anni fa lo sapevamo fare molto meglio. Ci attende un mondo dove saremo sempre più capaci delle emozioni naturali e facili verso gattini e cagnolini, ma non sapremo più solidarizzare e soffrire per le povertà e per le ingiustizie attorno a noi. La globalizzazione non ha potenziato questi sentimenti, li ha frantumati e ridotti d’intensità e efficacia, rendendoci più capaci di emozioni semplici e a basso costo ma meno capaci di quelle complesse e costose, che in Occidente erano il risultato di un processo articolato, dove il cristianesimo e l’umanesimo biblico hanno svolto un ruolo fondamentale. Abbiamo imparato a sentire diversamente con l’anima osservando e meditando nelle chiese i quadri e gli affreschi del presepe, delle parabole, delle croci e delle resurrezioni, guardando le statue e le storie dei martiri e dei santi. Durante le Messe i nostri nonni non capivano tutte le parole, ma capivano molto bene il vangelo delle immagini – lo possiamo vedere ancora oggi quando i bambini vengono in chiesa, e sono molto più capaci di noi di dialogare con i dipinti e i volti attorno a loro.

S e vogliamo rispondere seriamente a questa crisi della nostra capacità di sentire e soffrire per cose grandi e alte, dobbiamo lavorare di più e diversamente con i giovani e con i bambini e le bambine di oggi, riconoscendo un ruolo speciale alla scuola, che è uno dei pochi beni pubblici globali ancora rimasti. La letteratura, l’arte e la musica sono essenziali per formare le emozioni e i sentimenti più profondi e grandi, in tutti ma soprattutto nei ragazzi e nei giovani. Le prime fiabe, La cavallina storna, Don Rodrigo, il figliol prodigo, San Martino, ci hanno donato gratuitamente le lettere con cui abbiamo scritto le prime frasi della nostra coscienza e del nostro sdegno, con cui abbiamo imparato a piangere per dolori e gioie di altri, a soffrire e a gioire per persone che non avremmo mai incontrato e che non sono mai esistite (ma più reali e veri di tanti vicini di casa). Se da giovani non si incontra almeno un poeta amante della nuda verità (Giacomo Leopardi, per esempio), da adulti non riusciamo a liberarci dalle ideologie, e ci asserviamo a qualche idolo dalle risposte semplici alle nostre domande ancora più semplici.

O ggi i nostri bambini crescono educati principalmente da tv e telefonini, in compagnia delle nuove telenovelas per ragazzi, che rappresentano sullo schermo niente più di quanto i ragazzi vivono tutti i giorni, senza alcuna capacità di far sognare e desiderare loro cose più grandi del loro cuore. Le storie televisive della mia infanzia erano il 'Pinocchio' di Collodi interpretato da Comencini e il 'Michele Strogoff' di Decourt, tratto da Jules Verne. Ho riascoltato poco tempo fa le colonne sonore di quei film e si sono improvvisamente riaccesi quei giorni e le mie prime emozioni sul bene e sul male degli altri, quando senza maestri imparai che un padre può vendere anche la sua unica giacca per far studiare un figlio, e che un contadino povero può donare il suo unico cavallo per un ideale più grande. C’ è poco da sperare in un cambiamento di rotta delle tv, pubbliche e private, sempre più nelle mani di sponsor mercanti di profitti. Ma la scuola? I governi occidentali stanno riducendo lo spazio dell’educazione artistica e umanistica, in tutte le scuole di ordine e grado. In una cultura dove le fedi e le grandi narrative collettive hanno perso spazio, se priviamo sistematicamente i giovani anche della letteratura, dell’arte, della musica alta e della poesia produrremo persone senza le passioni e i sentimenti più importanti per vivere insieme nella pace e nella libertà. Se non reagiamo a questa anoressia di compassione, i nostri figli passeranno presto per il centro di Varsavia e non sapranno più 'rivedere' il ghetto e i suoi 450mila ebrei deportati e uccisi, non sapranno più entrare in quella sinagoga e lì piangere per la vergogna. E questo sarebbe un giorno troppo triste. La capacità di compassione della sua gente è una risorsa immensa dei popoli.

Non meno preziosa del petrolio e della tecnologia. Iniziare a parlare del suo deterioramento è il primo passo per provare a ricostituire questo patrimonio in rovina.

Se vogliamo rispondere seriamente a questa crisi della nostra capacità di sentire e soffrire per cose grandi e alte, dobbiamo lavorare di più e diversamente con i giovani e con i bambini e le bambine di oggi, riconoscendo un ruolo speciale alla scuola, che è uno dei pochi beni pubblici globali ancora rimasti

Luigino Bruni

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Per la lettura integrale delll'articolo, cfr. Avvenire del 29 luglio 2016.

IES - Industria e sviluppo - Intervista Giuseppe Mazzotta

24IL RUOLO DEL GIURISTA E LA FAMIGLIA QUALE SOGGETTO ECONOMICO GENERATORE DI UN BENESSERE EQUO E SOSTENIBILE

La famiglia genera al suo interno e proietta all’esterno relazioni determinanti in molteplici ambiti della vita sociale e il professionista esercente la professione legale opportunamente può intervenire in rela­zione ad essa, stando al crocevia di competenze tecnico scientifiche, sempre crescenti, diverse ed interdi­pendenti, includendo gradualmente, mediante la comprensione delle dinamiche essenziali alle relazioni interne alla famiglia, anche il settore delle relazioni economiche, commerciali e industriali della stessa.

Avv. Giuseppe Mazzotta, in ottica di pro­gettualità familiare, alla costante ricerca di opportunità di miglioramento, ma anche indirizzata alla richiesta di consumi e alla soluzione di problemi, quale è il ruolo del giurista?

In questo intreccio di relazioni articolate su diversi soggetti, al giurista è richiesto un ap­proccio nuovo e integrato, che aiuti la famiglia operante all’interno delle relazioni economiche a muoversi in modo che ciascuno dei suoi com­ponenti possa crescere, alimentando allo stesso tempo la crescita degli altri. Per tali motivi oc­corre che la richiesta di intervento dello Studio Legale, avanzata dalla famiglia, sia essa gene­rata nel quadro di un contenzioso, interno ad essa o verso soggetti terzi, sia essa finalizzata ad ottenere dei risultati dall’impiego di risor­se, venga trattata mediante specifici strumen­ti professionali con la finalità di migliorare la qualità delle sue condizioni generali, applican­do al caso di specie lo strumento giuridico più adeguato, soprattutto in presenza di un’attività di impresa, anche industriale.

Quali sono gli strumenti in mano al profes­sionista?

Per migliorare l’assetto patrimoniale comples­sivo della famiglia si possono consigliare trust o fondi patrimoniali, soprattutto con l’obiettivo di risolvere conflitti interni o con soggetti terzi, ma anche in vista della prevenzione di essi. In Italia la piccola e media impresa ha sempre più bisogno di consulenza legale previa alle pro­prie iniziative, che tenga conto delle aspettative e delle visioni dei singoli soggetti dell’impresa stessa. Ma è altrettanto importante inquadrar­ne la richiesta in un contesto di norme in rapida evoluzione, facilmente generate da organismi spesso sovranazionali e sottoposte all’interpre­tazione di organi di giustizia, anche internazio­nali, specialmente europei.

Perché si consiglia alla famiglia, in quanto soggetto economico delle proprie attività pro­duttive, di rivolgersi al giurista?

In primis per la sua competenza giuridico normativa ma anche per aiutare ciascun com­ponente a riconoscere il proprio ruolo e le opportunità derivanti dall’investimento di un capitale economico o dall’impiego di una risor­sa. Di qui le indicazioni sulle eventuali oppor­tunità di espandere un’azienda o di rinforzarne la consistenza interna, di dislocarne in miglior modo le risorse, aumentandone il know how. A questo scopo lo Studio Legale può arrivare a proporre modelli contrattuali e modalità di in­vestimenti e di rapporto con gli operatori eco­nomici, frutto di uno studio di buone pratiche commerciali e industriali e di analisi approfon­dite delle esperienze anche di altri Paesi.

La famiglia merita, pertanto, un inquadramen­to della struttura delle relazioni socio economi­che interne e nei rapporti con i terzi, esterne ad essa, indispensabile a potenziarne il funziona­mento armonico e la crescita, prima, durante e, eventualmente, anche dopo che la legge sia intervenuta a comporne eventuali conflitti.

Intervista pubblicata da: IES - Industria e Sviluppo Quadrimestrale di informazione, opinione, economia, impresa, edito da Confindustria Firenze, Livorno, Massa Carrara, Toscana Nord, Toscana Sud.

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- 8 maggio 2014

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