Buona giornata !
PRIMA ITINERA:

L'esercizio della memoria

 

L'esercizio della memoria

 

Perché ricordare, se non per un tal quale esame di coscienza e per non disperdere i valori?”.

Massimo Ermini nella commemorazione di suo padre, Giuseppe Ermini, nel decennale della morte, svoltosi nel 1991


Beethoven: «Basta imporsi» … con il pianoforte

Sito Blog BeethovenUn po’ di storia

Il Concerto in do minore op. 37, già sbozzato intorno al 1800, fu completato intorno al 1802 ed eseguito con Beethoven al pianoforte il 5 aprile 1803 a Vienna (direttore J. von Seyfried); l'anno dopo veniva pubblicato, incontrando un successo che ne ha fatto per tutto l'Ottocento il concerto pianistico beethoveniano più eseguito.

Una guida per l’ascolto

Con quest'opera Beethoven afferma per la prima volta in modo evidente la propria concezione sinfonica del concerto solistico; proprio considerando il punto di partenza mozartiano (il Concerto in do min. K. 491) si coglie la strada fatta da Beethoven: l'Allegro con brio si apre con un tema rettilineo, basato sull'accordo di do minore, senza lasciare quelle possibilità divagatorie che sono l'incanto dei concerti di Mozart. Tutto viene sf

ruttato nel lavoro tematico, anche i materiali più grezzi come le due note cadenzanti (sol – do, sol – do) che concludono il primo tema. Il secondo tema ha andamento cantabile, ma non rinuncia all'ampiezza messa in gioco dalle prime note del Concerto: negli sviluppi, lo scontro di solista e orchestra accumula tensione, risolta in modo mirabile alla fine del movimento con la combinazioni timbrica in pianissimo di pianoforte e timpano. Il Largo si apre su orizzonti già schiettamente romantici: la tonalità scelta è il lontano mi maggiore, il pianoforte procede senza apparente unità metrica come improvvisando. Rispetto all'originalità dei primi due movimenti il Rondò finale sembra rientrare in binari più consueti: tuttavia, oltre alla sfumatura umoristica, grottesca, impressa alla tonalità di do minore, sono da notare le improvvise modulazioni, un episodio fugato centrale e il ritmo cangiante delle ultime pagine.

Un voltar di pagine ….. più facile a dirsi che a farsi….

Il Concerto fu concluso nel 1802, ed ebbe la prima esecuzione, molto accidentata ma alla fine accolta bene, il 3 aprile 1803 al Theater an der Wien (solista Beethoven stesso, che leggeva direttamente dal suo confuso manoscritto per la disperazione del direttore del teatro, il cavaliere Ignaz von Seyfried, che voltava le pagine).

Il Concerto in do minore op. 37, già sbozzato intorno al 1800, fu completato intorno al 1802 ed eseguito con Beethoven al pianoforte il 5 aprile 1803 a Vienna (direttore J. von Seyfried); l'anno dopo veniva pubblicato, incontrando un successo che ne ha fatto per tutto l'Ottocento il concerto pianistico beethoveniano più eseguito.

Seyfried, che collaborò alla prima esecuzione, ebbe modo di scrivere: «Per l'esecuzione del suo Sito Blog beethoven Louis Ferdinand of PrussiaConcerto egli mi invitò a voltargli le pagine, ma la cosa era più facile a dirsi che a farsi: non vedevo avanti a me quasi altro che fogli vuoti; tutt'al più qualche spunto da servire come promemoria, incomprensibile per me come un geroglifico egiziano; poiché egli suonava la parte principale quasi tutta a memoria non avendo avuto, come quasi sempre accadeva, il tempo di fissarla completamente sulla carta; e mi faceva soltanto un impercettibile cenno quando era alla fine di tali passaggi».

Simile la testimonianza di Ferdinand Ries, che eseguì il Concerto all'Augarten nel luglio 1804: «La parte del pianoforte non e mai stata posta compiutamente in partitura; Beethoven l'aveva soltanto scritta per me in alcuni fogli».

Il carattere di Beethoven

L'episodio è conosciuto. Nel 1804, in un grande ricevimento a Vienna, la nobile padrona di casa aveva assegnato a Beethoven il posto in mezzo a gente di poco riguardo e Beethoven se ne era andato senza sedersi, senza neppure congedarsi. Quella sera era presente il principe Luigi Ferdinando di Prussia (nipote di Federico II), gentiluomo squisito, eccellente pianista, ammiratore e amico di Beethoven, ed egli volle riparare presto l'offesa. Qualche giorno dopo invitò alla sua tavola Beethoven e l'incauta dama mettendo l'uno alla sua destra e l'altra a sinistra. Quando nell'autunno di quell'anno il Concerto op. 37 fu pubblicato da Breitkopf und Hartel (ma era stato composto prima ed era già stato eseguito nel 1803), esso uscì con la dedica «A Son Allesse Royale Monseigneur le Prince Louis Ferdinand de Prusse», quasi una risposta di considerazione e di stima che Beethoven dava al suo amico principe, alla pari.

Beethoven era certo che i rapporti di un artista con gli aristocratici dovevano essere facili, bastava avere «le capacità di imporsi», come diceva lui. Negli enormi rivolgimenti della storia europea recente, Beethoven stava attuando la sua rivoluzione. Al principio dell'Ottocento il vecchio Haydn, vivo ancora e universalmente venerato, non si era "imposto", il giovane Beethoven sì, quasi da subito, diciamo dal 1795 (l'anno dei tre Trii op. I: Beethoven era a Vienna dal 1792), e così aveva contribuito da protagonista a cambiare la forma di relazioni tra nobili mecenati e artisti. Il fiero sentimento che egli aveva di sé, della posizione sociale dell'artista e della funzione dell'arte fu, certo, una delle spinte potenti alle novità espressive tipiche del suo cosiddetto "secondo stile" (1800-1815), lo stile, cioè, dei capolavori popolari, per i quali da allora Beethoven è Beethoven – un carattere che in sostanza nasceva dalla tenace passione delle ambizioni ideali, dalle aspirazioni umanitarie fino ad allora ignote alla musica, ma anche dalla fedeltà dell'artista ai suoi propositi etici e, dunque, dalla volontà di realizzarli in un'invenzione musicale sempre tesa al massimo dell'energia e del significato, sfidando il pericolo dell'eccesso.

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Passi tratti da Orchestra virtuale del Flaminio (https://www.flaminioonline.it/Guide/Beethoven/Beethoven-Pianoforte3.html )

Carlo Maria Giulini e Arturo Benedetti Michelangeli (piano) Carlo Maria Giulini (conductor) Vienna Symphony Orchestra

https://www.youtube.com/watch?v=2t29tFSwqrE

Zimerman, Wiener Philharmoniker, Bernstein (1991)

https://www.youtube.com/watch?v=MZudOTnSk9k

Arthur Rubinstein

https://www.youtube.com/watch?v=OCPzb9lSldk

Anche la Sicilia ha la sua piccola Greta

Premio Bambini Legge PropostaL’iniziativa

«Parchi e giornali per ragazzi» I progetti dei baby-senatori

Palazzo Madama, premiati i disegni di legge delle scuole

Paolo Foschi

ROMA Anche la Sicilia ha la sua piccola Greta: si chiama infatti proprio come l’ambientalista svedese la bambina della quinta elementare della scuola Amato di Santa Teresa di Riva, nel Messinese, che ieri insieme a un compagno ha ricevuto a Palazzo Madama il premio per il progetto «Compatti contro la plastica».

Si tratta di uno degli elaborati vincitori del concorso «Vorrei una legge che...» indetto dal Senato in collaborazione con il ministero dell’Istruzione. Alunni dell’ultimo anno delle primarie di tutta Italia sono stati chiamati a presentare progetti di legge, per permettere loro — come ha spiegato la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati — di scoprire «il percorso di genesi, discussione e approvazione» di un provvedimento in Parlamento.

Greta e i suoi compagni di classe hanno proposto di installare un compattatore per la plastica e le lattine di fronte a ogni scuola, per permettere di riciclare i rifiuti in risorse. La «legge» prevede anche che i cittadini siano muniti di card per registrare il conferimento di materiali per il riuso, assegnando un ecobonus spendibile in libri e materiale didattico.

I bambini della Oreste Battistella di Nervesa della Battaglia (Treviso) nella proposta «Diamo spazio al movimento», chiedono che ogni scuola disponga di un parco giochi attrezzato e di un numero maggiore di ore di attività fisica all’interno dell’orario scolastico. Gli alunni, è scritto nel testo, devono avere la possibilità di muoversi per almeno 30 minuti al giorno oltre al tempo della ricreazione, e chi frequenta il tempo pieno per almeno un’ora.

Non solo gioco. Non solo sport e movimento. Gli studenti della Aldo Moro di Tavernone sul Mella (Brescia) propongono che gli editori di quotidiani stampino un giornale su misura per i bambini e i ragazzi, allegato a quello per adulti, almeno due giorni alla settimana.

Spazio all’educazione civica e alla formazione alla legalità nell’elaborato dell’istituto Viola di Taranto, che ha suggerito l’istituzione del blog di informazione «Noi apprendisti cittadini», e nel lavoro della scuola Puccini di Pescaglia, Lucca, intitolato «Io Cittadino» e finalizzato a diffondere i valori della Costituzione fra i giovani attraverso l’uso dei social e di iniziative mirate. Spazio anche alla solidarietà, con il bellissimo progetto «Nonno, a te ci penso io» della Mazzini-Fermi di Avezzano: permetterlo a punto gli alunni hanno frequentato il vicino centro anziani. E poi hanno messo nero su bianco le proposte e le idee per supportare i nonni cominciando con il passare più tempo con loro.

Dal Corriere della sera di Martedì 4 Giugno 2019

La memoria della Musica nella, pur siderale, differenza dei generi

Rachmaninov Sergei by Konstantin Somov 1925Sergei Rachmaninov piano concerto No.2 in C minor, op.18.

[ II - Adagio sostenuto]

( http://www.agoravox.tv/auteur/stupeur)

Hélène Grimaud (solist)

Claudio Abbado (conductor)

Lucerne 2008.

https://www.youtube.com/watch?v=znlUBaLH2zY

 

……………………….

Tempo II – Adagio sostenuto. Il brano si apre con un'introduzione orchestrale sulla quale entra il pianoforte che avvia la prima parte. Il tema è dialogato prima tra flauto e clarinetto su arpeggi del pianoforte, poi passa al solista con un'inversione delle parti (arpeggi al clarinetto), e quindi nella chiusa sognante ai violini primi (gli arpeggi tornano al pianoforte). La parte centrale (Un poco più mosso) si apre con un'elaborazione pianistica del tema cui si abbina un controcanto dei legni, finché la frase tematica torna al clarinetto sollecitando un'articolata risposta del solista ed un episodio di natura divagante. Segue una transizione (Più animato) per pianoforte solo basata sullo stesso frammento tematico. E' poi la volta di un episodio virtuosistico (Più mosso) che elabora alcuni motivi tematici con accompagnamento orchestrale, e culmina attraverso una fermata in una sgargiante cadenza pianistica. Nella ripresa della prima parte (Adagio sostenuto) il tema è affidato ai violini sui caratteristici arpeggi del pianoforte. Conclude una coda sontuosa in cui l'ampia frase cantabile dei violini è accompagnata da accordi e arpeggi (pianoforte), note tenute (corni e bassi) e ancora arpeggi (flauti e clarinetti).

 

* * * * *

È vero che egli ebbe sempre un atteggiamento distaccato e a volte polemico nei confronti del gruppo dei Cinque e in particolar modo di Musorgskij, ma non si può negare che anche l'arte di Rachmaninov, che subì l'influsso della musica di Cajkovskij, il quale aveva preconizzato all'illustre pianista quando era ragazzo un brillante avvenire, riveli il segno di un russismo popolare e folklorico, contraddistinto da una sensazione di struggente malinconia e di intima tristezza per i sentimenti e le cose che si dissolvono con il mutare del tempo.

 

Concerto per pianoforte n. 2 in do minore, op. 18

Musica: Sergej Rachmaninov (1873 - 1943)

  1. Moderato 2. Adagio sostenuto 3. Allegro scherzando

Organico: pianoforte solista, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, piatti, grancassa, archi

Composizione: autunno 1900 - 4 maggio 1901
Prima esecuzione: Mosca, Sala della Nobiltà, 15 Dicembre 1900 (solo 2° e 3° movimento), Società Filarmonica di Mosca, 9 Novembre 1901 (esecuzione completa)


Presentato a Mosca il 9 Novembre 1901 con l'autore al pianoforte ed Alexandr Ziloti alla direzione il Concerto n. 2 per pianoforte ed orchestra in do minore op. 18, dedicato allo psichiatra Nikolaij Dahl che lo ebbe in cura, rappresenta la prima opera matura di Rachmaninov. Pagina di traboccante di un pathos tipicamente post-romantico, unisce ad una scrittura solistica ai limiti delle possibilità esecutive, una tematica di notevole espressività, ricca di enfasi e di scoperto lirismo, nel solco della migliore tradizione ciaikovskiana.

[Da: https://www.flaminioonline.it/Guide/Rachmaninov/Rachmaninov-Concerto2.html]

 

*    *    *    *    *    *    *    *    *    *    *

Queen bohemian rhapsody image 3

 

Queen - Bohemian Rhapsody (Live at The Bowl 1982)

https://www.youtube.com/watch?v=p0AODHIlZ8I

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Is this the real life?

Is this just fantasy?

Caught in a landslide

No escape from reality

Open your eyes

Look up to the skies and see

I'm just a poor boy

I need no sympathy

Because I'm easy come

Easy go

Little high

Little low

Any way the wind blows

Doesn't really matter to me

To me

Mama

Just killed a man

Put a gun against his head

Pulled my trigger, now he's dead

Mama

Life had just begun

But now I've gone and thrown it all away

Mama, ooh

Didn't mean to make you cry

If I'm not back again this time tomorrow

Carry on, carry on as if nothing really matters

Too late

My time has come

Sends shivers down my spine

Body's aching all the time

Goodbye, everybody

I've got to go

Gotta leave you all behind and face the truth

Mama, ooh (any way the wind blows)

I don't wanna die

I sometimes wish I'd never been born at all (Ooh, ooh)

È questa la vita reale?

È solo fantasia?

Travolto da una frana

Nessuna via di fuga dalla realtà

Apri gli occhi

Guarda i cieli e vedi

Sono solo un povero ragazzo

Non ho bisogno di essere capito

Perché sono facile da ottenere

Facile da perdere

Un po' in alto

Un po' in basso

Comunque soffi il vento

Non mi importa veramente

A me

Mamma

Ho appena ucciso un uomo

Ho puntato una pistola alla sua testa

Ho sparato, ora è morto

Mamma

la vita era appena cominciata

Ma ora sono andato e ho gettato tutto al vento

Mamma, ooh

Non avevo intenzione di farti piangere

Se domani a quest'ora non torno a casa

Vai avanti, vai avanti come se nulla importasse veramente

Troppo tardi

La mia ora è arrivata

Mi manda brividi lungo la spina dorsale

Il corpo mi duole tutto il tempo

Addio a tutti

Devo andare

Devo lasciarvi tutti indietro e fronteggiare la realtà

Mamma, ooh (Comunque soffi il vento)

Non voglio morire

A volte desidero non essere mai nato (Ooh, ooh)

Abbiate più cura di voi: per il mondo che lascerete alle prossime generazioni .......

A sedici anni scuote i potenti. Il grido di una ragazzina ha scosso le coscienze e, in poco meno di otto mesi, partendo da Clima Greta Thunbergzero, ha dato vita a un movimento globale per il clima e l’ha candidata al premio Nobel per la pace. Greta Thunberg, 16 anni, svedese, figlia di Svante, attore, e di Malena, cantante d’opera. Timida, gracile, affetta dalla sindrome di Asperger, Greta ha scoperto la questione climatica a 8 anni. Si è appassionata, ha studiato, ha iniziato a parlarne con i genitori. «Ho visto che mi ascoltavano, che li convincevo – ha detto – e ho capito che potevo fare la differenza». Aveva un dono: parlare chiaro ed efficace. Così il 20 agosto 2018 è passata all’azione. Da sola. «Ho dipinto il cartello su un pezzo di legno – ricorda – scrivendo Skolstrejk for Klimatet (sciopero scolastico per il clima). E poi sono andata con la mia bici davanti al Parlamento e mi sono seduta lì». «Il primo giorno, mi sono seduta da sola e da sola sono rimasta. Poi, il secondo giorno, la gente ha iniziato ad unirsi a me. Dopo di che, c’erano sempre persone, sempre di più». Era l’inizio di un movimento globale mai visto. DAL 20 AGOSTO al 9 settembre, giorno delle elezioni svedesi, ha manifestato ogni giorno davanti al Parlamento. Poi ogni venerdì. Inesorabile. È diventata vegana, ha scelto di non usare l’aereo per non inquinare. Ha lanciato un appello a seguire il suo esempio che è diventato il movimento globale #FridayForFuture da cui è nato lo sciopero globale per il clima. A dicembre Greta è sta ospite del vertice sul clima di Katowice e dal palco ha avuto parole di fuoco. «NON siamo venuti qui – ha detto – per pregare i leader a occuparsi del clima. Ci avete ignorato in passato e continuerete a ignorarci. Voi non avete più scuse e noi abbiamo poco tempo. Siamo qui per dirvi che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no». E a leader presenti al forum economico di Davos ha detto: «La nostra casa è in fiamme. E io voglio che sentiate il panico, le paure che io provo tutti i giorni. E voglio che agiate». Lei l’ha fatto ed è diventata un’icona. Come disse a Katowice: «Mi chiamo Greta, ho 15 anni, e ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza». Alessandro Farruggia

Da La Nazione 20190315

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Chirping: Si ha la sensazione che il “cambiamento d’epoca (Papa Francesco)” implichi che dobbiamo farci trovare pronti noi quando saranno grandi loro.

“Essere padri nella fragrante semplicità del gesto”.


Egregio Signore Copertina

Un sottotitolo che fà da contrappunto al titolo, “Egregio Signore”, (edito da ETS – Pisa) nell’armonica cifra riassuntiva dell’eleganza, un segno distintivo, certo, ma anche un tratto indentitario, nella relazione genitoriale di cui si narra nel libro.

Un’antologia, articolata in brevi episodi di una quotidiana relazione, colma di affetto, intessuta di silenziosa ed intima confidenza, nei vari livelli a cui può situarsi la lettura, semplice e gradevole. Così, gradualmente, la narrazione assume il tono di una piacevole risonanza, nel rapporto che, da genitore, e da figlio, anche il lettore ha modo di rivivere.

Dentro a un universo, talvolta un po’ troppo occupato dalla cronaca di ruoli, più o meno in crisi, “Egregio Signore” ci offre una sosta che ci rinfranca, sulla soglia della sostanza di una relazione che è fondamento della vita di tutti noi.

Leggendo il libro si viene accolti nel tenue snodarsi di episodi, affidati ad una disincantata voce narrante, che ci guida all’interno di essi come sfogliassimo un album di fotografie.

La memoria dei gesti, che hanno scandito i momenti trascorsi, riaffiora, inevitabilmente, anche in quella del lettore che se ne lasci catturare, magari cogliendo l’occasione che il breve, ritmico, racconto ci offre, per immergerci nel fiume carsico della propria relazione genitoriale, quella che ha preso inizio quando ci siamo sentiti figli e che prosegue nel corso di tutta la nostra esistenza.

Leggendo “Egregio Signore” si muovono passi tranquilli e sicuri, nella luce di una lettura gradevole, nel corso della quale capita di riflettere, ascoltare, commuoversi o sorridere, come spesso accade quando ciò che ci viene narrato sentiamo che, un po’, riguarda anche noi che leggiamo.

Una banca del suono per i violini Stradivari

IL PROGETTO

Stradivari 02Le registrazioni al museo del Violino di Cremona dureranno un mese L’obiettivo è creare un’enciclopedia acustica che registri tutte le sfumature dei suoi preziosi strumenti, compresi gli Amati e i Guarneri

MARIA CHIARA

GAMBA

Cremona

Un patrimonio inestimabile di suoni che possa viaggiare inalterato nel tempo per essere goduto anche dalle generazioni future. È un progetto ambizioso quello appena iniziato al museo del Violino di Cremona. L’idea è costruire una Banca del suono: un’enciclopedia, un vocabolario dove ritrovare per sempre registrate tutte le sfumature vocali degli strumenti della liuteria classica, cioè dei capolavori di Stradivari, Amati e Guarneri, oggi custoditi nelle collezioni del museo.

Le registrazioni dureranno un mese, fino al 9 febbraio, nell’auditorium Giovanni Arvedi del museo; seguirà una fa- se di studio e quindi la catalogazione tramite un software appositamente realizzato per codificare e riprodurre il suono. Il progetto è realizzato da Audiozone studios, impresa culturale e creativa di Piacenza specializzata in servizi innovativi e digitali nel settore music production e sound design, in collaborazione con museo, Comune di Cremona e network Friends of Stradivari.

Stradivari 01«La Banca del Suono è una straordinaria operazione di futuro» osserva il sindaco di Cremona e presidente del museo, Gianluca Galimberti. Oltre alla possibilità di rendere accessibile ad appassionati ed esperti un patrimonio oggi godibile solo da chi ascolta un concerto, c’è l’ambizione di donare eternità ad alcuni preziosi archi. «È un progetto che guarda al domani e al mondo – osserva il presidente del network, Paolo Bodini –. Tutti sappiamo quale sia oggi la potenza del web e la sua capacità di penetrazione al tempo stesso capillare e diffusa: l’auspicio è che molte migliaia di persone vengano in contatto con questa nuova Banca, scoprendo così i meravigliosi tesori di Cremona e siano incuriositi e incentivati a venirli ad ascoltare dal vivo». Nel concreto, nell’auditorium, la viola Girolamo Amati 'Stauffer' 1615, verrà suonata da Wim Janssen, il violoncello Antonio Stradivari 'Stauffer' (1700) da Andrea Nocerino, il violino Antonio Stradivari 'Vesuvio' (1727) da Antonio De Lorenzi e il violino Guarneri del Gesù 'Prince Doria' (1734) da Gabriele Schiavi. Verranno accuratamente registrati, nota per nota, articolazione per articolazione, con oltre 30 microfoni. Durante la registrazione Audiozone sarà affiancata dal professor Fabio Antonacci del Politecnico di Milano e dagli studenti del Musical Acoustics Lab di Cremona, che metteranno a disposizione conoscenze e dati ottenuti dalle loro ricerche sugli strumenti del museo e sull’acustica dell’Auditorium.

Una curiosità: la viabilità di due strade limitrofe al museo sarà interdetta per l’intero periodo durante la registrazione, per evitare che gli strumenti risentano delle (per noi impercettibili) vibrazioni delle auto sull’acciottolato.

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Da Avvenire del 09 gennaio 2019

«Una rimozione che indebolisce tutti – L'eclisse del padre, male d'Occidente»

Su Avvenire del 26 ottobre 2014 compariva l'articolo di Giorgio Campanini (Giorgio CAMPANINI Professore f.r. di Storia delle dottrine politiche nell'Università di Parma)

dal Titolo       «Una rimozione che indebolisce tutti – L'eclisse del padre, male d'Occidente»

[http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/LECLISSE-DEL-PADRE-MALE–DOCCIDENTE-.aspx]:

I circa 120 anni della storia dell’Occidente che stanno alle nostre spalle sono caratterizzati da un ricorrente attacco frontale della figura paterna.

Il 'nuovo corso' è stato aperto dalla psicoanalisi di Sigmund Freud, nel momento in cui – attraverso il cosiddetto 'complesso di Edipo' – ha interpretato prevalentemente in negativo la figura paterna, in quanto detentrice di un potere supposto assoluto e tale da dar luogo a una sorta di 'castrazione' a danno di tutti coloro che volessero in qualche modo emanciparsi da essa (di qui il 'complesso di Edipo', come mescolanza di amore e di odio verso questa figura, cui, significativamente, non è mai corrisposto un parallelo giudizio negativo nei confronti nella figura materna). Con varie modalità Freud e la sua scuola hanno ipotizzato anche un possibile rapporto non conflittuale tra padre e figlio ma, nel suo insieme, la teoria freudiana va appunto nella direzione della 'distruzione', o almeno della rimozione, della figura paterna.

Nella stagione che ha seguito la prima fase della psicoanalisi, importanti correttivi – per opera dei freudiani 'non ortodossi' e di altre correnti della psicologia – sono intervenuti nel senso di rivedere questo aspetto della teoria, soprattutto mostrando la positività e dunque le potenzialità innovative del conflitto, segnale di una contrapposizione fra generazioni non necessariamente e sempre gestita in modo conflittuale e dunque aperta alla ricomposizione e alla conciliazione. È per altro intervenuta, a partire dagli anni 40 del Novecento, una ripresa della teoria, in particolare con la Scuola di Francoforte e poi con le teorizzazioni di Alexander Mitscherlich, autore di un libro che fu una sorta di livre de chevet dei 'barricadieri' sessantottini, Verso una società senza padre (1963).


L’idea o il sogno di una società liberata dalla pesante e opprimente figura paterna – la vaterlosen Gesellschaft, appunto – e finalmente capace di reinventarsi di continuo, di proporre nuovi stili di vita, di fare piazza pulita del passato; una società in cui avrebbero potuto esplicarsi pienamente le potenzialità sino ad allora soffocate dal principio di autorità, simbolizzato dalla figura paterna.

Mitscherlich, meno dogmatico dei supini seguaci della Scuola di Francoforte, rilevava non poche inquietudini per una società liberata dalla figura paterna, ma queste ombre non turbavano il quadro un poco idillico delle magnifiche sorti che, dopo l’eclisse del padre, si intendeva che attendessero l’Occidente (occorre pur chiarire che quanto veniva proposto come 'universale' a proposito della figura paterna altro non era che una sorta di auto-riflesso della società borghese dell’Occidente).

Esauritasi questa seconda ondata, ne è sopraggiunta una terza, per certi aspetti più sinuosa e perfino più suadente: quella che porta, ancora una volta, alla fine della figura paterna per la morbida strada dell’eutanasia. È la complessa 'teoria del gender', che non rimuove formalmente la figura paterna, ma annulla le differenze: ogni uomo e ogni donna sono contemporaneamente «padre» e «madre». In apparenza si tratta di un allargamento della paternità, ma in realtà si è di fronte alla pura e semplice eclisse della paternità, in una grigia notte in cui – per riprendere un antico aforisma – tutte le vacche sono nere.

Avere più padri (e più madri) equivale a negare o comunque a smarrire l’originalità tanto dell’una quanto dell’altra figura, rifiutando quell’antica dialettica fra il «maschile» e il «femminile» che sta alla base della civiltà. Se 'tutti' si è padri e madri, alla fine nessuno lo è.

L’osservatore superficiale potrebbe ritenere che si sia di fronte a vaneggiamenti che nessun radicamento hanno nella natura profonda dell’uomo. La storia, tuttavia, insegna che a questi 'vaneggiamenti' a più riprese anche le civiltà più evolute sono state ricorrentemente assoggettate. Viene dunque da domandarsi a chi giovi la rimozione del padre: forse al futuro di quella «società liquida» descritta dalla sociologia nella quale gli individui sono «casuali», le relazioni fluttuanti, le identità deboli. Ma è proprio questa la via che l’Occidente intende percorrere?

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Personalmente non saprei proprio rispondere alla domanda finale di un, peraltro, così prestigioso pensatore, se non con un ovvio auspicio, ossia “speriamo assolutamente di no”.

Nessuna pretesa di analisi, solo per sfiorare il contenuto di una relazione come quella tra padre e figlio, recentemente si è riscontrata una grossa attenzione, sul tema, attorno a due recentissime produzioni artistiche, le quali entrano significativamente sul tema, l'una che racconta di un padre che parla a sua figlia e l'altra che, dice il suo autore (il figlio) non è stata ispirata ma direttamente «scritta» dal padre dopo che aveva lasciato questo mondo.

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Il video di "Un giorno mi dirai": https://www.youtube.com/watch?v=fivWwwbO450

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IL TESTO

UN GIORNO MI DIRAI

 

Un giorno ti dirò
Che ho rinunciato alla mia felicità per te
E tu riderai, riderai, tu riderai di me
Un giorno ti dirò
Che ti volevo bene più di me
E tu riderai, riderai, tu riderai di me
E mi dirai che un padre
Non deve piangere mai
Non deve piangere mai
E mi dirai che un uomo
Deve sapere difendersi…
Un giorno ti dirò
Che ho rinunciato agli occhi suoi per te
E tu non capirai, e mi chiederai… «perché»?
E mi dirai che un padre
Non deve piangere mai
Non deve arrendersi mai
Tu mi dirai che un uomo
Deve sapere proteggersi…
Un giorno mi dirai
Che un uomo ti ha lasciata e che non sai
Più come fare a respirare, a continuare a vivere
Io ti dirò che un uomo
Può anche sbagliare lo sai
Si può sbagliare lo sai
Ma che se era vero amore
È stato meglio comunque viverlo
Ma tu non mi ascolterai
Già so che tu non mi capirai
E non mi crederai
Piangendo tu
Mi stringerai.

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Il video di "Lo Sai da qui", il racconto dell'autore https://www.youtube.com/watch?v=idVrA4geMiU

Il video di "Lo Sai da qui" https://www.youtube.com/watch?v=RlWV8nqPOLY

IL TESTO

LO SAI DA QUI

 

Lo sai da qui
si vedono le luci sciogliersi
ci pensi mai
il tempo si misura in brividi
lo sai che qui
confondono gli eroi con gli angeli
solo così
è facile per me nascondermi
non c'è più distinzione
non c'è nemmeno l'illusione
di essere colpevoli
e poi per chi
per gente che si muove
sbattendo stupidissime ali al sole
ho chiesto solo gambe nuove per poter tornare lì
ti mostrerò com'è speciale
il mondo anche se fa male
non è quel posto da lasciare è ancora prestoper partire
ti parlerò di chi è speciale
quanto è noioso saper volare
è più difficile restare
coi piedi a terra e non morire
lo sai da qui
si vedono gli alberi
lo sai da qui
si sentono i pensieri liberi
anche di chi
è sempre pronto a rinchiuderli
lo sai che qui
ti ascoltano parlare senza interromperti
e in questo sì
che avremmo da imparare per meglio viverci
e non c'è più distinzione
non c'è nemmeno l'illusione
di essere colpevoli
e poi per chi
per gente che si muove
sbattendo stupidissime ali al sole
ho chiesto solo gambe nuove per poter tornare lì
ti mostrerò com'è speciale
il mondo anche se fa male
non è quel posto da lasciare è ancora presto per partire
ti parlerò di chi è speciale
quanto è noioso saper volare
è più difficile restare
coi piedi a terra e non morire
lo sai da qui
lo sai che qui
lo sai da qui
ci importa poco di vedere
ci importa poco di vedere
ti parlerò di chi è speciale
quanto è noioso saper volare
è più difficile restare
coi piedi a terra e non morire
lo sai da qui
lo sai da qui
ci importa poco di vedere
gli alberi

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- 8 maggio 2014

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