Nossignori. Per me, io sono colei che mi si crede!

Nossignori. Per me, io sono colei che mi si crede!

 SIGNORA PONZA - Nossignori. Per me, io sono colei che mi si crede. (Guarderà attraverso il velo, tutti, per un istante; e si ritirerà. In   silenzio.) LAUDISI - Ed ecco, o signori, come parla la verità. (Volgerà attorno uno sguardo di sfida derisoria.) Siete contenti?

Luigi Pirandello - Così è (se vi pare) Edizione 1925

 

 

Le attese del lettore e le tenebre che avvolgono il personaggio

Umberto EcoSecondo elemento fondamentale è quello che ho chiamato il topos del falso sconosciuto, che si verifica quando il romanziere, titillando le attese del lettore, presenta – avvolto, o dalle tenebre, o da mantelli che ne celano le fattezze – un personaggio che il lettore conosce già benissimo e non dovrebbe essere sorpreso di rivedere

(...)

Il feuilletton vive sul dramma dell'adulterio e delle gelosia. In Se la luna mi porta fortuna Filippo scopre che Guarrando è l’amante di sua moglie:

Da te non me lo sarei mai aspettato!” Esclamo Filippo.

Se avessi immaginato che la prendevi in questo tono ...”

Filippo fa cenno di tacere. Col capo fra le mani, si mise a piangere come un vitellino di latte. Guerrando si sentiva stringere il cuore e avrebbe volentieri confortato l’amico, se non fosse stato il meno adatto a farlo. Perché era sinceramente affezionato a Filippo. Glielo disse. Il marito della sua amante lo guardò tra le lagrime.

E’ finito tutto, è finito tutto!” gemé.

Sì. Questa era la cosa più triste: che tutto fosse finito, anche tra i due uomini. Quanto valeva di più l’amicizia di Filippo che l’amore dell’infedele Susanna! Ora tutto era finito: le partite seriali, le simpatiche conversazioni tra i due uomini, che andavano tanto d’accordo, le cenette insieme, gli scherzi, le gite: Guerrando espresse il suo sincero dolore a Filippo e il suo rammarico che la loro amicizia fosse finita.

L’hai voluto tu!” disse Filippo, sempre piangendo. “Ora non si può accomodare.”

Perché?” disse Guerrando. “Non dipende che da noi.”

Filippo lo incenerì con un’occhiata.

Ma non pensi” disse “che tutti riderebbero di me. Non si può. Non si può.”

E ricominciò a piangere.

Vediamoci di nascosto,”disse Guerrando “diamoci degli appuntamenti in luoghi solitari, che nessuno sappia. Io ho un appuntamentino.”

Taci!” disse il vecchio.

No, Filippo” disse Guerrando con dolcezza “tu devi comprendermi e devi capire il mio sincero desiderio di riparare.”

Disse, per confortarlo:

Io sospetto che quella donna abbia tradito anche me.”

Filippo dette un gemito: di pietà per l’amico tradito? Di dolore per la notizia del nuovo tradimento di sua moglie?

Non s’è mai saputo.

Egli disse soltanto:

La scaccerò di casa.”

Grazie” mormorò Guerrando.

Anzi,” proseguì Filippo “la ucciderò.”

Ma no,” disse Guerrando “perché vuoi ucciderla?”

Va bene” fece l’altro “non la ucciderò.”

S’era un po’ rasserenato.

Ora,” disse “debbo confessarti una cosa che ti farà molto ridere. Quando t’ho detto: “Tu sei l’amante di mia moglie ...”

Ebbene?”

Scherzavo.”

Che scherzi da cretino!” gridò l’altro. “Vedi? Vedi che succede a fare questi scherzi? Un’altra volta vacci piano, con gli scherzi!”

Guardò timidamente l’amico.

Allora,” disse “se scacci tua moglie, potrò continuare a frequentar la tua casa? Potremo riprendere le nostre partite serali?”

Filippo era molto combattuto. Ma la tentazione era forte. A un tratto si decise. Tese la destra a Guerrando.

E sia,” balbettò, a bassa voce “ma a un patto.”

Sentiamo.”

Che nessuno lo sappia.”

Nessuno saprà mail nulla,” bisbigliò Guerrando “te lo giuro: Faremo di tutto perché nessuno sappia.”

Bada di non compromettermi,” disse il vecchio “ne va del mio decoro. Esigo la massima segretezza.”

Filippo,” disse gravemente l’altro “sono un gentiluomo.”

E soprattutto,” aggiunse Filippo levando l’indice “che mia moglie non sappia.”

Tratto da “Ironia e Menzogna” di Umberto Eco

Il divenire nella creazione

Nel Big Bang taluni hanno visto affrettatamente una conferma della creatio ex nihilo.

La Rivelazione cristiana insegna che il mondo è stato creato da Dio ex nihilo sui et subjecti. 

Creazione Big BangLa teoria del Big Bang non appartiene in alcun modo all’ambito della creazione dal nulla, ma all’ambito della trasformazione e del divenire: per dirla con i termini di Tommaso d’Aquino il Big Bang appartiene al divenire, non alla creazione. 

 Ciò che la scienza studia sono i risultati o gli effetti dell’esplosione iniziale, non la creazione ex nihilo accaduta fuori dal tempo e irraggiungibile per la scienza, che sta e deve stare ai fatti e al misurabile. Naturalmente la mente umana chiederà sull’origine del nucleo primordiale, se esso sia stato creato, o se sia sempre esistito, o se sia stato preceduto da un ciclo cosmico anteriore come pensavano gli stoici, in cui dopo una genesi primordiale accadeva un incendio universale e un nuovo ciclo ripartiva.

La seconda e la terza posizione – l’esistenza eterna del nucleo primordiale e l’assunto dei cicli cosmici – andrebbero escluse in rapporto al principio termodinamico dell’aumento dell’entropia (che gli antichi non conoscevano), in quanto nel caso di un nucleo esistente da sempre il disordine sarebbe totale e la temperatura allo zero K, mentre nel caso dell’ipotesi stoica bisogna postulare una causa riordinante esterna (al di fuori dell’universo) che al termine dell’anno cosmico e dell’incendio universale faccia ripartire il nuovo ciclo, ricaricandolo e diminuendo l’entropia.

In breve il concetto di creazione dal nulla e di un Creatore ha senso per la filosofia e la teologia, non per la cosmologia fisica che studia il divenire cosmico.

Un abisso divide il concetto di creazione dal nulla e il concetto di divenire, e nessuno l’ha compreso meglio dell’Aquinate che – quale luce alta sul monte – ha elaborato questo tema decisivo osservando che la creazione non rientra nell’ambito del divenire e del cambiamento. Nel divenire può talvolta prevalere la causa efficiente (si pensi al meccanicismo e al moto locale), ma non nella creazione. Il divenire accade nel tempo, mentre la creazione è atto intemporale, fuori dal tempo: il tempo “inizia” con la creazione e il suo divenire, ma l’atto creatore è appunto privo di temporalità. Ne segue che il Big Bang rimane soltanto una teoria fisica sull’evoluzione dell’universo, che non può essere confusa con l’atto creativo, e che potrebbe in futuro essere sostituita da altre visioni scientifiche.

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Per la consultazione integrale dell’articolo, cfr. Avvenire del 15 ottobre 2017, È tempo di ripensare la Creazione, di Vittorio Possenti

Vangelo Giovanni, 8,1 - 11

Sito AdulteraDal Vangelo secondo Giovanni 8,1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava.

Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono:

“Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”

Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra.

E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”.

E chinatosi di nuovo, scriveva per terra.

Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.

Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse:

“Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”.

Ed essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù le disse: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”.

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Dalla Bibbia dell'Università di Navarra

La risposta di Gesù accenna indirettamente al modo in cui veniva eseguita la lapidazione presso i Giudei: i testimoni del reato erano tenuti a scagliare le prime pietre, cui si aggiungevano poi quelle degli altri membri della comiunità, quasi a cancellare collettivamente l'nfamia ricaduta su tutto il popolo [cfr. Dt, 17, 7]. La questione, posta sotto l'aspetto giuridico, viene da Gesù innalzata al piano della moralità (che erge e giustifica il piano del diritto), facendo appello alla coscienza di ognuno. Il Signore non viola la Legge, osserva San Agostino, ma nemmeno vuole che vada perduto quello che stava cercando, perché è venuto in terra a salvare ciò che si era smarrito: «Guardate che risposta piena di giustizia e insieme piena di mansuetudfine e di verità! O risposta della Sapienza! […] Avete dunque sentito il verdetto?

Ebbene, si appplichi la Legge, si lapidi l'aduletra! E' giusto, però che la legge della lapidazione venga esguita da chi deve essere a sua volta colpito? […]

Si punisca la peccatrice ma non ad opera dei peccatori; si adempia la Legge ma non ad opera dei prevaricatori delal Legge» (In Ioannis Evang. Tractatus, 33, 5)

Nella Foto: Cristo e l’Adultera, 1548-'50 - Museo-Antico Tesoro della Santa Casa di Loreto

L’alternativa a prefigurarsi reduci

Tempo SenzaScelte

Non li abbiamo interrogati a sufficienza questi reduci di vite non scelte, non fino in fondo, questi stoici senza teorie: non hanno fatto in tempo a chiedersi chi essere, che già erano qualcosa. Libertà senza scelta, la loro, o piuttosto scelta senza libertà? Noi nipoti cresciuti, a ogni modo navighiamo a vista – nel lusso disperante di protrarre il più possibile il rendiconto con l'identità. Chi sono? Che cosa faccio? Che cosa voglio fare? Che cosa posso fare? Chi sono in grado di essere? Nessun imperativo Nessuna scelta da considerare definitiva. E’ rassicurante e spaventoso insieme: Ancora un’opzione, una possibilità, ancora un desiderio!

(...)

Dove sarà mai, allora, il punto in cui «la scelta è più della somma di tutte le scelte compiute prima?» (joan Didion, Run river)? Dove sarà mai l’istante in cui si prende una decisione radicale «con tutta l’intensità della personalità?»

(...)

Si possono mettere in dialogo la poesia e le strade di una città? Se si tratta di versi di Lorca, sì: lo sapeva Pablo Neruda, che nell’ode all’amico spagnolo morto neanche quarantenne, scriveva: «le città che sanno di cipolla rorida | aspettano che tu passi con il tuo canto roco».

(...)

Ad afferrare l’anima intraducibile delle cose, «l’incanto misterioso e ineffabile» per via di ciò che lui chiama duende - un sentore magico, quasi demoniaco. La vita di Lorca è tutta duende, è un sortilegio pazzo, fosforescente, a volte triste.

(...)

Parla ancora con Dio, rimette piede in chiesa; partecipa, confuso, nella folla, a una processione per la settimana santa. Quando arriva a New York, nell’estate del 1929, alza gli occhi verso le cime dei grattacieli, viaggia in metropolitana, va al cinema – sono gli anni in cui esplode il sonoro – canta il dolore sommerso della grande città.

(...)

Tutto ciò che aveva imparato, capito, tradotto in versi della sua terra andalusa – i bambini allegri fuori da scuola, i fior della campagna , le stelle, io pioppi, la sete. I melograni, i ruscelli, le capre, i campi di olivi aperti come ventagli - , tutto entra nella centrifuga della metropoli.Calvino Tempo senzascelte

(...)

Siamo visibili, gestori della nostra stessa visibilità – e saturi di visioni. Al punto forse da aver smarrito la facoltà che stava a cuore a Calvino: «il potere di mettere a fuco visoni a occhi chiusi».

(...)

In tutto questo, che cosa c’entra uno come Bartleby? Forse il suo «avrei preferenza di no» funziona come un antidoto? Forse quel suo contegno, quella sua costanza, quella sua – così la chiama Melville – tranquillità, quella sua capacità di silenziosa contemplazione sono un argine, il freno al nostro essere troppo leggeri, troppo rapidi, visibili, molteplici, al punto di perderci e disperderci. «una sua qualità primaria, - scrive Melville, - consisteva in questo: ch’egli era sempre là». Solido, nella sua inattaccabile coerenza.

(...)

La parola «contemplazione» appare quando il personaggio, in una sera estiva, sta facendo la sua nuotata giornaliera. Meglio il morto a galla. «il suo sguardo rovesciato ora contempla le nuvole vaganti e le colline nuvolose di boschi. Anche il suo io è rovesciato negli elementi: il fuoco celeste, l’aria in corsa, l’acqua culla e la terra sostegno. Sarebbe questa la natura?»

(...)

«Solo dopo aver conosciuto la superficie delle cose, - conclude il Signor Palomar, - ci si può spingere a cercare quello che quel che c’è sotto. Ma la superficie delle cose è inesauribile»

(...)

«Palomar tenta di recuperare «una porzione, sia pur minima, di spazio non colonizzata dalle parole generiche ed astratte»

(...)

«Gli occhi di Palomar sono quelli di un Bartleby miope («occhio nudo per lui che è miope significa occhiali»)»

(...)

«Si chiama Bucky Cantor ed è il protagonista de

Nemesi Tempo senzascelte

(...)

l romanzo pubblicato da Philip Roth prima di congedarsi dalla scrittura, Nemesi»

(...)

«Roth è magistrale, con la sua prosa sobria, precisa, non si lascia sfuggire una sola declinazione della paura umana: quando diventa rabbia, quando si alimenta di ignoranza, di superstizione, quando uccide ogni forma residua di intelligenza»

 

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Paolo di Paolo, Tempo senza scelte, Einaudi, 2016

L'indovinello più difficile del mondo

http://utenti.quipo.it/base5/logica/bugiardi_sinceri.htm

Three gods: The hardest logic puzzle ever (L'indovinello più difficile del mondo), pubblicato da George Boolos nel 1996 su The Harvard review of philosophy, mostra come la logica possa risultare decisiva insieme alla ricostruzione storica quando questa non sia sufficiente.

Sto cercando la strada per il Paradiso e giungo a un bivio.

Sono certo che una delle due strade porta al Paradiso mentre l'altra porta all'Inferno.

Ma non c'è nessun cartello indicatore perciò non so da che parte andare.

Il bivio è sorvegliato da due guardiani.

Uno di essi risponde sempre in modo veritiero alle domande che gli sono rivolte e l'altro mente sempre.

Purtroppo non ho la minima idea di quale sia il guardiano sincero e quale il bugiardo.

Invece i due guardiani si conoscono bene e sanno chi è il SINCERO e chi è il BUGIARDO.

Supponiamo chemi sia concesso di rivolgere una sola domanda a uno solo dei guardiani.

Come è possibile raggiungere la conclusione circa la certezza della strada per il Paradiso?

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Occorre rivolgersi ad uno qualsiasi dei due guardiani e chiedergli indicando una qualsiasi delle due strade :

"Se io chiedessi al tuo compagno se la strada di sinistra porta al Paradiso, egli che cosa mi risponderebbe?"

La risposta sarà un "SI" oppure un "NO" e sarà certamente FALSA.

Perciò sarà bene prendere l'altra strada.

Entrambi i guardiani sono costretti a dare la risposta FALSA a questa domanda e ciò risulta comprensibile considerando tutte le situazioni possibili:

a) La strada indicata nella richiesta (ad es.: sinistra) potrebbe portare o non portare al Paradiso.

b) Il guardiano a cui ho rivolto la domanda potrebbe essere SINCERO o BUGIARDO.

4 sono le possibili ipotesi possibili:

1) La strada porta in paradiso e il guardiano è sincero.

Il compagno del guardiano è bugiardo e risponderebbe "NO".
Il guardiano a cui hai fatto la domanda è sincero, perciò ti riferisce fedelmente la risposta del suo compagno, cioè ti risponde "NO", che è FALSO.
(*) Perciò tu prendi quella strada.

2) La strada porta in paradiso e il guardiano è bugiardo.
Il compagno del guardiano è sincero e risponderebbe "SI".
Il guardiano a cui hai fatto la domanda è bugiardo, perciò ti riferisce il contrario della risposta del suo compagno, cioè ti risponde "NO", che è FALSO.
(*) Perciò prendo quella strada.

3) La strada non porta in paradiso e il guardiano è sincero.
Il compagno del guardiano è bugiardo e risponderebbe "SI".
Il guardiano a cui hai fatto la domanda è sincero, perciò ti riferisce fedelmente la risposta del suo compagno, cioè ti risponde "SI", che è FALSO.
(*) Perciò prendo l'altra strada.

4) La strada non porta in paradiso e il guardiano è bugiardo.
Il compagno del guardiano è sincero e risponderebbe "NO".
Il guardiano a cui hai fatto la domanda è bugiardo, perciò ti riferisce il contrario della risposta del suo compagno, cioè ti risponde "SI", che è FALSO.
(*) Perciò prendo l'altra strada.

Questa domanda è costruita in modo che:

il bugiardo risponde mentendo su ciò che risponderebbe il sincero, cioè il FALSO;

il sincero riferisce fedelmente la menzogna che proferirebbe il bugiardo, cioè il FALSO.

Bugiardi e sinceri - livello 2

La situazione è simile a quella del problema precedente con una unica differenza: questa volta c'è un solo guardiano che potrebbe essere SINCERO o BUGIARDO.

Ma tu non sai che cosa è.

Ti è concesso di rivolgere una sola domanda al guardiano.

Come puoi individuare la strada per il Paradiso?

Risposta

Gli chiedi, indicando una qualsiasi delle due strade (prendiamo come esempio quella di sinistra):

"Se io ti chiedessi se la strada di sinistra porta al Paradiso, tu che cosa mi risponderesti?"

La risposta sarà un "SI" oppure un "NO" e sarà certamente VERA.

Questa domanda è costruita in modo che:

  • il bugiardo risponde l'opposto di ciò che egli stesso risponderebbe, cioè il VERO;

  • il sincero risponde fedelmente ciò che egli stesso risponderebbe, cioè il VERO.

Il contratto e la bellezza. Un’interfaccia dell’eleganza

Il 23 febbraio 1608 il rettore della Congregazione dell'Oratorio dei Filippini di Roma, padre Flaminio Ricci, scrive al confratello Francesco Francellucci, rettore dell’Oratorio di Fermo: «Con il pittor che ha fatto il nostro quadro dell’altar maggiore che vien intorno ad ottocento scudi ho fermato il patto di dipingere il quadro de’ la Natività per l’altare che mi scrivete secondo la mesura mandata, et i lumi avvisati che egli ha il prezzo. L’ho fermato a dugento scudi». Il 31 maggio Padre Flaminio scrive a padre Francellucci: «Di questa settimana ho condotto due miei amici intelligenti di pittura a vedere il quadro ormai compito. Uno è religioso laico e valente pittor chiamato il P. Blasio de’ Padri Theatini di Monte Cavallo. L’altro è il Sig. Giovan Battista Crivelli Gentil huomo romano. Ad ambedue è piaciuto molto, et mi hanno detto che il denaro è stato speso benissimo e darà soddisfazione».

Rubens adoration of the shepherds u

 

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Vittorio Sgarbi – Dall'ombra alla luce.

Da Caravaggio a Tiepolo. Il tesoro d'Italia. Vol. 4, pag XII

 

Nella Foto: Pieter Paul RubensSanta Notte, Pinacoteca Civica, Fermo

UN NOBEL ALL'ECONOMIA CHE ACCUMULA CENERI

Premio alla «teoria dei contratti», semplice e disastrosa

Sito Nobel BruniUN NOBEL ALL'ECONOMIA CHE ACCUMULA CENERI

La cultura del contratto è la grande vincitrice del nostro tempo di troppi poveri perdenti. Si è sviluppata sulle ceneri della cultura del patto, che era stata la colonna portante dell’edificio famigliare, civile e politico delle generazioni passate. Fino a pochi decenni fa, il regno del contratto era importante ma delimitato, perché la gran parte della vita della gente era retta dal registro del patto (famiglia, amicizia, politica, religione, lavoro ...). Patti e contratti hanno convissuto per molti secoli, erano strumenti complementari per la vita sociale.

Fino a quando la globalizzazione dei mercati e della finanza e l’emergere di un ethos dove ogni legame è vissuto come un laccio per l’individuo, hanno decretato la trasformazione progressiva di tutti i patti in contratti. Il patto è (era) un fatto comunitario e simbolico. Non nasce dal solo registro dell’interesse personale, ma ha nella gratuità, nel perdono, nei legami e negli interessi collettivi i suoi elementi costitutivi.

Matrimoni, cooperative, città, costituzioni, il lavoro, erano patti e non contratti – e sino a quando “vivono”, lo sono ancora. I contratti piacciono molto all’individuo postmoderno perché gli appaiono come “relazioni umane senza ferita”, cioè rapporti con costi “di attivazione” e “di uscita” molto bassi, certamente più bassi dei costi dei patti. E così il contratto sta velocissimamente sostituendo il patto nella famiglia, nella scuola, nella sanità, nel “mercato del lavoro”, presentandosi come l’unico strumento davvero liberale e civile per regolare i rapporti umani, possibilmente tutti.

Si capisce allora perché il Comitato per l’assegnazione del premio Nobel per l’economia, nel premiare ieri agli economisti Oliver Hart e Bengt Holmström, abbia motivato la scelta dei vincitori dicendo che il loro lavoro sulla teoria dei contratti copre oggi una area sempre più vasta, «dalla regolamentazione dei fallimenti delle imprese, fino al disegno delle costituzioni». La teoria economica dei contratti è infatti ormai diventata una grammatica universale per disegnare i rapporti umani non solo nelle imprese, ma anche nelle università, nella politica, e sempre più in ogni forma di organizzazione. Questo l’Accademia Reale delle scienze di Svezia mostra di saperlo molto bene.

Ma ciò che forse non sa, o non dice, è che la teoria dei contratti sta cambiando profondamente il nostro modo di stare insieme al mondo, e non in meglio. Essa, infatti, veicola una ben precisa visione dell’uomo e una sempre più invadente e influente ideologia, che si basa su alcuni assiomi-dogmi tutt’altro che eticamente neutri. Il principale e più potente è la teoria dell’incentivo, secondo la quale se lo paghi in modo adeguato e sofisticato puoi ottenere praticamente tutto da ogni essere umano. E quindi tutte le altre motivazioni non monetarie e non auto-interessate degli esseri umani non vanno prese sul serio perché non sono credibili né affidabili. Il lavoratore o il cittadino – secondo questa teoria economica – non lavora bene perché attribuisce un valore in sé al lavoro ben fatto, ma solo se adeguatamente remunerato. E dopo decenni durante i quali gli economisti hanno continuato a pensare, scrivere, e a insegnare tutto ciò, è sempre più difficile trovare qualcuno che pensi che la prima motivazione che spinge una persona a lavorare bene sia la sua etica professionale o il proprio dovere.

Un effetto collaterale di questa neopremiata teoria dei contratti, è presentare tutti i rapporti umani come rapporti liberi tra pari (come contratti, appunto). Siamo quindi all’eclissi del grande tema del potere,che viene declinato come una semplice questione di giusti incentivi. Tutto semplice, troppo semplice. Un semplicismo fondato sul grande vulnus di un forte riduzionismo antropologico, di cui la teoria dei contratti è massima espressione. La complessità motivazionale, simbolica, relazionale, spirituale delle persone è lasciata sullo sfondo. Si dipingono uomini e donne troppo semplificati, si costruiscono contratti reali a misura di questi “omuncoli economici”, e alla fine finiamo anche per credere di essere veramente come ci vede un’economia che insegue l’antica utopia di ridurre le relazioni umane a una questione di tecnica, e perciò eticamente neutrale, universale, astratta. E inutile, se non fosse manipolatoria. Allora, la domanda vera diventa: siamo sicuri che oggi, mentre ne continuiamo a pagare le conseguenze disastrose, fosse opportuno premiare i maggiori rappresentanti di questa teoria economica e finanziaria che viene presentata come una semplice “scatola di strumenti”? Forse, se vogliamo che la gente torni amica della teoria economica e la teoria economica si dimostri amica della gente, servono economisti più umanisti e meno tecnicisti. Studiosi che alla domanda: «Cosa ti ha spinto a diventare economista?», potrebbero dare risposte simili a quella che diede quasi un secolo fa il grande (e dimenticato) Achille Loria: «Il dolore umano».

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cfr. Luigino Bruni su Avvenire del 11 ottobre 2016

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- 8 maggio 2014

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