Sport luogo di storie ma, soprattutto, di valori.

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«Al pomeriggio ci portavamo in cortile per la merenda e la ricreazione. Aspettavamo con ansia quel momento per correre dietro a un pallone e per sfinirci in memorabili sfide nel campetto della colonia. Ricordo come fosse adesso quel rombo di aereo. Aevavamo ancora nelle orecchie l'incubo dei motori da guerra e quindi ci fermammo tutti con il naso per aria. Lilina Macotta la nostra assistente, ci regalò un'ipotesi emozionante: «Dev'essere l'aereo del Toro». Ricominciammo subito a correre dietro alla palla». Il Mio Toro. La mia Missione, di don Aldo Rabino (1939 - 2015) e Beppe Gandolfo (1959) Don Aldo Rabino, promessa del calcio giovanile, lascia lo sport attivo per diventare, nel 1968, sacerdote salesiano. Si dedica ai poveri dell'America Latina attraverso OASI [http://www.oasimaen.it] da lui stesso fondata e operante con 500 volontari. Dal 1971 raccoglie il testimone di don Francesco Ferraudo nell'incarico di padre spirituale del Torino FC che manterrà per tutto il resto delal sua vita. Giuseppe "Beppe" Gandolfo è nato a Torino il 19 marzo 1959. È iscritto all'Ordine dei giornalisti del Piemonte-Valle d'Aosta come professionista dal 19 febbraio 1991. Ha collaborato con Telesubalpina Torino e Avvenire. Assunto per 8 anni all'Agenzia Ansa, oggi lavora al Tg5 e ha la qualifica di corrispondente dal Piemonte e dalla Valle d'Aosta.


Il cuore (e)' il Campione

Un abbraccio con il suo campione e un sogno che diventa realtà: scendere in campo a Wembley. Bradley Lowery, tifoso e mascotte del Sunderland, 5 anni di età e malato di neuroblastoma dal 2013, è entrato domenica in campo mano nella mano con l’attaccante Jermain Defoe prima della partita tra Inghilterra e Lituania. I du

Jermain Defoe Bradley Lavery 600161

e sono 

amici veri da tempo.

Perché 1.465 giorni dopo quella doppietta a San Marino (e 1.548 dopo la prima diagnosi, alla quale nel luglio del 2016 è seguita una recidiva che non lascia speranze), Jermain e Bradley sono entrati insieme, mano nella mano, in campo a Wembley. Sono stati loro due a guidare i bianchi verso il centrocampo, per gli inni nazionali prima della sfida di qualificazione mondiale contro la Lituania.

In teoria non doveva toccare a loro, innanzitutto perché il capitano dell’Inghilterra è Joe Hart, portiere del Torino. Che però è stato ben felice di entrare per secondo. E poi perché Jermain Defoe non vestiva la maglia della nazionale da tre anni e mezzo (novembre 2013): a 34 anni, il meglio della sua carriera — gli anni al West Ham e a

l Tottenham — pareva passato. L’approdo (dopo una stagione a Toronto) al Sunderland ultimo in classifica in Premier League, sembrava l’anticamera di un’onorata e ricca pensione.

E invece, in quel di Sunderland, a Defoe sono capitate due cose. La prima: pur giocando nell’ultima in classifica, ha segnato 14 gol, gli stessi della stellina del Tottenham Dele Alli, col quale condivide il sesto posto in classifica cannonieri. La seconda: un giorno ha accompagnato alcuni compagni di squadra che andavano in ospedale a salutare Bradley, un supertifoso del Sunderland.

Non sapremo mai perché una scintilla scatta fra due esseri umani, e proprio fra quei due. Sappiamo però che, lo scorso dicembre, nell’intervallo di Sunderland-Chelsea, il piccolo Bradley entra in campo per tirare (e segnare) un rigore: a suggerirgli come è l’attaccante dei Blues Diego Costa. Ma quello che più a lungo se lo tiene in

 braccio è proprio Defoe.

Il c.t. Southgate, a sorpresa, richiama in nazionale Defoe: un giocatore che conosce bene, visto che c’era anche lui in campo, quando debuttò (nel marzo del 2004) contro la Svezia. E, davanti al suo piccolo amico (che si era portato in campo anche a Liverpool, nella trasferta contro l’Everton), Jermain segna il gol con cui l’Inghilterra si porta in vantaggio sulla Lituania, diventando il sesto goleador più anziano della nazionale inglese. Poi, dopo un’ora di gioco, esce tra gli applausi dei 77.690 spettatori. Più uno. Bradley: che stavolta, a differenza di quando è entrato in campo mano nella mano col suo migliore amico, non ci pensa proprio a mettersi le mani sulle orecchie perché il boato è troppo forte.

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Per la lettura integrale dell’articolo, cfr. Martedì 28 Marzo, 2017 – CORRIERE DELLA SERA - Il cuore grande di un campione, di Tommaso Pellizzari

LEALI VERSO I COMPAGNI, LEALI VERSO L'ARBITRO, LA SAGGEZZA DEL SAPERLO ESSERE INSIEME, QUALCOSA DI PIU' DELL'ESSERE CAPITANO

 

Sito Glik20ª giornata Serie A 2013/2014 Sassuolo-Torino

Mapei Stadium - domenica 19/01 ore 15:00, piove a dirotto, il Toro vince per 1 – 0 grazie ad un goal al 25° di Immobile che, con una discesa di circa 50 metri, palla al piede, si è presentato davanti al portiere del Sassuolo, Pegolo, e lo ha battuto con un tiro secco e potente.

L'entusiasmo è alle stelle per un'azione che, complice la pioggia, appare ai tifosi con caratteri piuttosto enfatici, ferma restando la meraviglia del potente gesto atletico di Immobile che, anche grazie a goal come questi, si giudagnerà di lì a poco un posto in Nazionale.

Fin qui l'aspetto tecnico.

Ma succede qualcosa di ancora più significativo:

al 37° una palla uscita sulla linea del corner del Toro viene contestata: un giocatore del Sassuolo si rivolge a Glik contestandogli platealmente di averla toccata lui e di vare diritto al calcio d'angolo: Glik tace, il Sassuolo aveva attaccanti temibililissimi, Berardi e Floro Flores (anch'essi oggi in nazionale), il calcio d'angolo poteva significare pareggio a pochissimi minuti dall'intervallo, ma nessuno dei componenti del gruppo arbitrale si era accorto dell'effettiva leggerisima deviazione del capitano del Toro.

Viene richiamata l'attenzione dell'arbitro che si rivolge a Glik per chiedergli dire lui se aveva toccato la palla:

Glik a questo punto ammette di averla toccata. Il calcio d'angolo, battuto al 38°, rimane senza esito e l'incontro si chiuderà sul 2 – 0 per il Toro, maturato grazie ad una successiva rete segnata al 50°da Matteo Brighi.

Glik ha taciuto, finché ha potuto, per lealtà nei confronti dei comnpagni, ma quando è stato chiamato in causa, interpellato dall'arbitro, ha detto la verità, in tal modo risultando leale e corretto anche con chi ha il compito di applicare le regole.

 

La cosa più importante è che alla partita, come in ogni altra occasione, stavo assistendo insieme a mia figlia Sofia, fine intenditrice di calcio ma soprattutto attenta osservatrice, alla quale ho potuto spiegare, grazie al gesto del Capitano, la lealtà sportiva unita alla dignità delal correttezza professionale.

Caro Kamil, dicono che sei in partenza: se sarà così i nostri migliori auguri per uno splendido futuro anche calcistico: grazie per tutto quanto hai fatto al Toro e per l'esempio che hai dato, per uno sport che, anche quando giocato al massimo livello della serie A, può conservare e trasmettere i propri contenuti educativi.

 

Nella Foto: Kamil Glik con una tifosa moooooolto speciale

 

Per la visione completa dei dati relativi alal cornaca dell'incontro cfr. http://www.sportal.it/live/serie-a/sassuolotorino-20-giornata-serie-a-20132014/611/20/#

 

Caro Mario Giordano Il TORO E' passione condivisa.

Mario Giordano

http://www.toronews.net/author/mgiordano/

Colpa del presidente?

Lavata di capo / Torna l’opinione di Mario Giordano sulle colonne di Toro News

Colpa del presidente? Se Ljajic cammina per il campo, se Iago Falque non difende, se nessuno morde, se la squadra si arrende ancora prima di combattere? Colpa del presidente se chi gioca non ha stimoli? Se quelli che entrano in campo non hanno nemmeno l’unghia del piede granata, altro che il cuore? Si può pensare quello che si vuole della squadra, possiamo dire che ci siamo illusi, che quelli che qualche mese fa sembravano dei fenomeni sono dei brocchi, che Baselli e Benassi non sono l’asse futuro di una possibile nazionale ma due imbrocchiti, possiamo pensare che Hart è già diventato un ex fenomeno, che Zappacosta e Barreca sono due scarsi, che ci vogliono altri giocatori, altri investimenti, che la campagna d’acquisti di gennaio è stata sbagliata, che Iturbe ha rubato il nostro entusiasmo e Carlao è un Ufo, possiamo essere d’accordo su tutto: ma come giustificare 11 che entrano in campo in quel modo? E che giocano in quel modo? Fossero anche i più scarsi del pianeta, io non li perdonerei. E io non li perdono.

E dunque, prima di ogni altra cosa, prima di rimettere in discussione tutto, compresa una stagione che poteva essere assai diversa, me la prendo con chi li manda in campo così. Con chi non sa trovare gli stimoli, le motivazioni, le parole giuste per tirare fuori l’anima (sempre e comunque) da chi indossa la maglia granata. E che dopo che ha visto quello scempio manco si arrabbia. Come se fosse soddisfatto. Come se fosse naturale. Come se quasi gli convenisse. Ricordo allenatori (Mondonico su tutti) che in circostanze societarie drammatiche facevano scudo con il loro corpo e, ogni caso, non s’arrendevano, non chinavano il campo. Mandavano in campo uomini con il coltello tra i denti. Oggi invece abbiamo un tecnico che manda in campo un branco di mammolette e poi è sempre pronto a scaricare la responsabilità su altri, con la complicità di giornali filo-bianconeri che giocano al tanto peggio tanto meglio sulla nostra pelle. Senza avere il coraggio di dire una cosa semplice semplice: anche 11 paracarri ieri avrebbero avuto più cuore e più forza di quei fantasmi vestiti di granata. “Cairo compra un presidente”, titolava Tuttosport. No, bisognerebbe solo comprare un po’ di dignità. E magari un allenatore che, anziché continuare a raccontar palle, dimostrasse di averle davvero.

Mario Giordano

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Caro Mario Giordano Il TORO E' passione condivisa. 
Leggo L'articolo Di Mario Giordano pubblicato Sulle Colonne Di Toronews Ed Approfitto Della Cortese Ospitalità Della "cibercolonne" Della Pagina Web Per Rispondere, Al Prestigioso Giornalista E Signorile Tifoso, Essendo Io Altrettanto Tifoso Del TORO, Che Ritengo Si Debba Avere Maggiore Ambizione Di Quella Affidata Dal Suo Articolo Al "cuore" Che I Ragazzi Del Toro Non Metterebbero In Campo, Complice A Suo Dire Un Allenatore Che Non Contribuirebbe A Questo. Direi, Anzi, "Sono Contrariato" Come Ebbe A Fare Con Un Cartello Mostrato In Curva Un Tifoso Del Napoli Alcuni Mesi Addietro . E I Motivi , Non Me Ne Voglia Mario Giordano, Che Stimo Moltissimo, Sono Essenzialmente Due: Intanto Essere Tifosi Del Toro E' Molto Di Più Che Seguire Una Squadra Che Getta Il Cuore Oltre L'ostacolo Come Potrebbe Fare (senza Ironia Alcuna) Il Crotone : Il Toro Ha Una Storia Tragica E Meravigliosa Insieme, Nel Senso Anche Filosofico Della Parola "tragico" Che Identifica La Frazione Forte E Inarrestabile Dello Spazio In Cui Si Fanno Le Scelte E Dalle Quali Si Rischia Di Essere Trascinati: Con Questa Mentalità Non Può Bastarci Che I "ragazzi" Giochino Allo Sfinimento Contro L'avversario Per Conto Loro Ma Dobbiamo Aspirare A Molto Di Più Ossia Condividere La Loro Sorte Pur Accompagnandoli Con Lo Sguardo Che Gettiamo Su Di Essi. D'altra Parte Uno Dei Valori Più Educativi Dello Sport E' La Condivisione (sono Anche Su Questo Contrariato Con Il Dott giordano), La Quale Ci Porta Ad Accettare Ciò Che, Appunto,  "condividiamo" Anche Solo Guardando : E "guardando" Si Scopre, Con Attenzione Condivisa, Prima Ancora Che Con Sintonia Di Stati D'animo, Che I Limiti In Difesa Sono Evidenti (che C'entra Il Cuore Quando In 25 Giornate Si Segnano 46 Goal E Se Ne Prendono 40 E Uno Dei Due Difensori Centrali (giordano si Intende Di Calcio E Quindi Lascio A Lui Indovinare Quale ...) Mostra Chiaramente Di Non Saper Fare La Diagonale E Zdeko Segna Con La Sola Opposizione Di Un "non Difensore" Che Gli Regala Una Quindicina Di Centimetri E Una Ventina Di Chili Mentre Salah, Il Più Veloce Giocatore In Campo Segna Trovandosi In Area Completamente Solo E Fermo, Senza Che Nessuno Esca Per Contrastarlo ?). Una Squadra Si Fa Nel Corso Degli Anni E Per Quest'anno I Giocatori Disponibili Erano In Attacco. L'anno Prossimo Auspichiamo Che Lo Siano Anche In Difesa. 
La Prima Cosa Che Condividiamo E' Quello Che Vediamo . Credo Che Il Presidente Faccia Bene A "non" Arrabbiarsi : Il Dato È Oggettivo. E Parlando Di Difensori, Nel Mio Umilissimo Recente Blog Ho Dedicato Una Sezione Al Toro (sono Ancora All'inizio) Che Nei Suoi Valori Sportivi Esprime Importanti Significati Educativi , La Prima Pagina L'ho Dedicata A Glick Ed Alla Lealtà Che Il Grande Kamil In Un Eroico Sassuolo Torino Di Qualche Tempo Addietro Ha Mostrato Ad Una Delle Mie Figlie Davanti Alla TV Dimostrando Come Si Possa Essere Contestualmente Leali Nei Confronti Dei Compagni E Corretti Verso L'arbitro Oltre Al Fatto Che Si Gioca Per Vincere Ma Non Conta Solo Vincere Se Abbiamo L'ambizione Che Lo Sport Entri Nella Nostra Vita Quotidiana . 
Come Dicevo All'inizio Occorre Maggiore Ambizione E, Quindi Accettare I Propri Limiti Altrimenti Rischiamo Di Avere Una Forza Senza Controllo E SenZa Identità Pur Essendo Una Delle Pochissime Squadre Ad Averne Una Così Profonda E Al Contempo Così Attuale. Per Costruire Di Nuovo Un Grande Toro Occorre Condividerlo, Adesso. Vi Ringrazio. Giuseppe Mazzotta

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- 8 maggio 2014

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