Il Capitale Sociale nell'Universo delle nostre relazioni

Capitale Sociale rete venditaLa capacità di reagire di fronte ad eventi negativi è notevole dell'essere umano. Come mostrano alcune ricerche, le conseguenze di un trauma dipendono in gran parte da come una persona lo legge, dal suo mondo valoriale di riferimento, e soprattutto se essa si trova sola farlo o se ha qualcuno accanto a sé in grado di aiutarla.

Risulta invece molto più dannosa per la salute una vita solitaria in assenza di problemi rispetto a un evento tragico, ma affrontato con il supporto di legami forti e profondi.

Ma quali sono gli elementi che contribuiscono alla salute di una comunità? Robert Putnam, un politologo statunitense, lì ha riassunti con il termine «capitale sociale»: un bene indispensabile che, analogamente alle banche e ai centri di investimento, è alla base della ricchezza di una società sotto il profilo della qualità della vita.

Il termine non è stato coniato da Putnam. Esso viene impiegato per la prima volta, nel 1916, da Lyda Judson Hanifan, ispettore delle scuole di campagna della Virginia. Egli, notando la forte correlazione tra la dimensione comunitaria e il rendimento scolastico, per l'appunto di «capitale sociale», definendolo come «l'insieme dei beni tangibili che contano maggiormente nella vita quotidiana delle persone: vale a dire, buona volontà, amicizia, solidarietà, rapporti sociali tra individui e famiglie che costituiscono un'unità sociale [...]

L'individuo, se lasciato a se stesso, è socialmente indifeso [...].

Se viene in contatto con i suoi vicini, e questi con altri vicini, si accumulerà capitale sociale che può soddisfare immediatamente suoi bisogni sociali e mostrare una potenzialità sociale sufficiente al miglioramento sostanziale delle condizioni di vita dell'intera comunità».

Per Francis Fukuyama, un politologo statunitense di origine giapponese, il fattore principale alla base della prosperità economica di una nazione è la capacità di dare e ricevere fiducia. Le società con un alto tasso di fiducia infatti favoriscono gli scambi a tutti livelli: informativo, affettivo, di competenze e di solidarietà; essi a loro volta incrementano il benessere e la prosperità.

Per Putnam, il crescente isolamento della società poteva essere rilevato in tre ambiti che fino a quel momento avevano Capitale Sociale social media pplcaratterizzato la vita quotidiana: la cena, il bridge, lo sport. Tre situazioni che consentivano soprattutto la conversazione gratuita, senza impegni di sorta, affrontando allo stesso tempo tematiche culturalmente impegnate: dalla politica all'economia e alla letteratura. Il drastico calo di attività è sintetizzata dal titolo originale del libro di Putnam «Bowling alone». Il bowling, un tempo molto praticato negli USA, univa svago e socialità mentre, ora è sempre più disatteso o, al massimo, praticato da soli.

Un altro cambiamento rilevante riguarda la consuetudine di prendere i pasti insieme - soprattutto il pasto serale -, riunendo la famiglia, conversando e condividendo quanto accaduto nel corso della giornata. L'avvento dei fast food, della Tv e degli iPhone sempre accesi hanno accelerato la dissoluzione della comunità familiare come luogo di ritrovo e di conversazione gratuiti. Anche il reddito crescente ha esercitato un indubbio fascino sulle nuove generazioni, suggerendo l'idea di un benessere meramente materiale e facile da conseguire.

Capitale Sociale cooperazione11La solitudine accentua anche la tendenza a identificarsi in un unico ruolo per lo più professionale, al quale si consacra tutto il proprio essere, soprattutto in termini di tempo e di energie, e quando essa va in crisi (anche a motivo di sempre più gravi crisi economiche), rischia di travolgere l'intera esistenza della persona. Ne deriva una situazione di instabilità psicologica posta al limite del tracollo psichico, al punto da non voler più continuare a vivere.

L’erosione del capitale sociale si fa sentire anche in sede educativa e di vita sociale, come aveva notato più di un secolo fà Lyda Hanifan. Crescere un figlio «che si farà strada, che ora è successo» sembra essere il sogno di molti genitori, senza cercare di conoscerlo nei suoi personali interessi e capacità, imponendogli un vestito preconfezionato, appariscente ma foriero di pesanti frustrazioni e sofferenze: «Troppi padri di successo, acriticamente orgogliosi dei successi conseguiti, hanno distrutto lo spirito di meno capaci figli insisteva che aspirino a fini troppo difficili da padroneggiare o di nessuno e dico interesse per loro» [H. Fairle, Seven Deadly Sins Today, Washington, University of Notre Dame Press, 1979, 53 s.]

Un altro esempio eloquente di questo disastro educativo è il ritiro autistico di numero crescente di adolescenti giapponesi, un fenomeno classificato nel mondo con il termine specifico, ihkikomori (letteralmente, «stare in disparte, isolarsi»). Esso sembra essere dovuto all'incapacità di reggere lo stress di una società sempre più esigente ma priva di legami significativi, che non tollera fragilità e fallimenti (il Giappone registra la percentuale più alta al mondo e di suicidi tra gli adolescenti per motivi scolastici).

Purtroppo l'individualismo non è mai stato veramente messo in discussione in sede culturale, anche perché fonti notevole profitto economico a livello commerciale, industriale professionale, favorisce il consumismo, il culto del fitness, la psicoterapia, le assicurazioni, gli interventi legislativi. Ma i costi che presenta in termini di sofferenza e di vite umane non possono essere più ignorati.

E’ necessario pensare a una politica di rivitalizzazione del capitale, oggetto di un programma articolato e capillare.

Per quanto riguarda i media, Putnam intravvede cinque problematiche circa un loro possibile uso a servizio del capitale sociale: 01) garantire a tutti la possibilità di accesso a internet; 02) questo accesso tuttavia non deve comportare la spersonalizzazione degli utenti: chi naviga deve avere la garanzia di poter fidarsi di potersi fidare di ciò che visiona e dell'identità delle persone con cui entra in relazione; 03) contrastare la «balcanizzazione cibernetica». In altre parole non restringere i contatti ai soliti che la pensano allo stesso modo, ma favorire i ponti verso le relazioni deboli viste sopra, elaborando progetti in comune; 04) individuare i fattori che promuovono la comunicazione la creatività; 05) contrastare la tendenza a ridurre internet e a «un mezzo di divertimento passivo e privato». Queste sfide sono la chiara dimostrazione che la comunicazione telematica sarà complementare non alternativa alle comunità reali.

Il film Coach Carter (2005) di Thomas Carter presenta la storia vera dell’allenatore di una squadra di basket di successo (gli Capitale Sociale nuclei sociali 890x395Oilers della Richmond High Basket School, USA), composta da giocatori di estrazione popolare disagiata, i quali, privi di un adeguato livello di istruzione, erano facilmente esposti alle derive della violenza e della delinquenza. Perciò egli pose come condizione indispensabile per scendere in campo, oltre a un allenamento faticoso e costante, un livello ottimale di resa scolastica. In tal modo essi hanno potuto accedere università un lavoro dignitoso, realizzando il sogno di riscatto preclusa ai loro padri.

Un altro passo semplice ma concreto consiste nell'investire nella gratuità, come salutare i propri vicini e cercare di conoscerne il nome, senza altra finalità, se non quella di instaurare una comunicazione che possa diventare relazione. Nella gratuità è racchiusa una bellezza che nessun vantaggio economico potrebbe eguagliare. Nota in proposito Stefano Zamagni: «Il senso di un'azione cortese o generosa verso un amico, un figlio, un collega sta proprio nel suo essere gratuita. Se venissimo a sapere che quell'azione scaturisce da una logica di tipo utilitaristico e manipolatorio, essa acquisterebbe un senso totalmente diverso, con il che verrebbero a muare i modi di risposta da parte dei destinatari dell'azione.

Un altro ambito indispensabile a cui prestare attenzione è quello familiare. Non è un caso che gli stili familiari «positivi», legati cioè a momenti forti all'interno della famiglia, come quelli sopra ricordati (mangiare insieme, prendere decisioni in comune, discutere e scambiare opinioni), siano associati a una riduzione dell'individualismo, dei comportamenti violenti e di uno stile consumistico.

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Da la Civiltà Cattolica 2/16 marzo 2019 – Il Capitale Sociale – Una risorsa indispensabile per la qualità della vita