L'esercizio della memoria

 

L'esercizio della memoria

 

Perché ricordare, se non per un tal quale esame di coscienza e per non disperdere i valori?”.

Massimo Ermini nella commemorazione di suo padre, Giuseppe Ermini, nel decennale della morte, svoltosi nel 1991


Carlo Casini - La sua testimonianza ed i semi per il futuro

Carlo Casini Gigli IMG 4180A mezzogiorno di ieri, Carlo Casini ha recitato il suo Angelus in paradiso e mi piace immaginare che ad aprirgli la porta, come gli preconizzò Papa Francesco nel 2014, ci siano state tutte le creature per la cui vita aveva speso la sua. Il Papa per la verità disse che i bambini non nati l’avrebbero tirato in cielo.

Fiorentino di nascita, fu amico del più noto tra i fiorentini di adozione, Giorgio La Pira, il sindaco ‘santo’ di Firenze, con il quale condivise l’utopia di un nuovo umanesimo nella società della mercificazione e della sopraffazione dell’umano.

Carlo è stato un servitore della vita e la sua stagione umana si è incrociata fino a compenetrarsi con quella di altre grandi figure a cui fu legato da profondo affetto: Teresa di Calcutta, Jérôme Lejeune, Giovanni Paolo II, Elio Sgreccia. Insieme a loro Carlo Casini si trovò a fronteggiare, potendo solo arginarla, la marea montante dell’individualismo che travolgeva l’argine della solidarietà, l’ondata del relativismo etico a vantaggio degli istinti individuali, il declassamento della vita da dono a bene di consumo, il passaggio dall’etica della responsabilità al dogma dell’autodeterminazione, la sostituzione della lotta per i diritti umani (costitutivi e inalienabili) con la lotta per i diritti civili (riconosciuti dalla maggioranza che controlla la polis).

Giovane e brillante procuratore, ben prima di dedicarsi alla politica, si trovò proiettato di colpo nell’agone politico, imbattendosi a gennaio 1975 nella fabbrica fiorentina degli aborti del Dr. Canciani e di Adele Faccio. Poi, in un crescendo rossiniano, ci fu la sentenza del febbraio 1975 della corte costituzionale che ammetteva l’aborto “in caso di danno grave, medicalmente accertato e non altrimenti evitabile”, ci furono nel 1976 i “mostri” inesistenti della diossina di Seveso, ci fu la legge 194/1978, che reca nel titolo la “tutela” della maternità, ma che ha garantito l’aborto on demand e impedito di tutelare la maternità trasformandola in un tabù.

Carlo Casini rispose a tutto questo con lo studio, con l’animazione sociale e con l’azione politica. Da ex magistrato inventò nei fatti in Italia il bio-diritto, per dare fondamento giuridico e scientifico alla difesa della vita, fu tra i più attivi nel referendum abrogativo del 1981 della legge sull’aborto, lanciò, con l’aiuto della Chiesa, poderose raccolte di firme per leggi di iniziativa popolare, per petizioni. Furono campagne che non ottennero mai risultati concreti, ma che contribuirono fortemente a tenere alto il dibattito, a raccogliere un’opposizione culturale, a mobilitare la resistenza a quella cultura radicale che si è rivelata la vera e unica vincitrice sulle macerie della battaglia politica italiana del XX secolo.

Nel 1979 Casini scese anche in politica e, per la sua origine e la sua formazione, non poté farlo che nell’alveo di quel cattolicesimo sociale che animava larga parte del popolo democristiano, sebbene molto meno i vertici del partito. Carlo era convinto, come avrebbe detto Bagnasco alcuni decenni dopo, che la questione etica che riguarda il diritto alla vita è “la” questione sociale fondamentale: il fondamento del principio di eguaglianza e di non discriminazione, dal quale derivavano tutti i diritti che ci consentono di viveri liberi e eguali nella nostra comunità.

Per quanto più volte rieletto, non ebbe grandi successi a livello legislativo. Utilizzò il parlamento italiano e quello europeo come poderose tribune, ma forse fu la DC a utilizzare lui per raccogliere voti.

Poco a poco la politica italiana si è arresa alla mentalità abortista, e ogni parvenza di diga si è rotta dopo il crollo della DC. Gli epigoni di quello che fu un glorioso partito si sono divisi tra i cattolici del sociale e quelli della bioetica, finendo, anche inconsapevolmente, per servire altri disegni e mettendo tra parentesi, in un caso come nell’altro, istanze irrinunciabili per un cristiano.

Non così Carlo, che alla bioetica, e al biodiritto ha sempre accompagnato la proposta sociale e legislativa per la prevenzione dell’aborto, per l’educazione, per l’aiuto alle gestanti in difficoltà, fino a promuovere una poderosa rete di volontariato attorno all’attività dei Centri di Aiuto alla Vita (il primo proprio a Firenze nel 1975) e delle Case d’Accoglienza. Con le parole e coi fatti Carlo ha promosso e sostenuto in Italia la cultura dell’accoglienza e della vita.

Poi col tempo si sono affacciate nuove sfide, sempre più difficili: l’aborto della RU-486, tornato ad essere solitario; l’aborto inconsapevole e spensierato delle pillole dei giorni dopo; lo sfruttamento della povertà femminile con l’utero in affitto e la compravendita di gameti spacciata per ovodonazione; le limitazioni all’obiezione di coscienza e le discriminazioni degli obiettori; le pressioni di quello che Papa Francesco chiama il colonialismo dell’ideologia gender; il diritto alla sospensione dei sostegni vitali, che per via giurisprudenziale è diventato presto suicidio assistito e diventerà a breve eutanasia; la nuova eugenetica; le sirene del transumanesimo che stanno avendo il sopravvento sul nuovo umanesimo lapiriano.

Dimenticando gli orrori di Norimberga, si sta contrabbandando pericolosamente per libertà di ricerca scientifica l’uso di metodi di indagine “disinvolti” che utilizzano gli esseri umani, sia allo stato embrionale.

Nel campo avverso, molte di queste sfide hanno trovato sostegno in una pervasiva legislazione e regolamentazione, soprattutto in sede europea, finalizzata a promuovere ogni sorta di attacchi alla vita, mascherandoli come salute riproduttiva, gender equality, empowerment femminile, compassione, diritto alla morte nel best interest del paziente, controllo di qualità degli embrioni, etc. Un potere in Europa che, per cancellare ogni residua resistenza culturale, distribuisce cospicui finanziamenti per percorsi formativi e progetti di ricerca, purché rigorosamente “politically correct”.

Carlo se ne è andato mentre alcune di queste istanze sono riuscite ad annebbiare il senso comune di tanti cattolici e, peggio ancora, ad anestetizzare il senso etico di uomini politici di estrazione cattolica, sapendo di poter far leva anche sul comprensibile disagio di alcuni uomini di chiesa, insofferenti nel trovarsi in contraddizione con il mondo.

Nel frattempo, il dibattito sulla vita si è ormai ridotto a scontro tra la sopraffazione del potere massonico che domina l’informazione a senso unico e il fondamentalismo settario di alcuni pro-life.Casini PIsa 2017

Restano la sua testimonianza e la passione con cui si è battuto per le sue idee. Ho avuto il privilegio di conoscerlo da giovane medico e di collaborare con lui da presidente della Federazione Mondiale dei Medici Cattolici e nella Pontificia Accademia per la Vita, di cui entrambi siamo stati membri. Ho avuto l’onore di succedergli quale presidente del Movimento per la Vita Italiano, seppur per una breve e controversa stagione. Ne ho ripercorso anche alcune tappe della vita parlamentare, trovandomi esposto come lui, ma con meno compagni di lui, nella nuova stagione del vuoto ideale e politico. Come lui ho perso, senza rinunciare a combatterle, alcune battaglie fondamentali, come quella sulle unioni civili e quella sul fine vita. Per me è stato un maestro. Come lui resto un cattolico sociale, irriducibile alle ideologie, indisponibile alla resa culturale.

Carlo se ne è andato nei giorni della pandemia. Se ne è andato apparentemente sconfitto, ma la sua testimonianza lascia semi per un futuro migliore. Chissà che non sarà proprio il confronto con la morte per il coronavirus a far riscoprire un nuovo rispetto per la vita e a far maturare una rinnovata solidarietà con la vita dei più fragili.

Grazie Carlo, spero che un giorno ci sia essere anche tu tra gli amici che verranno a “tirarmi” su in Paradiso.

Gian Luigi Gigli

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http://www.ildomaniditalia.eu/carlo-casini-il-cattolico-sociale-irriducibile-alla-resa-culturale/

Beethoven: «Basta imporsi» … con il pianoforte

Sito Blog BeethovenUn po’ di storia

Il Concerto in do minore op. 37, già sbozzato intorno al 1800, fu completato intorno al 1802 ed eseguito con Beethoven al pianoforte il 5 aprile 1803 a Vienna (direttore J. von Seyfried); l'anno dopo veniva pubblicato, incontrando un successo che ne ha fatto per tutto l'Ottocento il concerto pianistico beethoveniano più eseguito.

Una guida per l’ascolto

Con quest'opera Beethoven afferma per la prima volta in modo evidente la propria concezione sinfonica del concerto solistico; proprio considerando il punto di partenza mozartiano (il Concerto in do min. K. 491) si coglie la strada fatta da Beethoven: l'Allegro con brio si apre con un tema rettilineo, basato sull'accordo di do minore, senza lasciare quelle possibilità divagatorie che sono l'incanto dei concerti di Mozart. Tutto viene sf

ruttato nel lavoro tematico, anche i materiali più grezzi come le due note cadenzanti (sol – do, sol – do) che concludono il primo tema. Il secondo tema ha andamento cantabile, ma non rinuncia all'ampiezza messa in gioco dalle prime note del Concerto: negli sviluppi, lo scontro di solista e orchestra accumula tensione, risolta in modo mirabile alla fine del movimento con la combinazioni timbrica in pianissimo di pianoforte e timpano. Il Largo si apre su orizzonti già schiettamente romantici: la tonalità scelta è il lontano mi maggiore, il pianoforte procede senza apparente unità metrica come improvvisando. Rispetto all'originalità dei primi due movimenti il Rondò finale sembra rientrare in binari più consueti: tuttavia, oltre alla sfumatura umoristica, grottesca, impressa alla tonalità di do minore, sono da notare le improvvise modulazioni, un episodio fugato centrale e il ritmo cangiante delle ultime pagine.

Un voltar di pagine ….. più facile a dirsi che a farsi….

Il Concerto fu concluso nel 1802, ed ebbe la prima esecuzione, molto accidentata ma alla fine accolta bene, il 3 aprile 1803 al Theater an der Wien (solista Beethoven stesso, che leggeva direttamente dal suo confuso manoscritto per la disperazione del direttore del teatro, il cavaliere Ignaz von Seyfried, che voltava le pagine).

Il Concerto in do minore op. 37, già sbozzato intorno al 1800, fu completato intorno al 1802 ed eseguito con Beethoven al pianoforte il 5 aprile 1803 a Vienna (direttore J. von Seyfried); l'anno dopo veniva pubblicato, incontrando un successo che ne ha fatto per tutto l'Ottocento il concerto pianistico beethoveniano più eseguito.

Seyfried, che collaborò alla prima esecuzione, ebbe modo di scrivere: «Per l'esecuzione del suo Sito Blog beethoven Louis Ferdinand of PrussiaConcerto egli mi invitò a voltargli le pagine, ma la cosa era più facile a dirsi che a farsi: non vedevo avanti a me quasi altro che fogli vuoti; tutt'al più qualche spunto da servire come promemoria, incomprensibile per me come un geroglifico egiziano; poiché egli suonava la parte principale quasi tutta a memoria non avendo avuto, come quasi sempre accadeva, il tempo di fissarla completamente sulla carta; e mi faceva soltanto un impercettibile cenno quando era alla fine di tali passaggi».

Simile la testimonianza di Ferdinand Ries, che eseguì il Concerto all'Augarten nel luglio 1804: «La parte del pianoforte non e mai stata posta compiutamente in partitura; Beethoven l'aveva soltanto scritta per me in alcuni fogli».

Il carattere di Beethoven

L'episodio è conosciuto. Nel 1804, in un grande ricevimento a Vienna, la nobile padrona di casa aveva assegnato a Beethoven il posto in mezzo a gente di poco riguardo e Beethoven se ne era andato senza sedersi, senza neppure congedarsi. Quella sera era presente il principe Luigi Ferdinando di Prussia (nipote di Federico II), gentiluomo squisito, eccellente pianista, ammiratore e amico di Beethoven, ed egli volle riparare presto l'offesa. Qualche giorno dopo invitò alla sua tavola Beethoven e l'incauta dama mettendo l'uno alla sua destra e l'altra a sinistra. Quando nell'autunno di quell'anno il Concerto op. 37 fu pubblicato da Breitkopf und Hartel (ma era stato composto prima ed era già stato eseguito nel 1803), esso uscì con la dedica «A Son Allesse Royale Monseigneur le Prince Louis Ferdinand de Prusse», quasi una risposta di considerazione e di stima che Beethoven dava al suo amico principe, alla pari.

Beethoven era certo che i rapporti di un artista con gli aristocratici dovevano essere facili, bastava avere «le capacità di imporsi», come diceva lui. Negli enormi rivolgimenti della storia europea recente, Beethoven stava attuando la sua rivoluzione. Al principio dell'Ottocento il vecchio Haydn, vivo ancora e universalmente venerato, non si era "imposto", il giovane Beethoven sì, quasi da subito, diciamo dal 1795 (l'anno dei tre Trii op. I: Beethoven era a Vienna dal 1792), e così aveva contribuito da protagonista a cambiare la forma di relazioni tra nobili mecenati e artisti. Il fiero sentimento che egli aveva di sé, della posizione sociale dell'artista e della funzione dell'arte fu, certo, una delle spinte potenti alle novità espressive tipiche del suo cosiddetto "secondo stile" (1800-1815), lo stile, cioè, dei capolavori popolari, per i quali da allora Beethoven è Beethoven – un carattere che in sostanza nasceva dalla tenace passione delle ambizioni ideali, dalle aspirazioni umanitarie fino ad allora ignote alla musica, ma anche dalla fedeltà dell'artista ai suoi propositi etici e, dunque, dalla volontà di realizzarli in un'invenzione musicale sempre tesa al massimo dell'energia e del significato, sfidando il pericolo dell'eccesso.

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Passi tratti da Orchestra virtuale del Flaminio (https://www.flaminioonline.it/Guide/Beethoven/Beethoven-Pianoforte3.html )

Carlo Maria Giulini e Arturo Benedetti Michelangeli (piano) Carlo Maria Giulini (conductor) Vienna Symphony Orchestra

https://www.youtube.com/watch?v=2t29tFSwqrE

Zimerman, Wiener Philharmoniker, Bernstein (1991)

https://www.youtube.com/watch?v=MZudOTnSk9k

Arthur Rubinstein

https://www.youtube.com/watch?v=OCPzb9lSldk

Una banca del suono per i violini Stradivari

IL PROGETTO

Stradivari 02Le registrazioni al museo del Violino di Cremona dureranno un mese L’obiettivo è creare un’enciclopedia acustica che registri tutte le sfumature dei suoi preziosi strumenti, compresi gli Amati e i Guarneri

MARIA CHIARA

GAMBA

Cremona

Un patrimonio inestimabile di suoni che possa viaggiare inalterato nel tempo per essere goduto anche dalle generazioni future. È un progetto ambizioso quello appena iniziato al museo del Violino di Cremona. L’idea è costruire una Banca del suono: un’enciclopedia, un vocabolario dove ritrovare per sempre registrate tutte le sfumature vocali degli strumenti della liuteria classica, cioè dei capolavori di Stradivari, Amati e Guarneri, oggi custoditi nelle collezioni del museo.

Le registrazioni dureranno un mese, fino al 9 febbraio, nell’auditorium Giovanni Arvedi del museo; seguirà una fa- se di studio e quindi la catalogazione tramite un software appositamente realizzato per codificare e riprodurre il suono. Il progetto è realizzato da Audiozone studios, impresa culturale e creativa di Piacenza specializzata in servizi innovativi e digitali nel settore music production e sound design, in collaborazione con museo, Comune di Cremona e network Friends of Stradivari.

Stradivari 01«La Banca del Suono è una straordinaria operazione di futuro» osserva il sindaco di Cremona e presidente del museo, Gianluca Galimberti. Oltre alla possibilità di rendere accessibile ad appassionati ed esperti un patrimonio oggi godibile solo da chi ascolta un concerto, c’è l’ambizione di donare eternità ad alcuni preziosi archi. «È un progetto che guarda al domani e al mondo – osserva il presidente del network, Paolo Bodini –. Tutti sappiamo quale sia oggi la potenza del web e la sua capacità di penetrazione al tempo stesso capillare e diffusa: l’auspicio è che molte migliaia di persone vengano in contatto con questa nuova Banca, scoprendo così i meravigliosi tesori di Cremona e siano incuriositi e incentivati a venirli ad ascoltare dal vivo». Nel concreto, nell’auditorium, la viola Girolamo Amati 'Stauffer' 1615, verrà suonata da Wim Janssen, il violoncello Antonio Stradivari 'Stauffer' (1700) da Andrea Nocerino, il violino Antonio Stradivari 'Vesuvio' (1727) da Antonio De Lorenzi e il violino Guarneri del Gesù 'Prince Doria' (1734) da Gabriele Schiavi. Verranno accuratamente registrati, nota per nota, articolazione per articolazione, con oltre 30 microfoni. Durante la registrazione Audiozone sarà affiancata dal professor Fabio Antonacci del Politecnico di Milano e dagli studenti del Musical Acoustics Lab di Cremona, che metteranno a disposizione conoscenze e dati ottenuti dalle loro ricerche sugli strumenti del museo e sull’acustica dell’Auditorium.

Una curiosità: la viabilità di due strade limitrofe al museo sarà interdetta per l’intero periodo durante la registrazione, per evitare che gli strumenti risentano delle (per noi impercettibili) vibrazioni delle auto sull’acciottolato.

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Da Avvenire del 09 gennaio 2019

Anche la Sicilia ha la sua piccola Greta

Premio Bambini Legge PropostaL’iniziativa

«Parchi e giornali per ragazzi» I progetti dei baby-senatori

Palazzo Madama, premiati i disegni di legge delle scuole

Paolo Foschi

ROMA Anche la Sicilia ha la sua piccola Greta: si chiama infatti proprio come l’ambientalista svedese la bambina della quinta elementare della scuola Amato di Santa Teresa di Riva, nel Messinese, che ieri insieme a un compagno ha ricevuto a Palazzo Madama il premio per il progetto «Compatti contro la plastica».

Si tratta di uno degli elaborati vincitori del concorso «Vorrei una legge che...» indetto dal Senato in collaborazione con il ministero dell’Istruzione. Alunni dell’ultimo anno delle primarie di tutta Italia sono stati chiamati a presentare progetti di legge, per permettere loro — come ha spiegato la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati — di scoprire «il percorso di genesi, discussione e approvazione» di un provvedimento in Parlamento.

Greta e i suoi compagni di classe hanno proposto di installare un compattatore per la plastica e le lattine di fronte a ogni scuola, per permettere di riciclare i rifiuti in risorse. La «legge» prevede anche che i cittadini siano muniti di card per registrare il conferimento di materiali per il riuso, assegnando un ecobonus spendibile in libri e materiale didattico.

I bambini della Oreste Battistella di Nervesa della Battaglia (Treviso) nella proposta «Diamo spazio al movimento», chiedono che ogni scuola disponga di un parco giochi attrezzato e di un numero maggiore di ore di attività fisica all’interno dell’orario scolastico. Gli alunni, è scritto nel testo, devono avere la possibilità di muoversi per almeno 30 minuti al giorno oltre al tempo della ricreazione, e chi frequenta il tempo pieno per almeno un’ora.

Non solo gioco. Non solo sport e movimento. Gli studenti della Aldo Moro di Tavernone sul Mella (Brescia) propongono che gli editori di quotidiani stampino un giornale su misura per i bambini e i ragazzi, allegato a quello per adulti, almeno due giorni alla settimana.

Spazio all’educazione civica e alla formazione alla legalità nell’elaborato dell’istituto Viola di Taranto, che ha suggerito l’istituzione del blog di informazione «Noi apprendisti cittadini», e nel lavoro della scuola Puccini di Pescaglia, Lucca, intitolato «Io Cittadino» e finalizzato a diffondere i valori della Costituzione fra i giovani attraverso l’uso dei social e di iniziative mirate. Spazio anche alla solidarietà, con il bellissimo progetto «Nonno, a te ci penso io» della Mazzini-Fermi di Avezzano: permetterlo a punto gli alunni hanno frequentato il vicino centro anziani. E poi hanno messo nero su bianco le proposte e le idee per supportare i nonni cominciando con il passare più tempo con loro.

Dal Corriere della sera di Martedì 4 Giugno 2019

La memoria della Musica nella, pur siderale, differenza dei generi

Rachmaninov Sergei by Konstantin Somov 1925Sergei Rachmaninov piano concerto No.2 in C minor, op.18.

[ II - Adagio sostenuto]

( http://www.agoravox.tv/auteur/stupeur)

Hélène Grimaud (solist)

Claudio Abbado (conductor)

Lucerne 2008.

https://www.youtube.com/watch?v=znlUBaLH2zY

 

……………………….

Tempo II – Adagio sostenuto. Il brano si apre con un'introduzione orchestrale sulla quale entra il pianoforte che avvia la prima parte. Il tema è dialogato prima tra flauto e clarinetto su arpeggi del pianoforte, poi passa al solista con un'inversione delle parti (arpeggi al clarinetto), e quindi nella chiusa sognante ai violini primi (gli arpeggi tornano al pianoforte). La parte centrale (Un poco più mosso) si apre con un'elaborazione pianistica del tema cui si abbina un controcanto dei legni, finché la frase tematica torna al clarinetto sollecitando un'articolata risposta del solista ed un episodio di natura divagante. Segue una transizione (Più animato) per pianoforte solo basata sullo stesso frammento tematico. E' poi la volta di un episodio virtuosistico (Più mosso) che elabora alcuni motivi tematici con accompagnamento orchestrale, e culmina attraverso una fermata in una sgargiante cadenza pianistica. Nella ripresa della prima parte (Adagio sostenuto) il tema è affidato ai violini sui caratteristici arpeggi del pianoforte. Conclude una coda sontuosa in cui l'ampia frase cantabile dei violini è accompagnata da accordi e arpeggi (pianoforte), note tenute (corni e bassi) e ancora arpeggi (flauti e clarinetti).

 

* * * * *

È vero che egli ebbe sempre un atteggiamento distaccato e a volte polemico nei confronti del gruppo dei Cinque e in particolar modo di Musorgskij, ma non si può negare che anche l'arte di Rachmaninov, che subì l'influsso della musica di Cajkovskij, il quale aveva preconizzato all'illustre pianista quando era ragazzo un brillante avvenire, riveli il segno di un russismo popolare e folklorico, contraddistinto da una sensazione di struggente malinconia e di intima tristezza per i sentimenti e le cose che si dissolvono con il mutare del tempo.

 

Concerto per pianoforte n. 2 in do minore, op. 18

Musica: Sergej Rachmaninov (1873 - 1943)

  1. Moderato 2. Adagio sostenuto 3. Allegro scherzando

Organico: pianoforte solista, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, piatti, grancassa, archi

Composizione: autunno 1900 - 4 maggio 1901
Prima esecuzione: Mosca, Sala della Nobiltà, 15 Dicembre 1900 (solo 2° e 3° movimento), Società Filarmonica di Mosca, 9 Novembre 1901 (esecuzione completa)


Presentato a Mosca il 9 Novembre 1901 con l'autore al pianoforte ed Alexandr Ziloti alla direzione il Concerto n. 2 per pianoforte ed orchestra in do minore op. 18, dedicato allo psichiatra Nikolaij Dahl che lo ebbe in cura, rappresenta la prima opera matura di Rachmaninov. Pagina di traboccante di un pathos tipicamente post-romantico, unisce ad una scrittura solistica ai limiti delle possibilità esecutive, una tematica di notevole espressività, ricca di enfasi e di scoperto lirismo, nel solco della migliore tradizione ciaikovskiana.

[Da: https://www.flaminioonline.it/Guide/Rachmaninov/Rachmaninov-Concerto2.html]

 

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Queen bohemian rhapsody image 3

 

Queen - Bohemian Rhapsody (Live at The Bowl 1982)

https://www.youtube.com/watch?v=p0AODHIlZ8I

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Is this the real life?

Is this just fantasy?

Caught in a landslide

No escape from reality

Open your eyes

Look up to the skies and see

I'm just a poor boy

I need no sympathy

Because I'm easy come

Easy go

Little high

Little low

Any way the wind blows

Doesn't really matter to me

To me

Mama

Just killed a man

Put a gun against his head

Pulled my trigger, now he's dead

Mama

Life had just begun

But now I've gone and thrown it all away

Mama, ooh

Didn't mean to make you cry

If I'm not back again this time tomorrow

Carry on, carry on as if nothing really matters

Too late

My time has come

Sends shivers down my spine

Body's aching all the time

Goodbye, everybody

I've got to go

Gotta leave you all behind and face the truth

Mama, ooh (any way the wind blows)

I don't wanna die

I sometimes wish I'd never been born at all (Ooh, ooh)

È questa la vita reale?

È solo fantasia?

Travolto da una frana

Nessuna via di fuga dalla realtà

Apri gli occhi

Guarda i cieli e vedi

Sono solo un povero ragazzo

Non ho bisogno di essere capito

Perché sono facile da ottenere

Facile da perdere

Un po' in alto

Un po' in basso

Comunque soffi il vento

Non mi importa veramente

A me

Mamma

Ho appena ucciso un uomo

Ho puntato una pistola alla sua testa

Ho sparato, ora è morto

Mamma

la vita era appena cominciata

Ma ora sono andato e ho gettato tutto al vento

Mamma, ooh

Non avevo intenzione di farti piangere

Se domani a quest'ora non torno a casa

Vai avanti, vai avanti come se nulla importasse veramente

Troppo tardi

La mia ora è arrivata

Mi manda brividi lungo la spina dorsale

Il corpo mi duole tutto il tempo

Addio a tutti

Devo andare

Devo lasciarvi tutti indietro e fronteggiare la realtà

Mamma, ooh (Comunque soffi il vento)

Non voglio morire

A volte desidero non essere mai nato (Ooh, ooh)

Abbiate più cura di voi: per il mondo che lascerete alle prossime generazioni .......

A sedici anni scuote i potenti. Il grido di una ragazzina ha scosso le coscienze e, in poco meno di otto mesi, partendo da Clima Greta Thunbergzero, ha dato vita a un movimento globale per il clima e l’ha candidata al premio Nobel per la pace. Greta Thunberg, 16 anni, svedese, figlia di Svante, attore, e di Malena, cantante d’opera. Timida, gracile, affetta dalla sindrome di Asperger, Greta ha scoperto la questione climatica a 8 anni. Si è appassionata, ha studiato, ha iniziato a parlarne con i genitori. «Ho visto che mi ascoltavano, che li convincevo – ha detto – e ho capito che potevo fare la differenza». Aveva un dono: parlare chiaro ed efficace. Così il 20 agosto 2018 è passata all’azione. Da sola. «Ho dipinto il cartello su un pezzo di legno – ricorda – scrivendo Skolstrejk for Klimatet (sciopero scolastico per il clima). E poi sono andata con la mia bici davanti al Parlamento e mi sono seduta lì». «Il primo giorno, mi sono seduta da sola e da sola sono rimasta. Poi, il secondo giorno, la gente ha iniziato ad unirsi a me. Dopo di che, c’erano sempre persone, sempre di più». Era l’inizio di un movimento globale mai visto. DAL 20 AGOSTO al 9 settembre, giorno delle elezioni svedesi, ha manifestato ogni giorno davanti al Parlamento. Poi ogni venerdì. Inesorabile. È diventata vegana, ha scelto di non usare l’aereo per non inquinare. Ha lanciato un appello a seguire il suo esempio che è diventato il movimento globale #FridayForFuture da cui è nato lo sciopero globale per il clima. A dicembre Greta è sta ospite del vertice sul clima di Katowice e dal palco ha avuto parole di fuoco. «NON siamo venuti qui – ha detto – per pregare i leader a occuparsi del clima. Ci avete ignorato in passato e continuerete a ignorarci. Voi non avete più scuse e noi abbiamo poco tempo. Siamo qui per dirvi che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no». E a leader presenti al forum economico di Davos ha detto: «La nostra casa è in fiamme. E io voglio che sentiate il panico, le paure che io provo tutti i giorni. E voglio che agiate». Lei l’ha fatto ed è diventata un’icona. Come disse a Katowice: «Mi chiamo Greta, ho 15 anni, e ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza». Alessandro Farruggia

Da La Nazione 20190315

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Chirping: Si ha la sensazione che il “cambiamento d’epoca (Papa Francesco)” implichi che dobbiamo farci trovare pronti noi quando saranno grandi loro.

“Essere padri nella fragrante semplicità del gesto”.


Egregio Signore Copertina

Un sottotitolo che fà da contrappunto al titolo, “Egregio Signore”, (edito da ETS – Pisa) nell’armonica cifra riassuntiva dell’eleganza, un segno distintivo, certo, ma anche un tratto indentitario, nella relazione genitoriale di cui si narra nel libro.

Un’antologia, articolata in brevi episodi di una quotidiana relazione, colma di affetto, intessuta di silenziosa ed intima confidenza, nei vari livelli a cui può situarsi la lettura, semplice e gradevole. Così, gradualmente, la narrazione assume il tono di una piacevole risonanza, nel rapporto che, da genitore, e da figlio, anche il lettore ha modo di rivivere.

Dentro a un universo, talvolta un po’ troppo occupato dalla cronaca di ruoli, più o meno in crisi, “Egregio Signore” ci offre una sosta che ci rinfranca, sulla soglia della sostanza di una relazione che è fondamento della vita di tutti noi.

Leggendo il libro si viene accolti nel tenue snodarsi di episodi, affidati ad una disincantata voce narrante, che ci guida all’interno di essi come sfogliassimo un album di fotografie.

La memoria dei gesti, che hanno scandito i momenti trascorsi, riaffiora, inevitabilmente, anche in quella del lettore che se ne lasci catturare, magari cogliendo l’occasione che il breve, ritmico, racconto ci offre, per immergerci nel fiume carsico della propria relazione genitoriale, quella che ha preso inizio quando ci siamo sentiti figli e che prosegue nel corso di tutta la nostra esistenza.

Leggendo “Egregio Signore” si muovono passi tranquilli e sicuri, nella luce di una lettura gradevole, nel corso della quale capita di riflettere, ascoltare, commuoversi o sorridere, come spesso accade quando ciò che ci viene narrato sentiamo che, un po’, riguarda anche noi che leggiamo.

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- 8 maggio 2014

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