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PRIMA ITINERA:

Vedere … guardare, osservando

Vedere … guardare, osservando.

Struttura e gerarchia in uno studio legale ma…. Soprattutto, intelligenza emotiva Le nuove figure di staff

Le law firm si riorganizzano a misura d’impresaLaw Firm Intelligenza Emotiva

Struttura e gerarchia: ruota attorno a questi due concetti l’organizzazione di uno studio legale. Impostazione necessaria se si vuol far fronte alle molteplici esigenze dell’attività.
La richiesta di efficienza non risparmia le competenze delle funzioni di staff, che stanno cambiando in numero e forma sotto la pressione della competizione e l’aumento di complessità della domanda. Molto dipende dalla tipologia di “governo” dello studio e dal ruolo assegnato al managing partner e all’assemblea dei soci. Organi cui nelle firm più grandi si affianca il comitato esecutivo e che sono composti da soci dello studio con il compito di individuare e monitorare l’applicazione della strategia, delegando l’operatività al comitato esecutivo (il governo) e al personale amministrativo.


I ruoli amministrativi

Braccio destro del managing partner è il direttore generale, talvolta chiamato Coo (Chief operating officer). La sua autonomia dipende dal “potere” del socio responsabile ed è il punto di riferimento delle figure apicali in ambito gestionale. In primis del Chief financial officer (Cfo) – figura che talvolta coincide con il Coo -, del marketing and business development manager, del responsabile Hr e di quello It.
«Si tratta di professionisti con una buona seniority che spesso arrivano da società di consulenza strutturate, come le Big four», afferma Natascia Perucchini, associate partner di Villa & Partners e specializzata in ricerche di professionisti in ambito tax e legal. «Hanno spiccate capacità di comunicazione e negoziazione, oltre che progettuale. Gli si chiede di ottimizzare i processi e sviluppare strategie in contesti con personalità molto forti. Per cui è importante abbiano un’intelligenza emotiva sviluppata».


Le competenze

Per le competenze richieste e le responsabilità affidate, il Coo ha intorno ai 50 anni, è ingegnere o economista, ha una retribuzione annua lorda che parte da 90mila euro per un’attività che lo vede a capo di tutta la logistica dello studio. Diverso il caso degli studi internazionali, ricorda Giorgia Naccarato, fondatrice e director di Footprintlegal: in genere esiste una figura globale che non ha omologhi nei singoli Paesi.
La tenuta dei conti e l’allocazione delle risorse sono materia del Cfo e del team finance che riporta direttamente al Coo. Sotto il suo coordinamento possono operare figure dedicate al recupero crediti, amministrazione, gestione per la fatturazione e allocazione delle risorse.


Il responsabile marketing e business development ha caratteristiche eterogenee e legate alle firm. Pur configurandosi come dipendente a tutti gli effetti, il Bd «in alcuni casi ha un rapporto fiduciario con il managing partner tale da essere presente sulle scelte in materia di visibilità e reputazione dello studio, non solo per lo sviluppo del business», spiega la Naccarato. Il percorso professionale è molto variabile così come il compenso che per i senior è tra gli 80 e i 110mila euro.

Un ruolo in trasformazione è quello del responsabile delle risorse umane (Hr director). Quando esiste, lavora come supporto ai soci e nella gestione di attività di formazione e recruitment, mediando le esigenze organizzative con le linee guida degli avvocati, con cui si interfaccia. Non è ancora una figura con ampia autonomia, anche se il valore del capitale umano nelle firm richiede sempre più un professionista specializzato e indipendente.


Discorso a sé per il responsabile It, settore in forte crescita nel quale le strategie sono eterogenee, trasversali ai processi interni e sperimentali. Molto del suo lavoro è legato all’implementazione e formazione nell’utilizzo di software. Ha almeno 10-15 anni d’esperienza e viene da società di settore o da studi di consulenza o legali, con profilo che va dal senior al manageriale.
Ci sono poi diverse e svariate declinazioni. I casi pratici abbondano, a partire dall’innovation manager di Linklaters (Maziar Jamnejad) al Change council di DLA Piper (organo presieduto dal global co-ceo, Simon Levine).
Da circa quattro anni gli studi legali italiani, poi, hanno percepito l’esigenza di un responsabile compliance e antiriciclaggio. «Figura che di solito si rintraccia nel mondo bancario tra chi ha ricoperto ruoli similari – spiega la Perucchini -, con una laurea in economia e commercio o in giurisprudenza. La retribuzione? Si parte da circa 60mila euro l’anno con contratto a tempo indeterminato».


Elena Pasquini

Nella gestione degli studi legali cresce lo spazio per ruoli manageriali, affidati a economisti e ingegneri:dal direttore generale al responsabile marketing e sviluppo, dalle risorse umane all’information technology

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Il Sole 24Ore – 15 APRILE 2019

L’art. 8 della CEDU e il caso Cambridge Analytica

Facebook Zuckerberg e2545a210e2c43cea75eefca42643061 18La tutela della vita privata e familiare è struttura portante della Convenzione Europea per i Diritti dell’uomo. I riflessi in Europa e in Italia del caso americano

L’art. 8 della Carta Europea dei Diritti dell’Uomo, dettata in materia di “Diritto al rispetto della vita privata e familiare” prevede che «Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza. 2. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica» fatti salvi motivi legati a sicurezza nazionale, pubblica sicurezza, benessere economico del paese, difesa dell’ordine e prevenzione dei reati, protezione della salute o della morale, protezione dei diritti e delle libertà altrui. Netta la distinzione tra il diritto individuale alla privacy, e la protezione dei dati personali, quest’ultima posta a tutela delle relazioni sociali, in primis quelle familiari. Come è noto l’art. 8 è stato spesso invocato su temi sensibilissimi della vita familiare quali, ad es., la procreazione.

Facebook cambirdge analyticaMa il recente provvedimento del 10 gennaio 2019 con il quale il Garante per la Privacy è intervenuto sul caso Cambridge Analytica rispetto ai suoi riflessi sugli utenti Facebook in Italia, offre la possibilità di un’analisi più originale della norma, in quanto, ove Facebook si adegui ad esso, quale interpretazione autentica della legge, potrebbe essere scongiurata la chiamata in giudizio del Governo Italiano.

Tutto prende inizio dalle notizie apparse, nel marzo 2018, sulla stampa nazionale ed internazionale, secondo le quali la società di ricerca Cambridge Analytica, parte del gruppo SCL–Strategic Communication Laboratories, con sede nel Regno Unito, aveva utilizzato «i dati di 87 milioni di utenti Facebook allo scopo di delineare la loro personalità mediante una profilazione di carattere psicologico». In un proprio comunicato, del 16 marzo 2018, Facebook faceva sapere di aver sospeso il dr. Aleksandr Kogan, professore di psicologia dell’Università di Cambridge, reo di aver violato le Policy della Piattaforma Facebook, avendone trasferito i dati degli utenti a Cambridge Analytica dopo che li aveva acquisiti mediante la sua app, “Thisisyourdigitallife”.

Sono stati raccolti dati determinanti a ricostruire il profilo personale e relazionale dell’utente: la data di nascita, la città di residenza, le pagine a cui l’utente aveva messo “mi piace”, la lista di amici. Inoltre, controllando proprio la fonte (il testo ella Policy in https://www.facebook.com/policy.php) Facebook dichiara: «Le informazioni che raccogliamo da questi dispositivi comprendono» tra le altre «Identificatori: identificatori univoci, ID del dispositivo e altri identificatori, come quelli provenienti da giochi, app, account usati e Family Device ID (o altri identificatori univoci per i prodotti offerti dalla aziende di Facebook associati allo stesso dispositivo o account)». Tra i prodotti offerti da Facebook c’è, ad es., WhatsApp (https://www.facebook.com/help/195227921252400?ref=dp) ove singoli e famiglie inseriscono enormi quantità i dati inerenti alla propria vita privata.

Facebook depositphotos 97696600 stock photo privacy concept family and umbrellaTutto origina, anche per il Garante, dalla funzione Facebook Login, ove gli utenti si autenticano rispetto a servizi di terzi e trasmettono i propri dati ai fornitori dei medesimi servizi. L’attivazione dell’app, sostiene Facebook, era preceduta dal consenso alla raccolta e, nella prima fase di registrazione alla piattaforma, agli utenti veniva richiesto di confermare la presa visione dell’informativa sul trattamento dei dati personali, ricordando che le informazioni potevano essere visualizzate da chiunque. Ma le cose stavano diversamente: «il consenso suddetto avveniva in modo diverso a seconda della versione della funzione “Facebook login” utilizzata. Nella “Versione.1” (…) si chiedeva all’utente di acconsentire, con un’unica spunta, alla raccolta di tutti i dati sopra indicati, senza consentirgli di scegliere singolarmente quali informazioni condividere e quali, invece, mantenere private». Nella “Versione.2” «implementata a partire» solo da «aprile 2014» si consentiva invece agli utenti «rinunciare (con modalità, dunque, opt–out) alla trasmissione di singole tipologie di dati e di scegliere (modificando un’opzione di consenso pre–flaggata) quali specifiche categorie di dati condividere con le app, così potendo accedervi senza dover necessariamente fornire tutti i dati personali di cui sopra».

Per tal motivi il Garante ha imposto il divieto a Facebook di «ulteriore trattamento, ivi compresa la conservazione, dei dati acquisiti (….) ed informazioni espresse dagli utenti, anche mediante l’azione di “condivisione”» ed ha ingiunto a «Facebook di fornire (...) adeguato riscontro, entro 30 giorni dalla ricezione del (….) provvedimento, in ordine alle misure adottate al fine di consentire il rispetto dei divieti».

Se Facebook si atterrà al divieto e darà adeguato riscontro al Garante, questa volta sarà esclusa la possibilità di un coinvolgimento dello Stato Italiano stante una legge di piene tutela degli utenti e l’applicazione ad essa data dal Garante per la Privacy.

Niente di personale (Roberto Cotroneo)

Roberto Cotroneo

Era un paese diverso, dove uno come Fellini ti telefonava la mattina, per invitarti a pranzo da Cesarina. E le parole restavano nell’aria per giorni, come l’odore delle cucine, o della salsedine. Fellini aveva una voce argentina in un corpo massiccio. Ma era leggero, sapeva mille cose, e non diceva mai niente di fuori luogo. Era delicato nella sua grandezza, ma il su sguardo ti trapassava, come quando in un duello vieni colpito dal fioretto e resti incredulo, guardando il tu petto trafitto, come fosse qualcosa che mai sarebbe potuto accadere.

(…)

Era una generazione di curiosi quella. Non si parlava di sé e dei propri pensieri

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Da Niente di personale, Roberto Cotroneo, La Nave di Teseo, 2018

Leggere molti libri (e ricordarli bene) I trucchi di Bill Gates

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L’esperto: «Il cervello va sempre stimolato Iniziate più volumi alla volta e migliorerete»

Quando si ascolta una conferenza di Bill Gates si rimane stupiti per la quantità di citazioni che inserisce nei suoi discorsi. A dimostrazione che non solo legge molti libri, ma è anche in grbillgates booksado di ricordarseli perfettamente e citarli con precisione, due aspetti non banali (a quanti è capitato di infarcire il discorso con una citazione nominando autore e opera in modo scorretto o incompleto?).

Gates ha illustrato il suo metodo: costruirsi una sorta di biblioteca mentale generale in cui contestualizzare i libri letti. Il fondatore di Microsoft dice, nello specifico, che se ci si occupa di scienza è meglio prima leggere le biografie degli scienziati e poi è più facile collocare le singole scoperte all’interno di un quadro generale e capire come si è evoluto il pensiero scientifico. Lo stesso, dice Gates, vale per la storia: il filo che lega i vari avvenimenti si dipana più facilmente se si è in grado di collegarlo ai personaggi storici e al loro contesto.

Esistono metodi per leggere molti libri senza dimenticarli appena girata l’ultima pagina? «Ci sono», spiega Paolo Borzacchiello, presidente dell’Associazione professionale nazionale programmatori neuro-linguistici, «e non hanno nulla a che vedere con le tecniche di lettura veloce». Questi sistemi si basano sui principi di funzionamento del nostro cervello. «Il cervello va continuamente stimolato per ricordare le informazioni e mantenere vivo l’interesse, altrimenti dopo pochi minuti si “annoia”: cioè leggiamo ma in breve tempo dimentichiamo ciò che abbiamo letto», prosegue Borzacchiello, che insegna queste tecniche nei suoi corsi. «Può sembrare strano, ma la cosa migliore non è leggere un libro dall’inizio alla fine e poi passare a un altro, ma leggere più libri contemporaneamente. Possiamo iniziare con 3-4 volumi, poi si può arrivare fino a dieci». Il secondo punto è legato al primo: «Va programmato in quanto tempo si vuole finire un libro. Se voglio leggere in un mese tre libri rispettivamente di 300 pagine, di 200 e di 400 pagine, so che dovrò leggere 10 pagine al giorno del primo, 6,5 del secondo e 13 del terzo. All’interno della giornata posso trovare tre momenti diversi, non molto lunghi visto le poche pagine da leggere, da dedicare ai tre libri. Così il cervello, passando da un argomento all’altro, rimane più attento perché stimolato e non sempre fisso su uno stesso libro».

Ma non basta: è il terzo passaggio, forse quello meno intuitivo, che permette di ricordare ciò che viene letto. «Il nostro cervello resta in allerta se l’obiettivo non è raggiunto. Quindi non terminiamo mai la lettura con la fine di un capitolo. Se dobbiamo leggere 10 pagine al giorno e queste coincidono con la fine di un capitolo, leggiamone solo nove, oppure 1-2 pagine del capitolo successivo. Questo permette di lasciare le informazioni assunte più a lungo nella nostra testa». Il metodo funziona? «L’ho sperimentato su di me e ho visto i risultati. Ora lo insegno e i riscontri sono ottimi. In breve tempo i libri letti raddoppiano. E si ricordano».

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Da Corriere della sera, Giovedì 14 Febbraio 2019, di Paolo Virtuani

Niente di personale (Roberto Cotroneo)

Roberto Cotroneo

Era un paese diverso, dove uno come Fellini ti telefonava la mattina, per invitarti a pranzo da Cesarina. E le parole restavano nell’aria per giorni, come l’odore delle cucine, o della salsedine. Fellini aveva una voce argentina in un corpo massiccio. Ma era leggero, sapeva mille cose, e non diceva mai niente di fuori luogo. Era delicato nella sua grandezza, ma il su sguardo ti trapassava, come quando in un duello vieni colpito dal fioretto e resti incredulo, guardando il tu petto trafitto, come fosse qualcosa che mai sarebbe potuto accadere.

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Era una generazione di curiosi quella. Non si parlava di sé e dei propri pensieri

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Da Niente di personale, Roberto Cotroneo, La Nave di Teseo, 2018

L’immunologo che sa spiegare la scienza con l’arte e il calcio

di Lello Naso

Immunologo Pesca Miracolosa DuccioAlberto Mantovani sposta le tende per impedire ai raggi del sole di filtrare sul tavolo da lavoro del suo ufficio di direttore scientifico dell’Humanitas di Rozzano, hinterland sud di Milano. «È una meraviglia», dice guardando fuori. «Il sole, il prato e gli studenti di tutte le nazionalità che socializzano come nei campus dei college americani».Immunologo Arte Scienza Calcio

Dalla finestra, sulla sinistra, si intravede l’edificio della facoltà di medicina dell’Humanitas che ospita la biblioteca, la mensa e il caffè. A destra, il centro congressi. Spingendo oltre lo sguardo, di fronte, la sagoma dell’ospedale e, in lontananza, i palazzi della prima periferia milanese. È una giornata limpida, tipica degli inverni padani con la nebbia dell’alba che si apre nella tarda mattinata. Un’atmosfera testoriana, da Nebbia al Giambellino, il quartiere di Milano in cui l’immunologo è nato e abita da sempre. «Vivo ancora intensamente il quartiere. Io e mi moglie Nicla - siamo sposati da 40 anni - facciamo parte dell’associazione di volontariato Campo Olimpia. L’altra sera abbiamo festeggiato lì, con gli amici d’infanzia, i nostri 70 anni. Ho lasciato il Giambellino solo per i periodi di studio e di lavoro fuori dall’Italia». Non pochi, per la verità.

(...)

Mantovani, incoraggiato dai due luminari («una lezione di umiltà e libertà») sviluppa una ricerca diversa e scopre che i macrofagi invece di difendere l’organismo dal cancro passano al nemico diventando «poliziotti corrotti», come li definisce lo scienziato milanese. Un cambiamento di paradigma per l’intera comunità scientifica: Mantovani dimostra che le infiammazioni, fino ad allora trascurate, possono contribuire all’insorgere e allo sviluppo dei tumori. «È stato un momento che ha segnato la mia carriera, umana e professionale. Ma all’inizio, ai convegni, mi davano del pazzo, ero totalmente controcorrente. Mi sentivo come nell’Onda di Hokusai, uno dei miei quadri preferiti. Una barca minuscola, quasi invisibile, che affronta la gigantesca muraglia d’acqua, anche con un pizzico di incoscienza».Immunologo Arte Great Wave off Kanagawa2

Mantovani ama le metafore. L’arte, una delle sue grandi passioni, ne fornisce a piacimento. «In ogni presentazione scientifica, da quelle di più alto livello a quelle divulgative, inserisco un quadro per semplificare i concetti. La Pesca miracolosa di Duccio di Boninsegna e i mosaici del museo del Bardo di Tunisi mi aiutano per spiegare la ricerca sui geni. Le cinque ballerine della Danza di Matisse sono le subunità della proteina C-reattiva. Le figure di Kandinsky mi aiutano con la sottoclassificazione delle cellule. L’Amorino dormiente di Caravaggio, il mio pittore preferito, è affetto da artrite reumatoide giovanile, una malattia sconfitta dall’immunoterapia...».

(...)

Immunologo Caravaggio sleeping cupidDa genitore non mi piaceva obbligare i miei figli a mangiare le verdure. Figuriamoci se mi piace imporre alla gente di vaccinarsi. Ma se l’Italia scende sotto il 95% di vaccinati e l’Oms la segnala cImmunologo matisse la danzaome Paese a rischio, non c’è altra strada. Non possiamo permetterci il ritorno dei morti di pertosse, è successo a Desio. Basta leggere Nemesi di Philip Roth per accorgersi che la poliomelite e il polmone d’acciaio erano una realtà nella prima metà del secolo scorso e negli Stati Uniti. Abbiamo degli obblighi morali e sociali nei confronti dei bambini malati di cancro che non possono vaccinarsi e li dobbiamo proteggere vaccinando gli altri. Anche la California, lo Stato in cui ci si può drogare liberamente, ha reso obbligatori i vaccini dopo un’epidemia da morbillo. Nell’Europa dell’Est, caduto il comunismo e finiti i programmi di vaccinazione, sono tornati i morti per difterite. Ho otto nipoti, uno l’ho vaccinato personalmente».

Ancora, non si può tacere sugli azzardi morali. «Mi ha indignato l’esperimento cinese che ha fatto nascere due gemelle con il Dna modificato. Non ne capisco l’utilità terapeutica e scientifica. Trovo aberrante aver comunicato i risultati su YouTube. Una follia. La comunità scientifica ha regole precise di validazione e pubblicazione degli esperimenti a cui tutti siamo tenuti ad attenerci. Le riviste scientifiche sono la garanzia del valore e della serietà degli esperimenti».

(...)

Quando gli si fa notare che il suo nome è stato accostato più volte al Nobel, Mantovani ricorre a un’altra delle sue metafore, sul calcio, altra sua grande passione da tifoso (interista) e praticante (da giovane era un difensore roccioso). «Vince uno scienziato all’anno, come il Pallone d’oro. Chi ha vinto ha sempre meritato, scienziati e atleti di primissimo livello. Nulla da dire. Ma i premi non sono scolpiti sulla pietra. Lo scopritore delle funzioni del timo, Jacques Miller, non ha vinto il Nobel. Paolo Maldini e Giacinto Facchetti non hanno vinto il Pallone d’oro. Ma è nella logica dei premi».

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In foto:

 

Duccio di Buoninsegna

La pesca miracolosa

Apparizione sulla sponda del Mare di Tiberìade, 1308-1311

1308-1311, tavola, 38.4 — 49.8 cm,

Museo dell’Opera Metropolitana del Duomo, Siena

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Katsushika Hokusai

La grande onda di Kanagawa

La copia conservata alla Biblioteca del Congresso degli Stai Uniti d’America

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Philip Roth

Copertina del libro Nemesi

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La Danza (La Danse) è il nome di due dipinti di Henri Matisse.

La prima versione, risalente al al 1909 (259.7x390.1 cm, olio su tela), è conservata al Musemum of Modern Art di New York, mentre l'altra, del 1910 (260x391 cm, olio su tela), è situata al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo.

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L'Amorino dormiente olio su tela

Michelangelo Merisi da Caravaggio

Databile tra il 1608 e il 1609

Conservato nella Galleria Palatina di Firenze.

La tela è firmata e datata sul retro: «M.M. di Caravaggio, Malta, 1608».

Federico Fellini. Visto da Roberto Controneo

Federico Fellini 02Era un paese diverso, dove uno come Federico Fellini ti telefonava la mattina, per invitarti a pranzo da Cesarina. E le parole restavano nell’aria per gior

ni, con l’odore delle cucine, o della salsedine. Fellini aveva una voce argentina, in un corpo massiccio. Ma era leggero, sapeva mille cose, e non diceva mai niente di fuori luogo. Era delicato nella sua grandezza, ma il suo sguardo ti trapassava, come quando in duello vieni colpito dal fioretto e resti incredulo, guardando il tuo petto trafitto, come fosse qualcosa che mai sarebbe potuto accadere.

Con Fellini di cosa dovevi stupirti se pareva saper leggere l’anima anche degli oggetti più insignificanti. Era una generazione di curiosi quella. Non si parlava di sé e dei propri pensieri. Si parlava di quello che c’era e di quello che avevi di fronte. Non elaboravi te stesso in tutte le declinazioni possibili.Federico Fellini

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Tratto da «Niente di personale» di Roberto Cotroneo

La Nave di Teseo

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- 8 maggio 2014

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