Prima itinera

La legge sul cyberbullismo, introducendo un nuovo termine nella legislazione restituisce, all’art. 2, significato alla originaria dignità del minore

Nella seduta del 17 maggio 2017, l’Aula della Camera ha approvato, in quarta lettura ed in via definitiva (con 432 voti favorevoli, nessuno contrario ed un solo astenuto) la proposta di legge n. 3139-B recante "Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo", già approvata con modifiche dal Senato lo scorso 31 gennaio 2017.

La legge ha innanzitutto il pregio di avere definito, all’art. 1, a) il «cyberbullismo» come «qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo»; b) il «gestore del sito internet» come «il prestatore di servizi della società dell’informazione, diverso da quelli di cui agli articoli 14, 15 e 16 del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, che, sulla rete internet, cura la gestione dei contenuti di un sito in cui si possono riscontrare le condotte di cui al comma 2».

Ma, soprattutto, indica, quale oggetto di tutela, all’art. 2, la «Dignità del minore» che, quando abbia «abbia subito taluno degli atti di cui all’articolo 1, comma 2» della legge appena approvata, «può inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media un’istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi altro dato personale del minore».

I dati ISTAT descrivono, già nel 2014, il fenomeno come relativo a poco più del 50% degli 11-17enni che ha subito qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti. Il 19,8% è vittima di bullismo più volte al mese. Per il 9,1% gli atti di prepotenza si ripetono con cadenza settimanale. Hanno subito ripetutamente comportamenti offensivi, non rispettosi e/o violenti più i ragazzi 11-13enni (22,5%) che gli adolescenti 14-17enni (17,9%); più le femmine (20,9%) che i maschi (18,8%). Tra gli studenti delle superiori, i liceali sono in testa (19,4%); seguono gli studenti degli istituti professionali (18,1%) e quelli degli istituti tecnici (16%). Le vittime assidue di soprusi raggiungono il 23% degli 11-17enni nel Nord del paese. Le ragazze sono più di frequente vittime di Cyber bullismo (7,1% contro il 4,6% dei ragazzi). Le prepotenze più comuni consistono in offese con brutti soprannomi, parolacce o insulti (12,1%), derisione per l’aspetto fisico e/o il modo di parlare (6,3%), diffamazione (5,1%), esclusione per le proprie opinioni (4,7%), aggressioni con spintoni, botte, calci e pugni (3,8%). Il 16,9% degli 11-17enni è rimasto vittima di atti di bullismo diretto, caratterizzato da una relazione vis a vis tra la vittima e bullo e il 10,8% di azioni indirette, prive di contatti fisici. Tra le ragazze è minima la differenza tra prepotenze di tipo “diretto” e “indiretto” (rispettivamente 16,7% e 14%). Al contrario, tra i maschi le forme dirette (17%) sono più del doppio di quelle indirette (7,7%). Il 23,6% degli 11-17enni che si vedono raramente con gli amici è rimasto vittima di prepotenze una o più volte al mese, contro il 18% riscontrato tra chi incontra gli amici quotidianamente.

La norma, tutelando esplicitamente la dignità del minore, incide sull’aspetto più dannoso della diffusione on line di contenuti che costruiscano una lesione della stessa, ossia la loro sostanziale inamovibilità sine die dal web. Inoltre il valore della dignità è finalmente attribuito in via immediata al minore, oltre che all’adulto unico destinatario, sino ad oggi, nella legislazione previgente a quella appena approvata, dell’attribuzione di quel rispetto che il medesimo sente nei confronti di sé stesso e che costituisce il sostrato di comportamenti adeguati, il che ne esprime la rilevanza anche sociale.

Al minore viene riconosciuta la possibilità di tutela di un valore ben definito dal vocabolario Treccani come derivato dal latino «[dal lat. Dignĭtas – atis, der. di dignus «degno»; nel sign. 3, il termine ricalca il gr. ἀξίωμα, che aveva entrambi i sign., di «dignità» e di «assioma»]: Condizione di nobiltà morale in Cyberbullismo prontoprofessionistacui l’uomo è posto dal suo grado, dalle sue intrinseche qualità, dalla sua stessa natura di uomo, e insieme il rispetto che per tale condizione gli è dovuto e ch’egli deve a sé stesso».

Di particolare valore la tutela giuridica attribuita alla dignità del minore che, quale soggetto in una fase di formazione della sua personalità, necessita di una tutela preventiva che contrasti le condotte che agiscono sulla percezione nel minore del rispetto dovutogli e che cresce di pari passo con la crescita della sua maturità psicoaffettiva.

Avv. Giuseppe Mazzotta (Prontoprofessionista.it)

L’infinita superficie di Palomar e le opportunità della democrazia

Iacono PalomarNel fondo di Maurizio Iacono, su questo giornale lo scorso 8 maggio, colpisce l’affermazione per la quale «Compito della sinistra dovrebbe essere quello di rifare la politica per farci sognare».

La matrice culturale mi differenzia da Iacono, al quale sono legato da grande amicizia, e mi porta ad identificarmi sopratutto con la «politica per farci sognare». Contemporaneamente vedo ogni parte politica potenzialmente portatrice della possibilità di una vision del mondo entro la quale proporre. E proporsi.

Ma sogno anch’io, e sogno un mondo nel quale si realizzino la dignità della persona umana, il bene comune, la sussidiarietà, la solidarietà, la sostenibilità: nel mondo che sogno, la vita umana, rispettata dal concepimento alla morte naturale, è parte della crescita del bene comune; la famiglia e tutte le realtà votate all’impegno gratuito a favore del prossimo realizzano scopi che lo Stato non deve far altro che permettere e favorire; ci riconosciamo nei cittadini come quelli di Lampedusa per la capacità di accogliere l’altro anche quando è ferito ed emarginato; si alternano le generazioni in una storia che si costruisce, senza singhiozzare in ricorsi procurati dal conflitto intergenerazionale, ma con il contributo di chi, giovane o anziano, nella parola della politica, articola la grammatica che permette a ciascuno di leggere la propria storia come parte integrante di quella dell’altro.

Sognare implica, però, l’uscita dalle parole astratte che imprigionano il pensiero (di chi ha la bontà e la pazienza di ascoltare) confinandolo nella semplificatoria banalità che contrappone, ad es., il ‘rigore’ alla ‘crescita’, in una realtà nella quale anche Palomar, l'indimenticato personaggio di Italo Calvino, ricordato da Paolo di Paolo (Tempo senza scelte, Einaudi, 2016) farebbe fatica a «recuperare una porzione, sia pur minima, di spazio non colonizzata dalle parole generiche ed astratte».

D’altra parte risulta alquanto singolare che coloro i quali propongono (e si propongono come i soggetti per) la politica del futuro, semplicemente moderna nel presente, propugnino la democrazia della «rete»: una di quelle metaforiche espressioni che, come per il ‘rigore’ e la ‘crescita’ oppongono “l’esenzione dal dovere di pensare per chi scrive” alla “esenzione dal dovere di pensare per chi legge” (Gianrico Carofiglio, Venerdì, 12 Maggio 2017, nella sua lezione alla Scuola Normale Superiore di Pisa): in effetti, ripensando al contenuto di quest’espressione, fuori dalla parte consunta del linguaggio comune” (Carofiglio, cit.) riaffiora, sempre entro la metafora, la consistenza di uno strumento di pesca che cattura, in nodosi e stretti angoli di solitudine, l'esperienza che alle persone si propone della politica, quando estromette dalla relazione, riducendo gli elettori entro un più elementare rapporto con il video, con lo smartphone, in solitudine, senza confronto. Il tutto senza la possibilità di “incorporare” quell’inesauribile superficie delle cose, che Palomar ha conosciuto, contemplando il mondo, come avremmo, invece, il diritto di pretendere dalla politica, se solo questa si esprimesse nella rassicurante sintassi del dialogo, proprio di un’autentica democrazia che, come tale, non può ridursi a quelle parole astratte, ma deve declinarsi nella concretezza delle relazioni sociali.

Il sogno è possibile ma prende corpo se la testa è in cielo, come quella di Palomar che lo contempla disteso sulla superficie dell’acqua, ed i nostri piedi sono ben piantati per terra, se la politica ci coinvolge, con la mission cui è tenuto chi ti domanda il consenso per rappresentarti, e la vision che condividono le persone, che non galleggiano, ma camminano, dentro alla famiglia, sul posto di lavoro e nelle relazioni sociali. Ogni giorno.

Giuseppe Mazzotta

Nella foto: Sunshine,

Edward Potthast (1889), Cincinnati Art Museum, oil on canvas 

 

Alfonso M. Iacono

IL TIRRENO

8 maggio 2017

 

 

La confusione è grande sotto il cielo. Il Senato dice sì alle telefonate libere, moleste selvagge, la Camera dà la licenza di sparare, ma solo di notte, sulle Ong e i migranti siamo al caos (come ricorda Crozza, a chi importa se sono state salvate vite umane?). ma almeno, dopo le primarie, qualcosa si è chiarito. Il PD di Renzi si attesta come partito di centro e non di centro-sinistra. Può darsi che abbia e avrà molti elettori di sinistra ma il PD non lo è più. Non ritengo che Orlando, dopo i risultati delle primarie, possa essere considerato, se mai lo è stato, un’alternativa. Forse un’alibi piuttosto debole per chi sta dentro il PD o forse una collocazione che tenta di frenare la deriva verso un centro che guarda a destra. Ma è sufficiente e credibile il discorso: “tutti uniti contro la destra”? A me pare che ciò ricordi quei film di fantascienza degli anni ’50 quando gli esseri umani, i popoli, gli stati, divisi politicamente e ideologicamente fra loro, univano le forze contro i marziani. Ritrovarsi uniti contro qualcuno o qualcosa forse toglie un po’ d’ansia, ma è la soluzione? La destra, i 5Stelle, la Lega sono marziani? O uomini come tutti gli altri? Questa domanda vale anche per la sinistra frammentata fatta di Articolo Uno MDP, Sinistra Italiana, Pisapia ecc. Al momento in cui arriveranno i marziani, torneranno a riunirsi con il PD? Ma allora perché ne sono usciti o, come Sinistra Italiana, è rinata dalle ceneri di Sinistra e Libertà? A quale scopo? A me sembra piuttosto noioso questo procedere per dibattiti fatti dai parlamentari di sinistra su leggi e leggine. Tutte cose giuste, per carità! Ma continuare a identificare una forza politica con la sua quasi sola presenza istituzionale è lo sbaglio più grande che una sinistra oggi possa fare. Per questo tipo di identificazione vi sono già i due partiti attualmente più forti e antagonisti fra loro, il PD e i 5Stelle. Compito della sinistra dovrebbe essere quello di rifare la politica per farci sognare. Gramsci detestava l’idea del sognare ad occhi aperti, che considerava una specie di fuga dalla realtà. Contro di essa propose la famosa frase: “pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà”. Il pessimismo dell’intelligenza si accompagna al senso critico, ma l’ottimismo della volontà può essere dato solo da qualcosa che immaginiamo, sogniamo, desideriamo, speriamo di ottenere. Al contrario di un diffuso senso comune, l’immaginazione può convivere benissimo con il realismo. Una politica di sinistra deve confrontarsi con i problemi esistenziali dei singoli e delle collettività, con i loro mali, con le loro illusioni. Ad esempio, la precarietà non è soltanto una questione economica legata al lavoro e allo sfruttamento. E’una condizione dell’esistenza che proprio in quanto si associa al fragile mutare delle cose, si oppone al tempo di una vita che è fatta di nascita, infanzia, adolescenza, giovinezza, maturità, vecchia e morte. Oggi, anche grazie all’allungamento della vita in Occidente, questi passaggi sono confusi, nascosti dall’estetica e dalla chirurgia plastica. Perfino l’adolescenza si allunga senza fine e si mescola con la giovinezza. La morte non esiste. Tutto è precario perché tutto sembra rinviabile. Fare figli, per esempio. Questo ha a che fare con la politica? E con una politica di sinistra? Per chi sente il vuoto di una vita senza tempo e sostanza, sì. Per chi guarda il lato crudele di una precarietà che affonda il coltello nella diseguaglianza, sì. La politica non è soltanto amministrazione del potere, ma anche e soprattutto sguardo sul futuro con i piedi ben saldati sul tempo presente. E’ la scienza del possibile che si proietta in un futuro in cui vale la pena sperare. Altrimenti a che serve una sinistra? 

L’infinita superficie di Palomar e le opportunità della democrazia.

Nel fondo di Maurizio Iacono, su questo giornale lo scorso 8 maggio, colpisce l’affermazione per la quale «Compito della sinistra dovrebbe essere quello di rifare la politica per farci sognare».

La matrice culturale mi differenzia da Iacono, al quale sono legato da grande amicizia, e mi porta ad identificarmi sopratutto con la «politica per farci sognare». Contemporaneamente vedo ogni parte politica potenzialmente portatrice della possibilità di una vision del mondo entro la quale proporre. E proporsi.

Ma sogno anch’io, e sogno un mondo nel quale si realizzino la dignità della persona umana, il bene comune, la sussidiarietà, la solidarietà, la sostenibilità: nel mondo che sogno, la vita umana, rispettata dal concepimento alla morte naturale, è parte della crescita del bene comune; la famiglia e tutte le realtà votate all’impegno gratuito a favore del prossimo realizzano scopi che lo Stato non deve far altro che permettere e favorire; ci riconosciamo nei cittadini come quelli di Lampedusa per la capacità di accogliere l’altro anche quando è ferito ed emarginato; si alternano le generazioni in una storia che si costruisce, senza singhiozzare in ricorsi procurati dal conflitto intergenerazionale, ma con il contributo di chi, giovane o anziano, nella parola della politica, articola la grammatica che permette a ciascuno di leggere la propria storia come parte integrante di quella dell’altro.

Sognare implica, però, l’uscita dalle parole astratte che imprigionano il pensiero (di chi ha la bontà e la pazienza di ascoltare) confinandolo nella semplificatoria banalità che contrappone, ad es., il ‘rigore’ alla ‘crescita’, in una realtà nella quale anche Palomar, l'indimenticato personaggio di Italo Calvino, ricordato da Paolo di Paolo (Tempo senza scelte, Einaudi, 2016) farebbe fatica a «recuperare una porzione, sia pur minima, di spazio non colonizzata dalle parole generiche ed astratte».

D’altra parte risulta alquanto singolare che coloro i quali propongono (e si propongono come i soggetti per) la politica del futuro, semplicemente moderna nel presente, propugnino la democrazia della «rete»: una di quelle metaforiche espressioni che, come per il ‘rigore’ e la ‘crescita’ oppongono “l’esenzione dal dovere di pensare per chi scrive” alla “esenzione dal dovere di pensare per chi legge” (Gianrico Carofiglio, Venerdì, 12 Maggio 2017, nella sua lezione alla Scuola Normale Superiore di Pisa): in effetti, ripensando al contenuto di quest’espressione, fuori dalla parte consunta del linguaggio comune” (Carofiglio, cit.) riaffiora, sempre entro la metafora, la consistenza di uno strumento di pesca che cattura, in nodosi e stretti angoli di solitudine, l'esperienza che alle persone si propone della politica, quando estromette dalla relazione, riducendo gli elettori entro un più elementare rapporto con il video, con lo smartphone, in solitudine, senza confronto. Il tutto senza la possibilità di “incorporare” quell’inesauribile superficie delle cose, che Palomar ha conosciuto, contemplando il mondo, come avremmo, invece, il diritto di pretendere dalla politica, se solo questa si esprimesse nella rassicurante sintassi del dialogo, proprio di un’autentica democrazia che, come tale, non può ridursi a quelle parole astratte, ma deve declinarsi nella concretezza delle relazioni sociali.

Il sogno è possibile ma prende corpo se la testa è in cielo, come quella di Palomar che lo contempla disteso sulla superficie dell’acqua, ed i nostri piedi sono ben piantati per terra, se la politica ci coinvolge, con la mission cui è tenuto chi ti domanda il consenso per rappresentarti, e la vision che condividono le persone, che non galleggiano, ma camminano, dentro alla famiglia, sul posto di lavoro e nelle relazioni sociali. Ogni giorno.

Giuseppe Mazzotta

 

 

Alfonso M. Iacono

IL TIRRENO

8 maggio 2017

 

La confusione è grande sotto il cielo. Il Senato dice sì alle telefonate libere, moleste selvagge, la Camera dà la licenza di sparare, ma solo di notte, sulle Ong e i migranti siamo al caos (come ricorda Crozza, a chi importa se sono state salvate vite umane?). ma almeno, dopo le primarie, qualcosa si è chiarito. Il PD di Renzi si attesta come partito di centro e non di centro-sinistra. Può darsi che abbia e avrà molti elettori di sinistra ma il PD non lo è più. Non ritengo che Orlando, dopo i risultati delle primarie, possa essere considerato, se mai lo è stato, un’alternativa. Forse un’alibi piuttosto debole per chi sta dentro il PD o forse una collocazione che tenta di frenare la deriva verso un centro che guarda a destra. Ma è sufficiente e credibile il discorso: “tutti uniti contro la destra”? A me pare che ciò ricordi quei film di fantascienza degli anni ’50 quando gli esseri umani, i popoli, gli stati, divisi politicamente e ideologicamente fra loro, univano le forze contro i marziani. Ritrovarsi uniti contro qualcuno o qualcosa forse toglie un po’ d’ansia, ma è la soluzione? La destra, i 5Stelle, la Lega sono marziani? O uomini come tutti gli altri? Questa domanda vale anche per la sinistra frammentata fatta di Articolo Uno MDP, Sinistra Italiana, Pisapia ecc. Al momento in cui arriveranno i marziani, torneranno a riunirsi con il PD? Ma allora perché ne sono usciti o, come Sinistra Italiana, è rinata dalle ceneri di Sinistra e Libertà? A quale scopo? A me sembra piuttosto noioso questo procedere per dibattiti fatti dai parlamentari di sinistra su leggi e leggine. Tutte cose giuste, per carità! Ma continuare a identificare una forza politica con la sua quasi sola presenza istituzionale è lo sbaglio più grande che una sinistra oggi possa fare. Per questo tipo di identificazione vi sono già i due partiti attualmente più forti e antagonisti fra loro, il PD e i 5Stelle. Compito della sinistra dovrebbe essere quello di rifare la politica per farci sognare. Gramsci detestava l’idea del sognare ad occhi aperti, che considerava una specie di fuga dalla realtà. Contro di essa propose la famosa frase: “pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà”. Il pessimismo dell’intelligenza si accompagna al senso critico, ma l’ottimismo della volontà può essere dato solo da qualcosa che immaginiamo, sogniamo, desideriamo, speriamo di ottenere. Al contrario di un diffuso senso comune, l’immaginazione può convivere benissimo con il realismo. Una politica di sinistra deve confrontarsi con i problemi esistenziali dei singoli e delle collettività, con i loro mali, con le loro illusioni. Ad esempio, la precarietà non è soltanto una questione economica legata al lavoro e allo sfruttamento. E’una condizione dell’esistenza che proprio in quanto si associa al fragile mutare delle cose, si oppone al tempo di una vita che è fatta di nascita, infanzia, adolescenza, giovinezza, maturità, vecchia e morte. Oggi, anche grazie all’allungamento della vita in Occidente, questi passaggi sono confusi, nascosti dall’estetica e dalla chirurgia plastica. Perfino l’adolescenza si allunga senza fine e si mescola con la giovinezza. La morte non esiste. Tutto è precario perché tutto sembra rinviabile. Fare figli, per esempio. Questo ha a che fare con la politica? E con una politica di sinistra? Per chi sente il vuoto di una vita senza tempo e sostanza, sì. Per chi guarda il lato crudele di una precarietà che affonda il coltello nella diseguaglianza, sì. La politica non è soltanto amministrazione del potere, ma anche e soprattutto sguardo sul futuro con i piedi ben saldati sul tempo presente. E’ la scienza del possibile che si proietta in un futuro in cui vale la pena sperare. Altrimenti a che serve una sinistra?

 

 

 

La persona, il fiume e... la personalità giuridica

L’induismo da sempre venera i fiumi, somme divinità della natura. Come Ganga, dea del Gange e Madre di tutti i corsi d’acqua, o il possente Sarasvati. Ora la sacralità divent

Gange

a obbligo di legge. Alla vigilia della Giornata mondiale dell’acqua, che si celebra oggi, la Corte suprema dell’Uttarakhand, stato settentrionale attraversato dall’Himalaya, ha decretato che il Gange e lo Yamuna, suo principale affluente, avranno lo status di «entità legali e viventi con status di personalità giuridica»: se qualcuno li danneggia, sarà punito come se avesse ferito o ucciso un essere umano.

I giudici di Nainital hanno citato il precedente del fiume neozelandese Whanganui, adorato dai Maori che, dopo decenni di battaglie legali, sono riusciti la scorsa settimana ad ottenere — prima volta al mondo — il riconoscimento dei suoi «pieni diritti». Come in quel caso, anche il tribunale indiano ha nominato dei «tutori» per controllare e proteggere Gange e Yamuna.

Nel punto della loro confluenza ogni dodici anni si celebra il Maha

 Kumba Mela, il più grande pellegrinaggio di massa al mondo: nel 2013 vi hanno partecipato 100 milioni di persone. Sono i fiumi più amati dagli induisti e fra i più inquinati del pianeta. Nelle acque del Gange — in cui gli induisti si bagnano per purificarsi — ogni giorno si riversano 1,5 miliardi di litri di liquami non trattati e 500 milioni di litri di rifiuti industriali, cui si aggiungono enor

mi quantità di pesticidi agricoli e altre scorie chimiche. Lo Yamuna è ancor più contaminato: in diversi punti le sue acque sono così sporche e stagnanti che non si trova più alcuna forma di vita. Eppure è proprio questo fiume a dissetare, dopo trattamento chimico, i 19 milioni di abitanti di New Delhi.

Le leggi anti-inquinamento esistono già, ma i controlli sono decisamente carenti. La sentenza che riconosce ai due fiumi «lo status di persona giuridica e i corrispondenti diritti, doveri e responsabilità» si rivolge innanzitutto ai governi dell’Uttarakhand e del vicino Uttar Pradesh, colpevoli di non aver istituito il Ganga Management Board, un’agenzia ambientale di controllo.

Per la lettura integrale dell’articolo, Se il Gange diventa «umano», Danneggiare il fiume sacro sarà come ferire una persona, di Sara Gandolfi cfr. Mercoledì 22 Marzo, 2017 CORRIERE DELLA SERA

L'oro dell'ambiente

La diffusione indiscriminata delle miniere ha suscitato controversie in tutto il continente, ed è il motivo che recentemente ha portato il Salvador a proibire l’estrazione d’oro e altri metalli sul suo territorio. Questa decisione è una vittoria per gli attivisti e i leader della chiesa locale, secondo cui concedere mano libera alle aziende avrebbe peggiorato ulteriormente la già disastrosa situazione ambientale del paese.

Aziende Minerarie La legge è stata approvata dopo una lunga disputa tra il governo e un’azienda canadese che aveva investito in una miniera d’oro. Nel 2016 una commissione arbitrale della Banca mondiale ha dato ragione al Salvador. Dopo la sentenza l’idea di un bando sulle miniere è diventata sempre più popolare tra i salvadoregni, convinti che quest’attività presenti più rischi che vantaggi.

In Ecuador gli scontri tra i minatori illegali e gli attivisti sono diventati violenti. Nel 2015 in Brasile 19 persone sono morte quando una diga mineraria è crollata, liberando tonnellate di scorie tossiche. In Colombia i minatori hanno disboscato enormi tratti di foresta amazzonica.

In Argentina alcune comunità indigene rischiano di restare senz’acqua a causa dell’estrazione del litio da parte di aziende straniere.

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Per una lettura integrale dell’articolo cfr. The New York Times, Stati Uniti (riprodotto anche da Internazionale 1199 | 7 aprile 2017, pag. 17)

Quanto vale l'istruzione?

Internazionale ArmiI cinque principali importatori (di armi) sono India, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Cina, Algeria. In India va il 13 per cento di tutte le armi vendute nel mondo. Per l’Arabia Saudita, che guida l’intervento militare nello Yemen, l’aumento è stato del 212 per cento. In Medio Oriente le importazioni sono cresciute dell’86 per cento e sono il 29 per cento del totale.

Si stima che in tutto il mondo nel 2015 le spese militari abbiano raggiunto i 1.676 miliardi di dollari, equivalenti al 2,3 per cento del pil mondiale o a 228 dollari a persona. Gli Stati Uniti sono il paese che ha speso di più: 596 milioni di dollari, il 36 per cento del totale.

Il Sipri calcola che basterebbe meno della metà delle spese militari mondiali annuali per raggiungere la maggior parte degli obiettivi di sviluppo delle Nazioni Unite per i quali le risorse economiche sono un requisito necessario: con poco più del 10 per cento di quello che si spende in armi si potrebbe sconfiggere la povertà; con meno del 10 per cento si potrebbe garantire a tutti i bambini e a tutte le bambine del mondo un’istruzione gratuita e di qualità.

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Per una lettura integrale dell’articolo cfr. Internazionale 1195 | 10 marzo 2017, Giovanni De Mauro, Istruzione

 

Quando la cultura è fonte di carità

Sono in molti, i quali vorrebbero sapere […] ed abbiano avuto impedimento dal non studiare […], io per utilità di questi cotali […] intendo traslare di latino in volgare alquanti memorabili fatti e detti degli antichiGuidoDaPisaGuidoDaPisa 01GuidoDaPisa 02

 

Guido da Pisa, frate carmelitano (Pisa, seconda metà del XIII secolo metà del XIV secolo) è stato uno scrittore italiano attivo nel XIV secolo.

Sono in molti, i quali vorrebbero sapere […] ed abbiano avuto impedimento dal non studiare […], io per utilità di questi cotali […] intendo traslare di latino in volgare alquanti memorabili fatti e detti degli antichi

 

Guido da Pisa, frate carmelitano (Pisa, seconda metà del XIII secolo metà del XIV secolo) è stato uno scrittore italiano attivo nel XIV secolo.

In Italia è prevista l’adozione del minore e non la maternità surrogata

Paradiso Campanelli

 

Anche per la Corte Europea dei diritti dell’Uomo, la pratica di maternità surrogata

fonda il legittimo allontanamento del bambino dalla coppia comittente

Con sentenza del 24 gennaio 2017, n. 25358/12 la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, Grande Camera, ha deciso che portare «un bambino in Italia, spacciandolo come proprio figlio, in palese violazione delle disposizioni della nostra legislazione (Legge n. 184 del 4 maggio 1983) in materia di adozione all'estero dei bambini, il sig. OMISSIS e la signora OMISSIS hanno agito in violazione di legge» e che i termini di un accordo all'estero per la consegna di materiale genetico per la fecondazione di ovuli di un'altra donna «è in violazione del divieto di utilizzo di tecnologia di riproduzione assistita (ART) di tipo eterologo prevista» dalla L. 40/2004.

I coniugi avevano redatto in Russia un accordo di maternità surrogata, per accedere ad una pratica di inseminazione, mediante la quale nasceva, a Mosca, il 27 febbraio 2011, un bambino, che, secondo la legislazione locale, acquisiva lo status di figlio della coppia committente.

Rientrati in Italia, il 05 maggio 2011, i coniugi chiedevano, così, la registrazione del 

certificato di nascita all’anagrafe del Comune di loro residenza. Il rifiuto opposto dal Comune e la dichiarazione dello stato di adottabilità del neonato, collocato in casa famiglia, su provvedimento del Tribunale per i Minorenni competente per territorio, conseguivano alla violazione della legge in materia di adozione (L. 184/1983) oltre che di quella in ambito di Procreazione Medicalmente Assistita (L. 40/2004).

I coniugi ricorrevano alla CEDU, sul presupposto che la mancata registrazione anagrafica sarebbe risultata in violazione dell’art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, ossia della norma secondo la quale «Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza. 2. Non può esservi ingerenza di un’autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui».

Ma la Grand Chambre sentenzia che non è il progetto individuale, l'aspirazione di essere genitore a fondare la relazione famigliare giuridicamente rilevante, bensì legame instaurato, non solo assicurando «i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito», come recita l’art. 1 della legge 40 del 2004, ma anche nell’osserva

nza delle norme che tutelano il minore nel quadro di un sistema con un’intrinseca coerenza, orientato a garantire che il progetto concepito dai genitori si realizzi effettivamente nell’esistenza del figlio: non si permette la procreazione medicalmente assistita di un bambino perché vengano ad esistenza due genitori ma, al contrario, in tanto si è genitori, in quanto si operi a beneficio di un figlio, adesso, anche per la Corte Europea dei diritti dell’Uomo.

La Grand Chambre della Corte di Strasburgo, ribaltando una precedente pronuncia della Stessa Corte, ha stabilito che l’allontanamento dalla coppia committente del minore nato da maternità surrogata, ove avvenga nelle primissime fasi di vita del bambino non costituisce ostacolo all’applicazione della legge, non essendovi interferenza alcuna nella sfera privata e famigliare di un soggetto che ancora si trovi nell'iniziale fase del suo sviluppo psicofisico.

Il sistema di tutela dei minori in Italia prevede che essi siano sottoposti al potere – dovere dei genitori di assisterli moralmente e materialmente, prestando loro le cure necessarie ad un equilibrato sviluppo psicofisico, dalla nascita alla raggiunta indipendenza socioeconomica, sempre nel quadro delle regole fondanti la responsabilità genitoriale. Queste regole operano nell'ambito di una relazione giuridicamente rilevante che, come tale, non può essere stabilita sulla base di un progetto genitoriale espresso in aperta violazione delle norme poste a tutela dei minori, anche rispetto Paradiso Campanelli Stevensalle fasi precedenti la loro nascita. La qual cosa assume particolare e decisiva importanza nei casi nei quali, all’instaurazione di una relazione genitoriale sia di ostacolo l’incapacità generativa degli aspiranti genitori, i quali sono ammessi alla procreazione medicalmente assistita con le facoltà e i limiti posti dalla legge 40 del 2004 attualmente vigente in Italia. Questa legge vieta, all’art. 12, ogni forma di maternità surrogata, per motivi che, pur non coincidenti tra i sostenitori e i contrari alla PMA eterologa, operano sostanzialmente bypartisan, specialmente avuto riguardo al fatto che vi sono, in primis, l'interesse del bambino a non essere oggetto di pratiche di maternità surrogata e, elemento anch’esso fondamentale, che la donna non sia parte di una pratica che colpisce i valori fondanti l’ordinamento giuridico infliggendo un’inguaribile e profonda ferita alla dignità della persona.

 

Nella Foto: Alfred Stevens – Madre con i suoi figli – 1887. MATERNITA' 

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- 8 maggio 2014

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