«La riflessione è: così sono i Karamazov, così siamo noi» Glauco Mauri

Glauco Mauri Karamazov«NEL ’52 ero alla Pergola coi Karamazov e quella volta ero il giovane, tra giganti come Benassi, la Brignone, Santuccio. Oggi, anno 2018 per me è un bel ritorno: perché amo il Teatro della Pergola e adoro stare nel camerino numero 1. E non posso dimenticare il grande Alfonso Spadoni, direttore di un modo di fare teatro che non c’è più, che mi omaggiò con un premio: la Chiave aurea». Imperdibile spettacolo con personaggio unico, fino a domenica 3 febbraio in scena, debutta in prima nazionale alla Pergola «I Fratelli Karamazov» di Dostoevskij con il re del teatro italiano, Glauco Mauri. Con lui da 38 anni un altro ottimo inteprete, Roberto Sturno: entrambi diretti da Matteo Tarasco. Un inferno dantesco, una comédie humaine alla russa, dove bestie umane si agitano sulla scena del mondo, dove denaro, fango, sangue scorrono insieme. Un capolavoro che ci restituisce il coraggio di essere nuovamente eloquenti e profondamente umani.

Mauri, qual è il messaggio attuale di un autore immenso come Dostoevskij?

«Che non giudica mai i suoi personaggi e racconta la vita anche nei suoi aspetti più negativi con sempre una grande pietà per quell’essere meraviglioso, e a volte orrendo, che è l’essere umano. Dostoevskij è il poeta dell’animo e anche da una terribile storia riesce, comunque, a donarci bellezza e poesia».

La battuta dei Karamazov?

«‘Dio e Satana sono sempre in lotta e il loro campo di battaglia il cuore degli uomini’. Io la considero la tenera pietà del vivere dell’uomo. Dico che per approssimazione sono il simbolo della società di oggi dove anche l’amore diventa un fatto delittuoso e gli uomini non hanno più la capacità di capirsi. Mentre il segreto sarebbe parlare».

Perché riproporre un testo così?

Glauco Mauri Karamazov 02«Contiene tanti punti interrogativi, cose che mettono in agitazione e fanno pensare alla modernità. In testi come questo ritroviamo tutti gli interrogativi che servono agli uomini di oggi. La famiglia Karamazov è devastata da litigi, violenze, incomprensioni, da un odio che può giungere al delitto. Vedi i classici? Oggi come oggi appare, purtroppo, quasi un esempio di questa nostra società così incline all’incapacità di comprendersi e di aiutarsi».

E l’amore?

«Anche questo sentimento spesso viene distorto in un desiderio insensato di violenza. La riflessione è: così sono i Karamazov, così siamo noi».

Il sodalizio con Sturno?

«Insieme abbiamo questa meravigliosa responsabilità di salire sul palco e raccontare le favole. Formiamo compagnia da quasi quarant’anni, lui era un ragazzo. E’ un sodalizio non solo artistico, ma un’amicizia che dura da anni: i suoi figli sono i miei nipoti veri».

Negli anni è diventato più bello lo sa ?

(Sorride) «No che non lo so, dici? Non ci ho mai pensato nè fatto caso. Guardandomi allo specchio mi accorgo solo del tempo che passa».

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Da: La Nazione del 31 gennaio 2019, di TITTI GIULIANI FOTI.