Amicizia e(') musica

In Brahms viveva una mistura di autolesionismo, perfezionismo, scrupolo creativo e ferrea volontà che, nell'ambito di un processo artistico basato in sostanza sul ‘rifacimento’ di se stesso, lo spingeva ossessivamente a ripensare invenzioni già a lungo meditate, a procrastinarne la pubblicazione e, infine, a colpire quanto reputava indegno di sopravvivenza.

Una cosa sembra certa: Brahms si accanì sopratutto nei confronti del repertorio cameristico, ovvero quello che riteneva più Brahms Dvorakrappresentativo della sua figura d'autore, in quanto, oggi come allora, chiave più nascosta per accedere ai lati più nascosti della sua personalità, del suo mondo poetico della sua sfera sentimentale più privata: intrisa del senso della rinuncia e della rassegnazione. Quello della musica da camera era il territorio in cui si manifestava in maniera più intensa il lato crepuscolare e tardoromantico della sua anima , era l banco di prova prediletto per affrontare e risolvere irte questioni compositive. E lui non ebbe pietà.

Da parte sua, Dvorak, riconoscente, iniziò immediatamente a “brhamsissare”ulteriormente alcuni aspetti della sua arte che aveva per natura in comune con Johannes, guardando con maggiore attenzione agi esempi dei classici, e rendendoli personali attraverso uno spiccato interesse per i ritmi e le,melodie della musica ceca.

In Dvorak Brahms aveva individuato una parte di sé, un qualcuno che dopo la sua morte avrebbe potuto continuare, seppur in maniera personale la sua poetica romantica de fedele alla tradizione classica.

Brhams Dvorak 02Antonin scrisse all’amico compositore Josef Bohuslav Foerster un paio di anni dopo la composizione del quartetto “Americano”: «Nel 1893, scrivendo questo quartetto (…) volevo comporre qualcosa di assolutamente semplice e melodico. Avevo costantemente davanti agli occhi papà Haydin; questo è il motivo per cui m’è riuscito di uno spirito così organico». Dvorak rientrò in patria nel 1895. Sul finire del 1896, già molto malato per un tumore al fegato, Brahms si entusiasmò davanti al Concerto per Violoncello dell'amico ed esclamò: «Se avessi saputo che era possibile scrivere un concerto del genere avrei provato anch’io!»

[Cfr. Amadeus, Un unico DNA, L’amicizia tra il compositore tedesco e quello boemo due omini e due artisti uniti dal rispetto per la grande tradizione musicale “classica”, pagg. 18 – 20]