Perché l’azzardo resta un affare di Stato

 

ANTONIO MARIA MIRA

Volano gli incassi dello Stato sull’azzardo. Come comunica il ministero dell’Economia, nel primo trimestre del 2016 l’Erario ha incassato in tasse su slot, scommesse, lotterie e quant’altro, una cifra di 413 milioni superiore allo stesso periodo del 2015, arrivando così a 3 miliardi e 397 milioni di entrate tributarie incassate in tre mesi. Si tratta di una crescita del 13,8%, la più alta di tutte le tasse. Infatti nei primi tre mesi dell’anno le entrate tributarie erariali sono aumentate del 3,6%, pari a 3.236 milioni. Mentre quasi il 13% viene dall’azzardo e questo spiega le forti resistenze a ridurre l’offerta di 'gioco' perché vorrebbe dire minori incassi per lo Stato.

Ricordiamo che, secondo le previsioni della Ragioneria generale dello Stato riportate nel Bilancio semplificato dello Stato per il Triennio 2016-2018, nei prossimi tre anni il governo prevede di incassare da 'macchinette', scommesse, lotterie e 'gratta e vinci', più di 41 miliardi di euro con una media di 13,7 miliardi di euro all’anno, ben 5 miliardi in più rispetto agli ultimi quattro anni.

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Per la lettura integrale dell'articolo citato, cfr. Da Avvenire del 10 maggio 2015

La Ragioneria prevede 13 miliardi e 649 milioni nel 2016, un ulteriore aumento nel 2017 con entrate per 13 miliardi e 713 milioni e nel 2018 per 13 miliardi e 725 milioni. Nello scorso quadriennio l’Erario aveva incassato molto meno: 8,01 miliardi nel 2012, 8,15 miliardi nel 2013, 7,94 miliardi nel 2014 e 8,7 miliardi nel 2015. Un fortissimo incremento frutto dell’aumento della tassazione (il Preu) deciso dall’ultima Legge di stabilità, anche se le imposte sull’azzardo, soprattutto quello online, restano molto più basse di quelle di alcuni prodotti di largo consumo. Ma la causa dell’aumento delle entrate erariali è anche un mercato in continua espansione. In altre parole si 'gioca' sempre di più. E in tutte le modalità.

È già successo nel 2015 col ritorno a cifre record (in tutto si è speso 88,249 miliardi), si continua anche nel 2016. Vediamo alcuni dati molto preoccupanti. Le scommesse sportive a marzo hanno incassato 570 milioni con un incremento del 15,6%. Più della metà sono state quelle online, con 320 milioni e una crescita addirittura del 23%. E che l’azzardo sul web sia il settore dove gli affari vanno meglio, lo confermano i dati dei giochi on line (escluse scommesse). Nei primi quattro mesi dell’anno su poker, casinò games e bingo gli italiani hanno speso 209 milioni di euro con un aumento del 22,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E ancora meglio va il superenalotto che ad aprile ha incassato il 48% in più del 2015, passando da 73,2 milioni a 108,3. E questo grazie alle nuove regole e in particolare all’aumento del montepremi che invoglia i 'giocatori'. In tutto nei primi quattro mesi dell’anno la spesa ha superato così i 400 milioni. Ottimi risultati anche per i quattro casinò che dall’inizio del 2016 hanno incassato 102 milioni.

Ma non bisogna pensare ai 'giochi' classici come roulette o poker. Anche nei casinò di Venezia, Campione d’Italia, Saint Vincent e Sanremo la parte del leone la fanno le onnipresenti slot che da sole hanno contribuito alla raccolta per 63 milioni di euro, pari al 62% del totale. Insomma tutt’altro che le immagini un po’ romantiche di tavoli verdi orien ne va plus, ma solo la solitaria ripetitività delle macchinette, molto più remunerativa per i gestori ma anche ad alto rischio riciclaggio, come denunciato da Banca d’Italia, Procura nazionale antimafia e Agenzia dei monopoli.

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