Buona giornata !
PRIMA ITINERA:

Sapere per edificarsi: e questa è prudenza

Così vi sono coloro che vogliono sapere per vendere la loro scienza, o per procurarsi denaro od onori: ed è un turpe guadagno. Ma vi sono anche quelli che vogliono sapere per edificare: e questa è carità. E vi sono ancora altri che vogliono sapere per edificarsi: e questa è prudenza.

(Bernardo di Chiaravalle – Sermione XXXVI)


 

L'infinito tra Passione e Ragione, a Leopardi da Socrate a Platone a Shakespeare

Recanati. Il FAI (Fondo Ambiente Italiano) apre al pubblico, dopo un attento restauro, l’Orto sul colle che ispirò a Giacomo Leopardi il celeberrimo idillio composto nel 1819Sito Blog Leopardi

L’Infinito affidato ai giovani

Andrea Carandini

Ho rivolto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella le parole che ho mandato, subito dopo, ai giovani del FAI, legando l’inaugurazione dell’Orto sul Colle dell’Infinito quale Bene del FAI alle prossime Giornate FAI di Autunno, che proprio ai nostri giovani sono affidate. Non prima però di aver ringraziato il Presidente per aver accettato l’invito che io e il vicepresidente del FAI Marco Magnifico gli abbiamo rivolto qualche mese fa a presenziare alla cerimonia inaugurale. Grazie Presidente per questa presenza, che suggella, come meglio non si poteva, il bicentenario del L’ Infinito.

Carissimi giovani, cosa vi è oggi di più adatto a voi che il Leopardi ventunenne del 1819? Ma sono passati due secoli, direte voi... Appunto! Sta nel passato l’accumulo di civiltà sul quale possiamo ancora oggi reggerci se lo salvaguardiamo, ed avanzare nel futuro, dopo il tragicomico trionfare del presente strappato alle sue radici.

Sito Blog Infinito LeopardiDa Socrate e Platone si è pensato che se vi era qualcosa di divino negli umani – perfino negli schiavi, hanno pensato gli Stoici –, stava nella ragione, che da centomila anni distingue ogni homo Sapiens dagli altri animali e che costituisce la matrice della libera scelta morale. Sensazioni, sentimenti ed emozioni apparivano, al contrario, propri di una natura animalesca, per la loro propensione all’eccesso.

Ma alla fine del Settecento in Germania è scoppiato il movimento culturale chiamato Sturm und Drang, cioè «tempesta e assalto». Era una reazione all’Illuminismo, che si è basata sulla scoperta di come genio universale, considerato solo pochi anni prima un barbaro, per esempio da Voltaire. Era l’anticamera del Romanticismo, che per la prima volta poneva al centro dell’umano il calore dell’immaginazione e dei sentimenti.

Pochi anni dopo, un giovane nobile di Recanati, passeggiando tra il palazzo avito e il vicino orto delle monache ormai abbandonato, ha pensato in poesia l’idillio de L’Infinito. In pochi versi ha condensato questo sentimento rivoluzionario: vi era una compensazione all’infelicità umana e stava nella capacità d’immaginare e sentire in sé l’infinito, stando al di qua di una siepe che impediva la vista di un grandioso paesaggio. All’infinito si poteva accedere dando spazio alla fantasia, alle sensazioni e alle emozioni, che sorrette da una avveduta dose di ragione, consentono all’uomo di creare un proprio mondo, solcato anche da sprazzi di felicità.

Secondo Leopardi, una parte dell’Europa era troppo gravata da una gelida ragione: quella dei popoli meridionali europei che si erano allontanati dalla grandezza degli antichi di cui erano i più diretti eredi. Era venuto il tempo di guardare ai popoli nordici, i Romani della modernità, capaci di essere di nuovo caldi nello spirito (Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli Italiani, 1824).Sito Blog Leopardi Giovani

Così Leopardi ha capovolto, d’un colpo, la gerarchia tra le due funzioni mentali, intronizzando il sentimento al posto del ragionamento, la poesia al posto della filosofia, in ciò più filosofo dei filosofi, perché ha spinto la ragione oltre sé stessa, gettando luce nelle zone oscure dell’uomo, non ancora indagate.

Agli inizi dell’Ottocento il rapporto tra le due funzioni mentali, quella che tende all’infinito - cioè il sentimento - e quella che lo riporta al finito – cioè la ragione – andava con forza riequilibrato, per recuperare la spontaneità poetica degli antichi nel secolo più meccanico, industrioso e pensieroso che la storia avesse conosciuto.

Cari giovani, spero che questa riflessione - letta per la prima volta al nostro amato Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 26 settembre di questo anno - possa spingervi ad avvalervi, nelle prossime Giornate FAI di Autunno di cui siete gli animatori, di emozioni e di ragione, temperandole al meglio fra di loro. Emozioni e ragione sono realtà antinomiche, ma costituiscono l’acceleratore e il freno indispensabili al muoversi della vita umana.

Infinito e finito competono tra loro per ridurre il cattivo, il brutto, il servile, l’ingiusto, il menzognero, l’avido e l’irresponsabile nella società: ecco il fine che vi propongo - pensando ai destini ambientali, paesaggistici, storici e artistici dell’Italia -, grato per il rilevante e generoso sussidio che recate alla nostra Repubblica, tramite il FAI, come chiede l’articolo 118 della Costituzione, Comma 4: «Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà».

Presidente del FAI

Fondo Ambiente Italiano

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Da Il Sole 24 Ore domenica – 29 SETTEMBRE 2019

Il Papa al Convegno internazionale “Yes to Life! Prendersi cura del prezioso dono della vita nella fragilità”

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO PROMOSSO DAL DICASTERO
PER I LAICI, LA FAMIGLIA E LA VITA
SUL TEMA “YES TO LIFE! - LA CURA DEL PREZIOSO DONO DELLA VITA NELLE ISTITUZIONI DI FRAGILITÀ”

Sala Clementina
Sabato, 25 maggio 2019

Signori Cardinali, venerati fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,cari fratelli e sorelle,

buongiorno e benvenuti. Saluto il Cardinale Farrell e lo ringrazio per le sue parole di introduziPapa abbraccio bimboone. Saluto i partecipanti al Convegno internazionale “Yes to Life! Prendersi cura del prezioso dono della vita nella fragilità, organizzato dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e dalla Fondazione “Il Cuore in una Goccia”, una delle realtà che nel mondo si adoperano ogni giorno per accogliere alla nascita bambini in condizioni di estrema fragilità. Bambini che, in taluni casi, la cultura dello scarto definisce “incompatibili con la vita”, e così condannati a morte.

Ma nessun essere umano può essere mai incompatibile con la vita, né per la sua età, né per le sue condizioni di salute, né per la qualità della sua esistenza. Ogni bambino che si annuncia nel grembo di una donna è un dono, che cambia la storia di una famiglia: di un padre e di una madre, dei nonni e dei fratellini. E questo bimbo ha bisogno di essere accolto, amato e curato. Sempre! Anche quando piangono, come quello [applausi]. Forse qualcuno potrà pensare: “Ma, fa rumore…portiamolo via”. No: questa è una musica che tutti noi dobbiamo ascoltare. E dirò che ha sentito gli applausi e si è accorto che erano per lui. Bisogna ascoltare sempre, anche quando il bambino ci dà un po’ fastidio; anche in chiesa: che piangano i bambini in chiesa! Lodano Dio. Mai, mai cacciare via un bambino perché piange. Grazie per la testimonianza.

Quando una donna scopre di aspettare un bambino, si muove immediatamente in lei un senso di mistero profondo. Le donne che sono mamme lo sanno. La consapevolezza di una presenza, che cresce dentro di lei, pervade tutto il suo essere, rendendola non più solo donna, ma madre. Tra lei e il bambino si instaura fin da subito un intenso dialogo incrociato, che la scienza chiama cross – talk. Una relazione reale e intensa tra due esseri umani, che comunicano tra loro fin dai primi istanti del concepimento per favorire un reciproco adattamento, man mano che il piccolo cresce e si sviluppa. Questa capacità comunicativa non è solo della donna, ma soprattutto del bimbo, che nella sua individualità provvede ad inviare messaggi per rivelare la sua presenza e i suoi bisogni alla madre. È così che questo nuovo essere umano diventa subito un figlio, muovendo la donna con tutto il suo essere a protendersi verso di lui.

Oggi, le moderne tecniche di diagnosi prenatale sono in grado di scoprire fin dalle prime settimane la presenza di malformazioni e patologie, che a volte possono mettere in serio pericolo la vita del bambino e la serenità della donna. Il solo sospetto della patologia, ma ancor più la certezza della malattia, cambiano il vissuto della gravidanza, gettando le donne e le coppie in uno sconforto profondo. Il senso di solitudine, di impotenza, e la paura della sofferenza del bambino e della famiglia intera emergono come un grido silenzioso, un richiamo di aiuto nel buio di una malattia, della quale nessuno sa predire l’esito certo. Perché l’evoluzione di ogni malattia è sempre soggettiva e nemmeno i medici spesso sanno come si manifesterà nel singolo individuo.

Eppure, c’è una cosa che la medicina sa bene: i bambini, fin dal grembo materno, se presentano condizioni patologiche, sono piccoli pazienti, che non di rado si possono curare con interventi farmacologici, chirurgici e assistenziali straordinari, capaci ormai di ridurre quel terribile divario tra possibilità diagnostiche e terapeutiche, che da anni costituisce una delle cause dell’aborto volontario e dell’abbandono assistenziale alla nascita di tanti bambini con gravi patologie. Le terapie fetali, da un lato, e gli Hospice Perinatali, dall’altro, ottengono risultati sorprendenti in termini clinico – assistenziali e forniscono un essenziale supporto alle famiglie che accolgono la nascita di un figlio malato.

Tali possibilità e conoscenze devono essere messe a disposizione di tutti per diffondere un approccio scientifico e pastorale di accompagnamento competente. Per questo, è indispensabile che i medici abbiano ben chiaro non solo l’obiettivo della guarigione, ma il valore sacro della vita umana, la cui tutela resta il fine ultimo della pratica medica. La professione medica è una missione, una vocazione alla vita, ed è importante che i medici siano consapevoli di essere essi stessi un dono per le famiglie che vengono loro affidate: medici capaci di entrare in relazione, di farsi carico delle vite altrui, proattivi di fronte al dolore, capaci di tranquillizzare, di impegnarsi a trovare sempre soluzioni rispettose della dignità di ogni vita umana.

In tal senso, il confort care perinatale è una modalità di cura che umanizza la medicina, perché muove ad una relazione responsabile con il bambino malato, che viene accompagnato dagli operatori e dalla sua famiglia in un percorso assistenziale integrato, che non lo abbandona mai, facendogli sentire calore umano e amore.

Tutto ciò si rivela necessario specialmente nei confronti di quei bambini che, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, sono destinati a morire subito dopo il parto, o a breve distanza di tempo. In questi casi, la cura potrebbe sembrare un inutile impiego di risorse e un’ulteriore sofferenza per i genitori. Ma uno sguardo attento sa cogliere il significato autentico di questo sforzo, volto a portare a compimento l’amore di una famiglia. Prendersi cura di questi bambini aiuta, infatti, i genitori ad elaborare il lutto e a concepirlo non solo come perdita, ma come tappa di un cammino percorso insieme. Quel bambino resterà nella loro vita per sempre. Ed essi lo avranno potuto amare. Tante volte, quelle poche ore in cui una mamma può cullare il suo bambino lasciano una traccia nel cuore di quella donna, che non lo dimentica mai. E lei si sente – permettetemi la parola – realizzata. Si sente mamma.

Purtroppo la cultura oggi dominante non promuove questo approccio: a livello sociale il timore e l’ostilità nei confronti della disabilità inducono spesso alla scelta dell’aborto, configurandolo come pratica di “prevenzione”. Ma l’insegnamento della Chiesa su questo punto è chiaro: la vita umana è sacra e inviolabile e l’utilizzo della diagnosi prenatale per finalità selettive va scoraggiato con forza, perché espressione di una disumana mentalità eugenetica, che sottrae alle famiglie la possibilità di accogliere, abbracciare e amare i loro bambini più deboli. Delle volte noi sentiamo: “Voi cattolici non accettate l’aborto, è il problema della vostra fede”. No: è un problema pre – religioso. La fede non c'entra. Viene dopo, ma non c'entra: è un problema umano. È un problema pre-religioso. Non carichiamo sulla fede una cosa che non le compete dall’inizio. È un problema umano. Soltanto due frasi ci aiuteranno a capire bene questo: due domande. Prima domanda: è lecito eliminare una vita umana per risolvere un problema? Seconda domanda: è lecito affittare un sicario per risolvere un problema? A voi la risposta. Questo è il punto. Non andare sul religioso su una cosa che riguarda l’umano. Non è lecito. Mai, mai eliminare una vita umana né affittare un sicario per risolvere un problema.

L’aborto non è mai la risposta che le donne e le famiglie cercano. Piuttosto sono la paura della malattia e la solitudine a far esitare i genitori. Le difficoltà di ordine pratico, umano e spirituale sono innegabili, ma proprio per questo azioni pastorali più incisive sono urgenti e necessarie per sostenere coloro che accolgono dei figli malati. Bisogna, cioè, creare spazi, luoghi e “reti d’amore” ai quali le coppie si possano rivolgere, come pure dedicare tempo all’accompagnamento di queste famiglie. A me viene in mente una storia che io ho conosciuto nella mia altra Diocesi. C’era una ragazzina di 15 anni down che è rimasta incinta e i genitori erano andati dal giudice per chiedere il permesso di abortire. Il giudice, un uomo retto sul serio, ha studiato la cosa e ha detto: “Voglio interrogare la bambina”. “Ma è down, non capisce…” “No no, che venga”. È andata la ragazzina quindicenne, si è seduta lì, ha incominciato a parlare con il giudice e lui le ha detto: “Ma tu sai cosa ti succede?” “Sì, sono malata…” “Ah, e com’è la tua malattia?” “mi hanno detto che ho dentro un animale che mi mangia lo stomaco, e per questo devono fare un intervento” “No… tu non hai un verme che ti mangia lo stomaco. Tu sai cos’hai lì? Un bambino!” E la ragazza down ha fatto: “Oh, che bello!”: così. Con questo, il giudice non ha autorizzato l’aborto. La mamma lo vuole. Sono passati gli anni. È nata una bambina. Ha studiato, è cresciuta, è diventata avvocato. Quella bambina, dal momento che ha capito la sua storia perché gliel’hanno raccontata, ogni giorno di compleanno chiamava il giudice per ringraziarlo per il dono della nascita. Le cose della vita. Il giudice è morto e adesso lei è diventata promotore di giustizia. Ma guarda che cosa bella! L’aborto non è mai la risposta che le donne e le famiglie cercano.

Grazie, dunque, a tutti voi che lavorate per questo. E grazie, in particolare, a voi famiglie, mamme e papà, che avete accolto la vita fragile – la parola fragilità va sottolineata – perché le mamme, e anche le donne, sono specialista in fragilità: accogliere la vita fragile; e che ora siete di sostegno e aiuto per altre famiglie. La vostra testimonianza d’amore è un dono per il mondo. Vi benedico e vi porto nella mia preghiera. E vi chiedo per favore di pregare per me.

Grazie!

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http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2019/may/documents/papa-francesco_20190525_yes-to-life.html

Alla regolamentazione dell’affido devono adeguarsi gli adulti e non i minori - La collocazione del minore a settimane alternate può pregiudicarne l'adattamento alla separazione

Sentenza Tribunale FirenzeCon sentenza 2945/2018 in data 02/11/2018 il Tribunale di Firenze ha confermato l’affido condiviso di un minore «con domiciliazione alternata fra genitori su base settimanale (...) e attribuzione in via esclusiva al padre delle decisioni relative alla cura (...) ed all’attività sportiva (…)».

La decisione si segnala per almeno tre rilevanti profili:

1) l’alternanza settimanale della permanenza del minore;

2) l’accurata istruttoria;

3) la sproporzione, notevole, tra le risorse psicoaffettive del nucleo genitoriale e l’impegno richiesto al minore;

Ripercorriamone i passaggi salienti:

1) «Alla luce delle relazioni dei servizi sociali e della psicologa che seguiva S., il Giudice modificava la frequentazione di S., disponendo una collocazione a settimane alterne far i genitori, a partire dall’uscita di scuola del lunedì».

2) E’ anzitutto nel contesto di questo intervento dei servizi territoriali che emergono le gravissime lacune proprie del nucleo genitoriale:

«Il nucleo familiare è stato a lungo monitorato e supportato dai servizi sociali quanto meno a partire da fine 2011, quando il minore era costretto a vivere una situazione di alta conflittualità fra i genitori, incapaci di evitare condizionamenti sul minore, costantemente al corrente nel tempo delle decisioni dei vari organi giudiziari intervenuti».

«I Servizi Sociali riportavano il forte desiderio di S. di “non sentirsi più preso fra due fuochi”, costretto a “difendere ora l’uno ora l’altro genitore”».

«La madre ha mantenuto nei confronti del figlio un atteggiamento da un lato eccessivamente protettivo/impositivo e non adeguato alla sua crescita (per esempio limitandolo nelle uscite con gli amici; facendo pressione sullo sport di S. che fino al maggio 2016 si è sentito costretto a praticare la danza (essendo sua madre insegnate di tale disciplina) e solo dopo è riuscito a iscriversi a basket; ma allo stesso tempo ha continuato a renderlo partecipe della conflittualità con il padre, arrivando, quando S. aveva solo dodici anni, a narrargli episodi in cui a suo dire in passato sarebbe stata aggredita dal marito e padre di S.».

«Infine negli ultimi tempi è emerso (...) l’atteggiamento oppositivo della madre ad ogni ragionevole intervento prescritto dai medici dell’Ospedale pediatrico Meyer (...) fino a ipotizzare la preferenza per trattamenti omeopatici e comunque non farmacologici» atteggiamento che ha reso «indispensabile la limitazione della responsabilità genitoriale in capo alla madre sull’argomento».

«Il minore, che ha espressamente chiesto di essere ascoltato dal giudice, nonostante i numerosi colloqui avuti con il personale dei servizi sociali e la psicologa, ha confermato tale atteggiamento alquanto irrazionale della madre, che ha sempre creato problemi in occasione delle visite di S. al Meyer, ove sono intervenuti anche i Carabinieri (…) ed ha confermato altresì le sue condotte di fatto ostruzionistiche rispetto ad un sereno rapporto tra S. e la sua nuova compagna».

3) A fronte di tutto ciò il minore «ha espresso la sua ferma volontà di mantenere una frequentazione a settimane alterne fra i genitori, mostrando di non soffrire la distanza fra la scuola (...) e l’abitazione del padre (…) ed anzi asserendo di riuscire a frequentare maggiormente gli amici di Firenze quando è con il padre per la sua disponibilità ad accompagnarlo e riprenderlo».

La decisione del Tribunale di Firenze offre molti spunti di riflessione critica: di fronte alle rilevate carenze del nucleo genitoriale, palesemente in difficoltà nel gestire le proprie responsabilità, merita attenzione come il provvedimento susciti nel minore le responsabilità derivanti dal fatto di doversi rimettere alle esigenze di vita di entrambi i genitori, che pure, specie la madre, non solo sono fortemente autocentrati, ma tendono a indurre nel minore una netta inversione del ruolo genitoriale, come risultato agli atti del processo dal coinvolgimento del figlio nei dettagli delle vicende giudiziarie, rispetto alle quali il minore S. ha chiaramente percepito, lamentandosene, di essere stato investito di un’indebita funzione di arbitro.

Dovendo vivere una settimana dall’uno ed una settimana dall’altro, il minore non avrà alcuna stabilità, ma sopratutto si dovrà relazionare con due genitori rigidi nel loro menage di vita e che chiederanno al figlio di adattarvisi.

Inoltre il provvedimento ulteriormente divarica l’esercizio della responsabilità genitoria dalla collocazione, quando dispone che il minore comunque resti stabilmente presso il genitore il quale così fermamente si è opposto alle sue cure mediche da motivare un provvedimento che attribuisse al padre in via esclusiva la decisione su di esse.

La sentenza è in netta discontinuità sia con le risultanze istruttorie, che avrebbero motivato ben diversa collocazione del minore presso il genitore maggiormente capace di accesso all’altro, sia con la tutela del minore cui dovrebbe garantirsi che siano gli adulti ad adattarsi alle sue esigenze e non viceversa.

https://www.prontoprofessionista.it/articoli/alla-regolamentazione-dell-affido-devono-adeguarsi-gli-adulti-e-non-i-minori-avvocati-civile-studio-legale-giuseppe-mazzotta-pisa-pisa-toscana.html

Il sapere del passato. La conoscenza del futuro. Insomma: il presente

Antichi mestieri, rischio estinzioneArtigianato 03

Cna: «Poco attrattivi per i giovani». Ma c’è chi resiste: ecco le storie

CRONACA FIRENZE

di ROSSELLA CONTE

UN TEMPO c’erano l’arrotino, il calderaio, lo stagnino o i canestrai. Antichi mestieri che si tramandano di generazione in generazione ma che ora sono a rischio estinzione perché considerati poco attrattivi per i giovani. Secondo un’indagine svolta da Cna sulla base del Registro nazionale delle imprese storiche sono solo 112 le aziende nella città metropolitana, per la precisione 35 nell’agricoltura, 28 nel commercio, 18 nell’artigianato, 17 nell’industria e 14 nei servizi. «L’artigianato soffre di scarsa attrattività verso i giovani e di difficoltà nel ricambio generazionale» spiega Fabrizio Cecconi, direttore generale di Cna Firenze. Infatti, le imprese attive nel settore dei mestieri più antichi, come per esempio intaglio del legno o lavorazione del vetro, continuano ad esistere ma hanno vita non facile. Un’indagine della Camera di Commercio di Milano ne ha contate, nel 2018, 7.142 a Firenze che danno lavoro a 13.222 addetti con un business di 737 milioni all’anno. «I dati in Italia e in Toscana sono in calo – prosegue Giacomo Cioni, presidente Cna Firenze – mentre a Firenze, rispetto allo scorso anno, resta stabile. La strada però è tutta in salita». Ma ci sono anche aziende che ce la stanno mettendo tutta e che resistono nonostante le difficoltà grazie a strategie di diversificazione e internazionalizzazione. E’ il caso della Giusto Manetti Battiloro: l’impresa, a conduzione familiare (Bernardo, Lorenzo, Jacopo, Niccolò, Bonaccorso e Angelica Manetti costituiscono la 15ª generazione), produce foglie d’oro e d’argento seguendo i metodi di una volta ma, allo stesso, utilizzando tecnologie tra le più all’avanguardia nel mondo. Oggi hanno con 130 dipendenti e 27 milioni di fatturato. I Pestelli sono un’altra famiglia che fa scuola: la storia inizia nel 1908 quando Edoardo Pestelli dà vita a quella che, attraverso i figli Luigi e Francesco, il nipote Luigi fino ad arrivare al bisnipote Tommaso, è diventata la Pestelli Creazioni. Una gioielleria con la G maiuscola che oggi esporta le sue creazioni in tutto il mondo da Parigi a New York. Una passione che si tramanda di padre in figlio anche quella di Fedeli Restauri: sono restauratori dal 1899 quando Fedele Fedeli aprì il laboratorio che, passando al figlio Luigi, poi al nipote Andrea e quindi al pronipote Tommaso, è oggi la Fedeli Restauri. Quattro generazioni e oltre un secolo di conservazione, restauro e valorizzazione di beni culturali: l’azienda nel 2010 ha partecipato persino all’Expo di Shanghai e nel 2015 all’Expo di Milano in quanto Eccellenza del restauro in Italia. Con 5 milioni di immagini è uno degli archivi più importanti al mondo, tutelato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali: l’Archivio storico Foto Locchi. Tutto inizia nel 1924 con il fotografo Tullio Locchi. Dopo la sua morte a proseguire l’attività sono la vedova con un collaboratore, Silvano Corcos che ben presto fa sì che la bottega si affermi come «fotografo ufficiale» della città. Da Silvano alla figlia Deanna con il marito Giampaolo Ghilardi e da loro, oggi, alla figlia Erika: la storia continua.

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Da La Nazione del 21 marzo 2019 – Cronaca di Firenze

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Artigianato 02 ALBEROÈ boom per la manifattura: in 5 anni crescita del 63,8%

CATERINA MACONI

Diecimila persone sono state assunte in aziende manifatturiere milanesi dal 2012 al 2017. Un incremento del 63,8% che mostra come il comparto stia vivendo un momento storico positivo, nonostante le difficoltà dell’economia italiana. Entrando nello specifico: le attività manifatturiere hanno prodotto 5.400 posti di lavoro nel 2017, erano 4.800 nel 2014. Un segno più importante, anche perché la manifattura ha compiuto importanti passi nell’ultimo decennio, sotto il segno dell’innovazione e supportata dalla tecnologia. Tecnologia che quindi non ha sottratto occupazione ma ha giocato il ruolo di driver, in grado invece di crearla. Sono alcuni dei dati emersi nello studio del Centro studi Pim e di Stefano Micelli, presidente dell’advisory board Manifattura Milano, spiegati ieri a Palazzo Marino durante l’incontro di presentazione del 'Manifattura Milano camp', che si terrà domani negli spazi di via D’Azeglio 3 dalle 11 alle 19 nell’ambito della Milano Digital Week. Un appuntamento voluto dall’amministrazione in collaborazione con Milano Luiss Hub dove saranno messe a confronto le esperienze e le storie di botteghe storiche, nuovi artigiani digitali, designer, FabLab e imprenditori 4.0 per testimoniare e promuove le opportunità offerte dalla manifattura digitale. Che è una manifattura nuova, che si distanzia molto da quella del passato: è connessa con il mondo della cultura, del turismo e del commercio, intreccia nuove relazioni con il consumatore e con il territorio, potendo fare leva sul turismo e sulla presenza di fiere ed eventi. E che punta sulla tecnologia grazie a forti link con la ricerca e con i makerspace e 'FabLab' cittadini.

«Manifattura Milano camp si inserisce nella più ampia strategia dell’amministrazione per incentivare il ritorno della manifattura leggera in città con l’obiettivo di creare buona occupazione», ha commentato ieri alla presentazione dell’evento l’assessore al Lavoro Cristina Tajani. Non tutte le imprese manifatturiere italiane si sono già adeguate alle opportunità offerte dalla tecnologia. Ieri hanno portato la loro testimonianza tre realtà milanesi che stanno vivendo fasi diverse del percorso di affiancamento tecnologico: la gioielleria Rino Merzaghi del 1870, legata alla tradizione dell’alto artigianato e abituata a Artigianato 01 testa orologirealizzare creazioni con macchinari che risalgono all’Ottocento, si sta affacciando ora a questo mondo. Storia diversa per Fontana Milano 1915, attiva nella pelletteria, che da tempo fa affidamento sull’innovazione. E per SuperForma, specializzato nella creazione di prototipi e artefatti di grandi volumi mediante la stampa 3D. Manifattura Milano Camp ospiterà anche l’Official Arduino Day 2019, il compleanno di Arduino, la piattaforma open – source che ha sviluppato un metodo di apprendimento basato sul fare e mirato a rendere accessibili le tecnologie più complesse.

Le attività milanesi del comparto hanno prodotto 5.400 posti di lavoro nel 2017, erano 4.800 nel 2014 La tecnologia non ha sottratto occupazione, anzi è stata un volano per lo sviluppo delle realtà storiche e per quelle di nuova concezione

LO STUDIO

Da domani scatta 'Manifattura Milano camp', negli spazi di via D’Azeglio 3, dalle 11 alle 19 Un appuntamento voluto da Comune e Milano Luiss Hub nell’ambito della Milano Digital week

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Da Avvenire del 15 marzo 2019

Chirping:

Chirping: La tecnologia sostitutiva del lavoro umano: uno stereotipo superato dall’esperienza che si forma nel presente per trasmettere la conoscenza

Infrastrutture solide e morali

La Giornata dell'Onu e dati ed evidenze su cui riflettere

LA FELICITÀ HA BISOGNO DI INFRASTRUTTURE MORALI

di Leonardo Becchetti

Il Rapporto mondiale sulla Felicità del 2018 presentato in questi giorni di vigilia della Giornata della felicità che l’Onu ha deciso di celebrare il 20 marzo di ogni anno fornisce indicazioni interessanti non solo a livello globale, ma anche per l’Italia. Il nostro, infatti, resta tra i Paesi peggiori per variazione del livello della soddisfazione di vita negli ultimi tre anni (119ª su 141) pur mantenendo una buona posizione a livello assoluto (47ª).

L’analisi delle determinanti della soddisfazione di vita sui dati individuali a livello mondiale conferma che sei variabili spiegano tre quarti delle differenze tra Paesi. Si tratta di due variabili la cui importanza appare scontata (reddito e salute), due variabili “politiche” (libertà di iniziativa e assenza di corruzione) e due variabili legate alla dimensione interpersonale (qualità della vita di relazioni e gratuità, ovvero il saper dar spazio nella propria vita a comportamenti che incidono positivamente sulla vita di altri senza chiedere nulla in cambio).Becchetti Felicità

Il rapporto approfondisce in uno dei suoi capitoli anche il tema del rapporto tra migrazioni e soddisfazione di vita. E conferma che i flussi migratori nascono per “lucrare” il differenziale di felicità atteso tra Paese di origine e Paese di destinazione. La parte più interessante è quella che verifica che l’aspettativa dei migranti si realizza in quanto la felicità dei nuovi arrivati converge con grande rapidità verso il livello del Paese di destinazione. Molto interessante anche la stima dell’effetto delle migrazioni sui familiari che restano nel Paese di origine. In questo caso i risultati sono meno chiari e l’effetto è misto: la soddisfazione per le conquiste dei familiari migrati è, però, bilanciata da un impatto emozionale negativo dettato dalla distanza coi propri cari.

Un altro spaccato impressionante è quello sul rapporto tra felicità e salute negli Stati Uniti. Questo grande Paese continua a essere caratterizzato dal cosiddetto “paradosso di Easterlin”. Il Pil pro capite cresce quasi ininterrottamente dal secondo dopoguerra novecentesco, ma la soddisfazione di vita ristagna, mostra addirittura un lieve declino negli ultimi anni ed è da sempre lontana dalle posizioni dei Paesi di vertice. I livelli di aspettativa di vita in buona salute sono quasi tre anni più bassi che da noi, mentre si assiste a un’esplosione del problema dell’obesità (quasi il 38,2% degli adulti). Jeffrey Sachs, economista di punta delle Nazioni Unite e uno dei più acuti critici della società americana ha commentato il rapporto in un recente incontro del “Cortile dei Gentili” puntando giustamente il dito sulle caratteristiche intrinseche della società capitalista non temperata da un quadro esterno di valori: abbandonata a sé stessa genera naturalmente diseguaglianze, non ha alcuna spinta alla produzione di beni pubblici e, soprattutto, incita alle dipendenze. Dal lato della domanda in virtù di una visione povera della persona ridotta a massimizzatrice di utilità (che John Stuart Mill scherniva dicendo che era meglio essere un “Socrate infelice” che un “maiale soddisfatto”). Dal lato dell’offerta perché la spinta al massimo profitto porta naturalmente in direzione dei beni che producono dipendenza (cibo negli Stati Uniti, azzardo da noi) e con essa una domanda stabile e meno sensibile al prezzo.

Il paradigma dell’economia civile è la giusta correzione a un sistema che ha prodotto benessere e progresso tecnologico generando al contempo diseguaglianze inaccettabili (basterebbe una piccola quota delle ingenti ricchezze dei supermiliardari del mondo per assicurare istruzione per tutti), sottoproduzione di beni pubblici e sottoinvestimento nelle virtù.

Questo paradigma riconosce, nell’ormai vasta mole dei dati empirici sulle determinanti della soddisfazione di vita, quel tratto comune agli uomini di tutti i continenti e di ogni epoca (la libertà dal bisogno, l’aspirazione a vivere in società politiche che non limitano anzi stimolano la generatività individuale). E attraverso visioni più ricche di senso della persona (capace di razionalità cooperativa e maestra di relazioni), dell’impresa (ricca di senso e creatrice di valore economico sostenibile) e del benessere indica le condizioni politiche per “società a quattro mani” dove stato, mercato, cittadinanza attiva e imprese responsabili lavorano insieme in direzione dell’orizzonte del bene comune.

Per capire l’importanza di questi fattori basti ricordare un’immagine bellissima di Antonio Genovesi che nel 1765 diceva che una società florida ha bisogno di infrastrutture materiali (strade, porti, canali) ma ancor più e prima di esse di canali e infrastrutture morali.

Per trovare fondamenti a questa visione non dobbiamo andare lontano o in altre culture. L’art. 3 della Costituzione Italiana e il concetto di «bene comune» della Dottrina sociale della Chiesa sono straordinariamente concordi nel proporre da una prospettiva laica e credente il traguardo di una società che rimuove gli ostacoli alla piena realizzazione delle persone. Un meta-programma bellissimo che dovrebbe bastare per mettere attorno a un tavolo le forze politiche italiane in questo faticoso dopo elezioni.

[Cfr. Avvenire del 20 marzo 2018]


E' Vita è Futuro

GIORNATA PER LA VITA 2019Giornata Per La Vita 2019 MpV

 

Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente per la 41ª Giornata Nazionale per la Vita

(3 febbraio 2019)

È VITA, È FUTURO

 

Germoglia la speranza

«Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa» (Is 43,19). L’annuncio di Isaia al popolo testimonia una Giornata Per La Vita 2019 01speranza affidabile nel domani di ogni donna e ogni uomo, che ha radici di certezza nel presente, in quello che possiamo riconoscere dell’opera sorgiva di Dio, in ciascun essere umano e in ciascuna famiglia. È vita, è futuro nella famiglia! L’esistenza è il dono più prezioso fatto all’uomo, attraverso il quale siamo chiamati a partecipare al soffio vitale di Dio nel figlio suo Gesù. Questa è l’eredità, il germoglio, che possiamo lasciare alle nuove generazioni: «facciano del bene, si arricchiscano di opere buone, siano pronti a dare e a condividere: così si metteranno da parte un buon capitale per il futuro, per acquistarsi la vita vera» (1Tim 6, 18-19).

Vita che “ringiovanisce”Giornata Per La Vita 2019 02

Gli anziani, che arricchiscono questo nostro Paese, sono la memoria del popolo. Dalla singola cellula all’intera composizione fisica del corpo, dai pensieri, dalle emozioni e dalle relazioni alla vita spirituale, non vi è dimensione dell’esistenza che non si trasformi nel tempo, “ringiovanendosi” anche nella maturità e nell’anzianità, quando non si spegne l’entusiasmo di essere in questo mondo. Accogliere, servire, Giornata Per La Vita 2019 03promuovere la vita umana e custodire la sua dimora che è la terra significa scegliere di rinnovarsi e rinnovare, di lavorare per il bene comune guardando in avanti. Proprio lo sguardo saggio e ricco di esperienza degli anziani consentirà di rialzarsi dai terremoti – geologici e dell’anima – che il nostro Paese attraversa.

Generazioni solidali

Costruiamo oggi, pertanto, una solidale «alleanza tra le generazioni» 1, come ci ricorda con insistenza Papa Francesco. Così si consolida la certezza per il domani dei nostri figli e siGiornata Per La Vita 2019 04 spalanca l’orizzonte del dono di sé, che riempie di senso l’esistenza. «Il cristiano guarda alla realtà futura, quella di Dio, per vivere pienamente la vita ‒ con i piedi ben piantati sulla terra ‒ e rispondere, con coraggio, alle innumerevoli sfide»2, antiche e nuove. La mancanza di un lavoro stabile e dignitoso spegne nei più giovani l’anelito al futuro e aggrava il calo demografico, dovuto anche ad una mentalità antinatalista3 che, «non solo determina una situazione in cui l’avvicendarsi delle generazioni non è più Giornata Per La Vita 2019 05assicurato, ma rischia di condurre nel tempo a un impoverimento economico e a una perdita di speranza nell’avvenire»4. Si rende sempre più necessario un patto per la natalità, che coinvolga tutte le forze culturali e politiche e, oltre ogni sterile contrapposizione, riconosca la famiglia come grembo generativo del nostro Paese.

L’abbraccio alla vita fragile genera futuro

Per aprire il futuro siamo chiamati all’accoglienza della vita prima e dopo la nascita, in ogni condizione e circostanza in cui essa è debole, minacciata e bisognosa dell’essenziale. Nello stesso tempo ci è chiesta la cura di chi soffre per la malattia, per la violenza subita o per l’emarginazione, con il rispetto dovuto a ogni essere umano quando si presenta fragile. Non vanno poi dimenticati i rischi causati dall’indifferenza, dagli attentati all’integrità e alla salute della “casa comune”, che è il nostro pianeta. La vera ecologia è sempre integrale e custodisce la vita sin dai primi istanti.

La vita fragile si genera in un abbraccio: «La difesa dell’innocente che non è nato deve essereGiornata Per La Vita 2019 06 chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo»5. Alla «piaga dell’aborto»6 – che «non è un male minore, è un crimine»7 – si aggiunge il dolore per le donne, gli uomini e i bambini la cui vita, bisognosa di trovare rifugio in una terra sicura, incontra tentativi crescenti di «respingere profughi e migranti verso luoghi dove li aspettano persecuzioni e violenze»8.

Incoraggiamo quindi la comunità cristiana e la società civile ad accogliere, custodire e promuovere la vita umana dal concepimento al suo naturale termine. Il futuro inizia oggi: è un investimento nel presente, con la certezza che «la vita è sempre un bene»9, per noi e per i nostri figli. Per tutti. E’ un bene desiderabile e conseguibile.

1 Papa Francesco, Viaggio Apostolico in Irlanda per il IX Incontro Mondiale delle famiglie (25-26 agosto 2018). Discorso alla Festa delle famiglie in Croke Park Stadium (Dublino), 25 agosto 2018. Cfr. Papa Francesco, Discorso all’Incontro con gli anziani, 28 settembre 2014.

2 Papa Francesco, Santa Messa per la conclusione del Sinodo Straordinario sulla famiglia e Beatificazione del Servo di Dio Papa Paolo VI, Omelia, 19 ottobre 2014.

3 Cfr. Papa Francesco, Esortazione Apostolica post sinodale Amoris laetitia, 42.

4 Papa Francesco, Esortazione Apostolica post sinodale Amoris laetitia, 42.

5 Cfr. Papa Francesco, Discorso ai partecipanti all’Assemblea Generale della Pontificia Accademia per la Vita, 25 giugno 2018.

6 Papa Francesco, Discorso ai partecipanti all’incontro promosso dall’Associazione Scienza e Vita, 30 maggio 2015.

7 Papa Francesco, Conferenza Stampa nel volo di ritorno dal Messico verso Roma, 18 febbraio 2016.

8 Papa Francesco, Messaggio per la 51a Giornata mondiale della pace, 1 gennaio 2018.

9 San Giovanni Paolo II, Lettera enciclica “Evangelium vitae” sul valore e l’inviolabilità della vita umana, 34.

Buoni insegnanti fanno buona la scuola

Ora che le scuole riaprono dopo la pausa estiva, per capire la vera essenza dell’insegnamento bisognerebbe rileggere con attenzione la commovente lettera che Albert Camus — poche settimane dopo la vittoria del Nobel (19 novembre 1957) — scrisse al suo maestro di Algeri, Louis Germain: «Caro signor Germain, ho aspettato che si spegnesse il baccano che mi ha circondato in tutti questi giorni, prima di venire a parlarle con tutto il cuore. Mi hanno fatto un onore davvero troppo grande che non ho né cercato, né sollecitato. Ma quando mi è giunta la notizia, il mio primo pensiero, dopo che per mia madre, è stato per lei. Senza di lei, senza quella mano affettuosa che lei tese a quel bambino povero che ero, senza il suo insegnamento e il suo esempio, non ci sarebbe stato nulla di tutto questo».

Scuola ProfessoriDopo decenni di devastanti tagli all’istruzione, l’unico importante investimento economico (un miliardo di euro) degli ultimi anni è stato destinato alla cosiddetta «scuola digitale», con l’illusione che le nuove tecnologie possano garantire un salto di qualità. Ma ne siamo veramente sicuri, in un momento in cui mancano le risorse destinate a riqualificare la qualità dell’insegnamento? A cosa serve un computer senza un buon docente? Il caos di ogni inizio anno e le incertezze del reclutamento dei professori stanno sotto gli occhi di tutti. La «buona scuola» non la fanno né le lavagne connesse, né i tablet su ogni banco, né un’organizzazione manageriale degli istituti e ancor meno leggi che rendano l’istruzione ancella del mercato: la «buona scuola» la fanno solo e soltanto i buoni professori. Basterebbe leggere le dichiarazioni del presidente Macron per capire l’orientamento della Francia: non più di 12 alunni per classe nelle aree considerate a rischio «economicamente» e «socialmente», proprio per dare, attraverso uno straordinario potenziamento dei docenti, più centralità al rapporto diretto con gli studenti.

La peggiore delle riforme con buoni professori darà buoni risultati. E, al contrario, la migliore delle riforme con pessimi professori darà pessimi risultati. C’è bisogno di un sistema di reclutamento che possa garantire un percorso chiaro e sicuro: ogni anno, a prescindere dal colore dei governi, un concorso nazionale (come si fa in molti Paesi).

Proprio come il maestro Germain, in Algeria, era riuscito a cambiare il destino di uno scolaro, orfano di padre e molto povero, come Albert Camus. Ma, se non si frena il declino, per quanti anni ancora la scuola potrà contare su quei docenti (ormai sempre più rari) in grado di compiere miracoli?

Per una lettura completa dell’articolo, cfr. Nuccio Ordine, La riforma della scuola è avere buoni professori , Domenica 3 Settembre, 2017

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- 8 maggio 2014

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